di Ilaria Russo 22 Aprile 2014
cervella fritte

Allora, siete satolli dopo le scorpacciate pasquali di pasqualina? Qual è stata la vostra scelta, uova, ovini od ovetti? O avete optato per l’alternativa analogica ma scorretta di ovette? È una forma, quest’ultima, che si usa spesso per quelle di quaglia: sono più piccole, il plurale è d’obbligo; ed ecco che trak, il corretto ovetti si trasforma in femminile perché interpretato come diminutivo del grado zero uova: sbagliato, anche se posso capire che il femminile piaccia…

Ciò detto, vorrei tornare sulla questione dei singolari che modificano genere al plurale, introducendo stavolta anche il cambio di significato. Per dire: avete mai pensato a osso, ossa, ossi?! Ossa di pollo o ossi di pollo?

Come sostiene la mia Bibbia, i plurali esistono entrambi, ma con sfumature diverse: nel nostro caso, meglio parlare di ossi, ché cibarci di scheletri sarebbe un po’ indigesto. Le ossa, infatti, sono l’insieme di quelle umane – dovremmo essere tutti cannibali per aggredire un bell’Umido d’ossa. Oltre che di stomaco audace.

Passiamo al caso di budello/budella/budelli: la forma singolare indica il tratto di un tubo, il plurale budelli si usa in senso metaforico, e la desinenza del plurale in a significa invece intestino: parleremo quindi di vicoli stretti come budelli, ma di budella di pollo o maiale – stando attenti a non riempircene le budella ché poi staremmo male pure in questo caso. Corretta anche la forma le budelle, ma meno comune.

Che dire di cervello/cervelli/cervella? Attenti, perché qui l’errore è in super agguato: quante volte avete sentito parlare della cervella fritta? Dopo esservene pappata un po’, bacchettate chi ve l’ha offerta al singolare femminile: quella desinenza in a, infatti, è il plurale di cervello come nei casi precedenti, dal neutro latino.

Pretendete, quindi, delle cervella fritte. E attenzione a non parlare di fuga di cervella, altrimenti invece che dell’esodo di genietti si penserà a una falla nel vostro frigo.

Orecchie di miale

Last but not least, il caso di  orecchio/orecchi/orecchie. Le due forme plurali sono, rispettivamente, riferite ai singolari orecchio e orecchia, entrambe corrette e senza alcuna differenza di significato. Potrò quindi gustarmi sia le cartilagini di fantastiche orecchie di maiale che succulenti orecchi di maiale al pomodoro e rosmarino.

Senza commettere errore alcuno, oibò. Aggiungo solo un dato statistico di origine googlesca: in ambito alimentare, il singolare orecchio va molto, mentre il plurale orecchie vince di gran lunga sul maschile orecchi. Il plurale è donna, amiche.

Per chiudere, tornerei ai riti pasquali coi quali avevamo aperto: non è che avete ordinato del colombo in luogo della colomba, com’è capitato alla mia diletta prozia? (È vero, lo giuro, non pensiate sia un personale  uovo di Colombo per chiudere il cerchio tra tutte ’ste dissertazioni linguistico-pasquali.)

p.s. Al cameriere della prozia, comunque, son cascate le budella.

[Crediti | Link: Dissapore, Scatti di Gusto, Treccani, La mia cucina casalinga, Wikipedia]