Cioccolato amico: 10 perversioni che abbiamo una scusa in più per non interrompere

La notizia della settimana è che passare una vita a mangiare cioccolato rallenta la perdita della memoria. Quindi se il pieno di vitamina E e di serotonina non basta a placare i sensi di colpa davanti alla seconda scatola di cioccolatini che vi siete fatti fuori in un’ora, adesso avete anche un’altra scusa.

Il punto è che dire cioccolato non è sufficiente, e come tutte le ossessioni, anche questa ha le sue belle discriminanti. Noi, con la nostra indole analitica, le abbiamo inventariate. Ce ne fosse qualcuna che manca conoscete il sistema per farcelo sapere.

1. Solo fondente almeno all’80%.

fondente

La forma posh del cioccolato, quella gastrofighetta. Ora, uccidetemi pure, ma il cioccolato iperfondente non sa di cioccolato ma è una pasta amara che ti si appiccica ai denti (esattamente come la Nutella, ma senza procurarti quell’identico piacere). Il tutto per un prezzo inverosimile.

Come si serve: il vero gastrofighetto non serve tavolette, al massimo le regala. La forma di cioccolato da servizio sono i cioccolatini artigianali.

2. Scatola di cioccolatini.

cioccolatini

Vintage come poche cose, la scatola di cioccolatini offerta in dono o è artigianale o sembrerà sempre comprata al bar
dell’ospedale.

Come si servono: il punto più importante è quello di non rimettere le cartine vuote dentro alla scatola. Ma è altrettanto importante non cadere nella tentazione di citare Forrest Gump.

3. Barretta.

barrette
Energetica o no, la barretta è comunque un vizio, che poi sia anche cioccolato è tutto da vedere. Se proprio dovete state almeno attenti a non buttare subito via la plastica in cui è avvolta, oppure assorbirete le barrette  direttamente dai polpastrelli.
Come si serve: sul sedile della metro, tra una fermata e l’altra.

4. Nutella, ovvio.

nutella

Il cioccolato spalmabile è una delle forme più voluttuose del cioccolato. Solitamente il maniaco della Nutella crede che sia cioccolato vero e difende strenuamente il suo marchio scagliandosi contro le miriadi di creme spalmabili taroccate, che, dice, non hanno per nulla lo stesso sapore. Sicuri che sia proprio un difetto?

Come si serve: a meno che non stiate preparando la colazione per la nazionale di calcio in ritiro tenetevela per voi

5. Tavoletta sì, ma aromatizzata.

mucca viola

E’ la degenerazione della barretta: si pensa che il cioccolato sia solo un frivolo rivestimento e che l’importante sia il ripieno. Il problema vero in questi casi è il ripieno: marshmallow, Oreo spezzettati, yogurt… E’ chiaro che l’artefice di questa indegna degenerazione dei costumi è la mucca lilla.

Come si servono: l’unico contesto in cui possono essere sfoggiate senza timore è la cena degli orrori.

6. Cioccolato al latte.

cioccolato al latte

Questa minoranza culturale è da preservare. L’amante del cioccolato al latte è passibile di lapidazione da parte del cultore del cioccolato fondente, e, francamente, non se lo merita.

Come si serve: a una cena di intenditori, spacciandolo per fondente di ultima generazione e vedere come reagiscono i commensali (come i foodie con McDonald sicuramente) .

7. Cioccolato bianco.

cioccolato bianco

Degenerazione dell’amante del cioccolato al latte, ed evoluzione del kinderista. L’amante del cioccolato bianco è un gran frustrato dato che il suo cioccolato preferito non piace a nessuno.

Come si serve: a una cena formale, in cui nessuno, per educazione, possa lamentarsi.

8. Kinder.

kinder
Il bambino dentro di voi è ancora vivo e vegeto, ma arrendetevi: a voi non piace il cioccolato, vi piace il latte condensato con cui la cioccolato Kinder è composta al 90%. Forse, i peggiori tra voi, preferiscono addirittura la sorpresa a tutto il resto.

Come si serve: a meno che non stiate organizzando un party per bambini dai 3 ai 10 anni non c’è modo di servirlo seriamente a qualcuno.

9. Budino

budino al cioccolato

Il budino è uno stile di vita: inconsistente, senza un sapore deciso, la pigrizia fatta a dolciume. Ovviamente c’è un grande ostacolo da superare, lasciare i grumi nel budino equivale ad etichettarvi come il cuoco peggiore sulla faccia della terra.

Come si serve: la monoporzione è il modo più semplice per evitare l’effetto badilata di letame nel piattino da dessert.

10. Triplo cioccolato.

triplocioccolato

Non puoi sapere cosa sia il triplo cioccolato se non sei un fan di Nigella, quindi sei un gastrofighetto. Riparti dal
punto 1.

[foto crediti: thegnroom, bello-buono-d, cioccolatabaruzzo, dissapore, flickr Backhaus Klaus, businessweek, flickr Kinder, pourfemme, lifestylecube]

Rossella Neri Rossella Neri

31 Ottobre 2014

commenti (43)

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  1. Avatar giovanni ha detto:

    Il cioccolato bianco è un obbrobio industriale, seguito a ruota dai suo figliastri della Kinder e simili, oltretutto tecnicamente non è cioccolato, visto che manca il cacao.
    Concordo pienamente sulle meritate critiche al cioccolato extrafondente, buono a farci qualche ricetta e nulla più.
    Tra le barrette da passeggio, aggiungerei il Ritter Sport alla giuanduia .. Mai provato ? una vera goduria

  2. Avatar mafi ha detto:

    D’accordo sul cioccolato fondente, mai piaciuto. Lo uso solo per cucinare.
    Ma le barrette Kinder sono la mia perversione, come le mangi le mangi sono sempre buone.

  3. Avatar Elvira ha detto:

    Dentro di me è sempre stato lampante….ma una volta più che mai questo elenco mi fa comprendere quanto non sia gastrofighetta.
    Adoro il cioccolato bianco (con una spiccata preferenza per il Galak), la Nutella, le barrette Kinder e i cioccolati ripieni.

    Dissento per quanto riguarda il budino di cioccolato.
    A meno che non si parli di bustine pronte a cui aggiungere solo latte…il budino al cioccolato di fattura casalinga è una delizia del palato!

    1. Avatar mafi ha detto:

      A parte la Nutella (che oh non mi riesce a piacere, de gustibus) concordo su tutto, specie sul budino. Quello vero ovviamente.

  4. Avatar lorenzo ha detto:

    “il cioccolato iperfondente non sa di cioccolato ma è una pasta amara che ti si appiccica ai denti”.
    chi afferma una roba del genere non ha forse mai assaggiato un buon fondente.
    se si prendono a riferimento i pessimi fondenti oltre il 70% dei soliti noti dell’industria dolciaria, ottenuti da cacao di infima qualità, ok, concordo, ma se parliamo di robe di qualità (ottenute da cacao criollo, trinitaro, equadoregno…) realizzati da altrettanto noti più o meno piccoli produttori (da domori in giù, passando per amedei, valrona, cluizel, fino ai numerosi piccoli artigiani) sono delizie uniche per il palato.

    un esempio estremo: provare il 100% di coralllo – che è pura pasta di cacao, tecnicamente non è nemmeno cioccolato, e che costa come un rene – è un’esperienza sensoriale divina. amaro? certo che lo è, l’amarezza è componente essenziale del cioccolato! ma di un’amarezza tutt’altro che sgradevole, accompagnata da un’esplosione di aromi che lascia di stucco (e son tutti aromi del cacao). per poi scoprire che in fondo – meraviglia! – c’è pure un che di dolcezza, pur non essendoci un solo grammo di zucchero.

    ovvio che se invece ci si affida a un dozzinale “nero” qualunque (tanto per non citare la marca) venduto al supermercato al costo di un mars non ci si può poi meravigliare di ritrovarsi con il palato cementato e la lingua asfaltata.

    1. Avatar Magic Luke ha detto:

      pienamente d’accordo, provate un fondente di qualità e poi ne riparliamo.
      In Francia lo acquistavo direttamente a pezzettoni, una vera e propria goduria per il palato con un aroma ogni volta diverso, secondo la provenienza. Questo si che è giungere alla pace dei sensi!
      Il cioccolato al latte semplicemente non è cioccolato ma un prodotto volutamente creato per creare dipendenza, io non lo sopporto perchè altera completamente il sapore del cacao.
      Sugli altri prodotti meglio che non scriva nulla va, magari avete intuito come la penso…la nutella poi, cosa avrebbe esattamente del cioccolato?

    2. Avatar Gillo ha detto:

      “ovvio
      che se invece ci si affida a un dozzinale “nero” qualunque (tanto per non citare la marca) venduto al supermercato al costo di un mars non ci si può poi meravigliare di ritrovarsi con il
      palato cementato e la lingua asfaltata”

      E’ altrettanto OVVIO che chi non fa esperienze sublimi con il 100% di corallo
      e continua ad approvvigionarsi al SUPER non ha educato il suo palato, non lo ha raffinato: e costruisce un PALATO d’ASFALTO.
      Fino a non molto tempo fa, per denigrane il critico gastronomico più onesto ed affidabile usavano proprio questa locuzione.

    3. Avatar Elvira ha detto:

      Odio fare populismo….ma la “maleducazione del palato” a volte dipende anche da fattori squisitamente prosaici come il vil denaro.
      Eccezion fatta per quelli che comprano tre mozzarelle ad un euro e in box hanno l’ultimo modello di suv, spesso consacrarsi al cibo di buona qualità ha un costo eleatissimo.

      Proprio in una precedente discussione ho letto di chi è tornato dal salune del gusto di Torino con due valige piene di cibo o ha speso 48 euro in salse.
      Bè…c’è anche qualcuno che con 48 euro deve mettere a tavola una famiglia di quattro persone per due pranzi e due cene….e non è che NON compra la pasta trafilata al bronzo semplicemente perchè è un inetto col palato asfaltato.

    4. Avatar susinadamaschina ha detto:

      Elvira, ciò che dici è assolutamente condivisibile ma nessuno sano di mente giudicherebbe la mozzarella basandosi su quelle imbustate 3×1€, ti pare? Allora perché un appassionato non dovrebbe avere niente da ridire alla frase: “il cioccolato iperfondente non sa di cioccolato”?.
      Il cioccolato ‘importante’ si degusta, non ci si attacca quando si ha un attacco bulimico, quindi l’idea che sia merce solo per ricchi mi lascia alquanto a desiderare. Il mio cioccolato preferito, ad esempio, costa 0,33 € al quadratino, quanto un terzo di barretta. Però se uno mangia un Mars è un ganzo proletario e chi si succhia il suo quadratino di puro piacere è un gastrohipster posh.

    5. Avatar Elvira ha detto:

      Perfettamente d’accordo con te sulla questione in particolare.

      Il mio intervento mirava più che altro sulla denuncia di chi non è in grado di capire perchè ha il palato asfaltato.
      Che poi può anche essere vero…ma magari il palato asfaltato è una conseguenza del non aver avuto la possibilità di assaggiare certe prelibatezze.

      Nello specifico poi….non c’è da escludere il gusto personale.
      Personalmente credo di avere un buon palato (anche se sballo per le barrette kinder! 😉 ) eppure solo a sentire l’odore del tartufo mi viene la nausea!

    6. Avatar susinadamaschina ha detto:

      Elvira, gusto personale e palato narcotizzato dallo zucchero di sicuro non ti fanno scegliere la barretta Kinder per la qualità del suo cioccolato. A me vengono le convulsioni davanti alla Kinder Délice ma mi piace ANCHE il cioccolato, che è un’altra cosa.
      Se si è interessati al cioccolato (o altro), ci si informa, ci si appassiona e stai sicura che la possibilità di assaggiare un buon prodotto ce la si crea. Per me il ‘palato asfalato’ ce l’hanno solo coloro a cui manca l’interesse, cosa più che legittima, ma che al posto di tacere esprimono giudizi del tipo “il cioccolato iperfondente non è cioccolato”, che fa il paio con “il formaggio è sopravvalutato”.

    7. Avatar mafi ha detto:

      D’accordo con te un’altra volta, per quanto mi riguarda si tratta semplicemente di gusto personale.

    8. Avatar lorenzo ha detto:

      in parte vero.
      ma il cioccolato è bene voluttuoso: non è pasta o mozzarella, è una roba che consumi per puro piacere… costa? certo che sì! il cacao buono è merce costosa, facciamocene una ragione, mentre il cacao economico è robaccia buona a malapena per l’industria dolciaria.
      sono gastrofighetto per questo? no, sono realista.
      e se devo scegliere tra mangiarmi mezza tavoletta dell’infimo cioccolato novi o un quadrettino di domori, scelgo la seconda.

    9. Avatar marinese ha detto:

      io li ho spesi, ma in SALE, non salse…se mi massacri, almeno fallo per la giusta causa 😀

    10. Avatar Elvira ha detto:

      Lungi da me massacrare qualcuno perchè decide di spendere soldi guadagnati onestamente come più gli aggrada.
      Io potrei tornare a casa con una borsa (per di più vuota) pagata 480 euro! 😉
      Per cui rispetto tutte le debolezze altrui!

  5. Avatar Befembeker ha detto:

    Fave di cacao.

    PS lascinado invece parlare la parte becera di me: Kinder maxi, e Galack!!!
    Sono una droga, la mia droga e purtroppo sono quanto di peggio l’amante del buon cibo scientemente possa comprare, ma si sa al cuor e allo stomaco difficlmente si comanda 🙂

  6. Avatar Andrea ha detto:

    Sul cioccolato bianco la pensavo come la maggioranza di voi. Poi ho avuto la fortuna di provare l’Icoa de El Rey Venezuela ed ho cambiato idea. Se il cioccolato bianco e’ fatto bene ha il suo perche’.

  7. Avatar LauraV ha detto:

    Buongiorno a tutti!
    Son giusto reduce da un corso di pralineria col Maestro genovese Massimo Migliaro. Ieri sera eravamo con la mia amica immerse in bacinelle di cioccolato da temperare.
    Devo dire che mi son sfumate tutte le certezze, quando il maestro ha detto che bianco, al latte e fondente è tutto cioccolato al pari: il bianco si distingue per la sola presenza del burro di cacao a dosi molto alte e latte in polvere. La qualità del cioccolato, se ho ben capito, dipende dalla quantità di massa di cacao, che ovviamente in quelle commerciali non è indicata. Il maestro è stato chiarissimo sul cioccolato fondente che allappa la bocca come i carciofi è di bassa qualità, solitamente proviene dall’Africa. Il cacao Criollo, molto delicato come pianta e il migliore in assoluto, assicura solo il 3% della produzione mondiale. Il Forestera è una pianta robusta ma non assicura una buona qualità di cacao (di solito dà cioccolato allappante). Per la produzione industriale e artigianale si usa il così detto Trinitario, varietà ibrida tra Criollo e Forestera.
    Personamente amo il superfondente estremo degustato con un buon caffè oppure agli antipodi il cioccolato bianco (specie quello di Urzi). Non amo il cioccolato al latte. Però ieri sera a fine corso mi son fiondata anche sulle praline al latte appena fatte, per non parlare della full immersion nel ripieno per cioccolatini alla nocciola.

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Mi avete fatto venire voglia: Scorza Majani forevah, senza se, senza ma!
      Provatela sul divano (possibilmente di colore chiaro) e vediamo se sopravvivete: solo i veri uomini, portatori sani di profondi valori, sono in grado di sgranocchiare la Scorza _senza_ farla esplodere in mille briciole sui cuscini e sui braccioli. E senza quindi incorrere nelle ire della Titolare che vede irrimediabilmente macchiato il suo divano.
      Veri uomini, portatori sani di profondi valori, e di mascella basculante a mo’ di squalo!

  8. Avatar Gillo ha detto:

    A scanso d’equivoci vorrei chiarire meglio il mio pensiero:per dire qualcosa sul
    RAPPORTO tra formazione del gusto(buon) e costo dei cibi.
    Vi è una relazione tra costo dei cibi consumati e affinamento del gusto ?

    A scuola, durante la pausa prima della prova invalsi sul buongusto:
    Hipsterino:
    “dimmi dove fai la spesa, dimmi quanto spendi per mangiare e
    ti dirò se hai Buongusto, se hai un palato raffinato
    o un palato d’asfalto”
    Gennarino:
    “Non ti capisco.Cosa vuoi dire?Noi facciamo spesa al Super.
    Ma mia nonna fa le focacce buonissime e anche la pasta di casa.
    Fa le conserve e poi fa un ragù con la sua salsa che lo fa cuocere piano piano
    sulla stufa per risparmiare ma…è buonissimo”

    Hipsterino:
    “Io mangio solo Pata Negra e Lardo di Colonnata, pezzente”
    Gennarino:
    “Io mangio la salsiccia fatta in casa, aiuto pure io.
    Il nonno, poi, fa capicollo, pancetta e lardo e mi dice sempre
    “Ehi, Gennarì, questo è il Lardo di CUL.nnant'”

    Arriva la Maestra per la nuova prova INVALSI: prova del buongusto.
    “Ragazzi, seduti.Vi verrà consegnato un pezzo di cibo con una scheda
    da riempire con le vostre valutazioni sensoriali”.
    Il mattino dopo nella graduatoria Gennarino ha superato Hipsterino
    che non si sa trattenere: “Gennarino, hai avuto CUL.(nnant’)”

    PS
    Considerazioni sparse sul prezzo dei cibi.
    1
    Se il gusto si affina consumando cibi costosi, i nuovi critici gastronomici dovranno essere scelti tra chi ha mangiato più spesso cibi costosi ?(Cioè, i Gennarino non potranno mai aspirare a diventare critici)
    2
    E’ sempre vero, nel cibo(tutti i tipi). che ad un prezzo alto corrisponde una qualità alta? Ed ad un prezzo basso una qualità bassa?
    Insomma che vi sia un rapporto deterministico tra prezzo e qualità?
    3
    Il titolo dell’articolo parla di cioccolato “IMMORALE”:
    quand’è che parleremo di valore etico del cibo? Ora che (buono pulito e giusto) anche la gauche caviar si è dimenticata DU G(I)UST ?

    1. Avatar susinadamaschina ha detto:

      Gillo, so che provi piacere nello sviscerare l’antroplogia dell’hipster ma continui a parlare di una tipologia umana che non esiste. Mi piaci di più quando sei ispirato su altri argomenti.

      La mia risposta alla tua prima domanda è: sì. Il critico, ammesso che a qualcuno interessi ancora l’esistenza di questa figura, è colui che ha il più capace bagaglio di esperienze. Dal capocollo fatto in casa al miglior capocollo prodotto. E per capire la differenza tra i due ne deve aver assaggiati tanti altri, cosa che si può fare solo se ce la si puó permettere. La favoletta che basta conoscere il gusto genuino delle cose di casa non ha mai creato nessun critico, solo tanti appassionati.

    2. Avatar Baarab ha detto:

      Cara Susina, la sddetta categoria umana non solo esiste ma cerca di tenere duro alla (benedetta) estinzione che sta per flagellarla.
      Consiglio, per osservare gli ultuimi tenaci esemplari, una visita a:
      – Santeria, Milano
      – MiAmi Festival, Idroscalo, MI
      – Magnolia, Segrate (MI)
      – MEI di Faenza (scusa, zona industriale di Faenza: uno dei sette posti più brutti del mondo)
      – Qualunque ufficio “creativo” (osservare solo gli stagisti; chi guadagna più di 1200/mese abbandona immediatamente la fazione)
      – Concerti sparsi di artisti quali Benvegnù, Dente, Teatro degli Orrori (se non ne conosci nemmeno uno verrai bastonata dietro il palco)
      – Salone del Mobile (ma solo davanti ai baracchini Una Beck’s Due Euro.
      – etc.
      Ti augurerei di divertirti ma è difficile: pochissimo humour fa parte del personaggio.
      Ciao!.

    3. Avatar Gillo ha detto:

      Non fa piacere leggere tanto livore e disprezzo ma almeno so chiaramente cosa pensi e sicuramente ti scanserò come la c…. dei cani.

      La domanda n.1 per essere compresa meglio andava integrata con la n.2 e 3.

      E riguardava più la FORMAZIONE del GUSTO dalla nascita e via via nello sviluppo che avviene in seno alla famiglia:
      1 se uno cresce in una famiglia in cui, pur non usando ingredienti di lusso, ma sapientemente la cucina(in senso di preparazione dei cibi, ecc…)può sviluppare un (BUON)gusto?
      2 Forse il riferimento al Critico non era appropriato e poteva deviare nell’interpretazione, ma va visto in questo senso:
      se, durante lo sviluppo in famiglia, non si riesce a sviluppare un buon gusto non si potrà accadere alla professione di critico(che, e su questo concordo, deve avere esperienze diverse ecc…)

    4. Avatar Gilll ha detto:

      Baarad
      1
      Ho avuto la “fortuna” di crescere in una famiglia agiata ma sono stato “sempre”
      dalla parte di chi era ed è meno “fortunato” nel nascere in una famiglia o in un’altra.
      2
      Non ti permettere di rivolgerti con questi toni.Puoi criticare le mie opinioni ma rispettando un minimo di regole.Trasformeremmo il DIBATTITO PUBBLICO in qualcosa di spiacevole.
      3
      Sono consapevole che molti non mi sopportano come te(ed ogni tanto viene a galla), ma li invito sempre, nei mie commenti, a contrastare le mie opinioni.
      Chiedo soltanto di contenere il livore in un limite di accettabilità.

  9. Avatar Elvira ha detto:

    La tua considerazione n°2 è esattamente quanto volevo aggiungere.
    Ma sarà proprio vero che ad un prezzo più alto corrisponde una qualità più alta e (SOPRATTUTO) un gusto migliore?
    O non sarà anche questa una felice trovata di qualche esperto di marketing per “coccolare” l’ego di qualche gastrofighetto disposto a spendere cifre assurde per mangiare “quella cosa lì”?

    E poi…simpatico il tuo sketch…..ma oggi come oggi i Gennarini che fanno in casa salsicce, salami e capicollo e hanno la nonna che cuoce il ragù sulla cucina economica….dubito che siano molto numerosi…

  10. Avatar LauraV ha detto:

    Gillo, come spesso accade, su certe cose la vediamo nello stesso modo.
    Devo dire che ho fatto la digressione sul corso di praline proprio perché il maestro cioccolatiere mi ha schiarito un po’ di idee: insomma intanto per dare un’idea concreta il miglior cioccolato da temperare che si trova nei supermercati è il Novi in blocchi, quindi uno non ci si deve rovinare il portafoglio. La massa di cacao non viene espressa in etichetta nella grande distribuzione e, quindi, i “palati fini” saranno poi così fini?
    Personalmente compro il fondente equosolidale 70% con due euro mi assicuro la felicità! Poi ogni tanto mi regalo qualcosa di più importante.

    1. Avatar LauraV ha detto:

      quindi, dimenticavo, se il Novi in blocchi va bene per il temperaggio vuol dire che è un buon cioccolato con un prezzo abbordabile.

    2. Avatar lorenzo ha detto:

      il fatto che il novi in blocchi sia buono da tempraggio non ne fa un buon cioccolato.
      ovvero: il fatto che si comporti bene nel tempraggio significa unicamente che ha le adatte caratteristiche chimico-fisiche. stop. la questione qualità – intesa come caratteristiche organolettiche – è tutt’altro paio di maniche (un ottimo cioccolato da pasticceria ad esempio è il valrhona).
      novi è un ottimo cioccolato “didattico”: ottimo per far capire cosa non deve essere un buon cioccolato 🙂

    3. Avatar LauraV ha detto:

      Scusa lorenzo ovviamente io non ho specificato corso amatoriale non professionale e ovviamente non avendo una partita iva ci è stato detto che in casa si può usare il Novi per provare a temperare.
      Non credo che comunque mi verrà troppo presto la voglia di fare cioccolatini in casa. Dal corso gho dedotto che è meglio andarsele a comprare le praline!

    4. Avatar Gillo ha detto:

      @ Elvira (è chiaro che volo sulle ali dei ricordi personali 🙂
      @ Mi sono chiesto, in questi giorni passati: perché Laura non interviene?
      Forse sta imitando il suo corregionale, Nome(che invito a tornare 🙂 ?
      E grazie per l’informazione sul Novi.
      Cari saluti
      PS
      A volte sono dibattuto tra 1 esprimere il mio pensiero e 2 il rischio di irritare, offendere gli altri che non la pensano come me ed a cui sono ugualmente affezionato.
      Sempre, comunque, ho cercato di rimediare.

    5. Avatar LauraV ha detto:

      Secondo me Gillo è meglio esporre le proprie opinioni, che tu peraltro fai in maniera educata.
      In questi giorni mi son dedicata a corsi vari e a preparare nuove ricette.
      Concordo pienamente con Elvira: l’ho già detto nel cibo ci sono tanti specchietti per le allodole e non è detto che a fronte di certi prezzi assurdi ci sia maggiore qualità.
      Questo non toglie che debba essere una qualità di base.

    6. Avatar Elvira ha detto:

      @Gillo, hai un garbo quasi ottocentesco di dire le cose…per cui posso non essere d’accordo con te ma non mi procuri irritazione.
      Irritazione, personalmente, me la procurano quelli che spesso appellano l’altrui giudizio come quello di un povero pecorone che parla in un certo modo perchè “NON SA”.
      Ecco, mi irrita la prosopopea altrui.

      @LauraV, anche dopo che un Maestro dell’arte del cioccolato ha affermato che “quel” cioccolato (che qualcuno non ha nemmeno avuto il coraggio di nominare quasi fosse Satana in persona) è industrialmente uno dei migliori….ci sarà sempre qualcuno che inorridirà al solo pensiero di addentarne un cubetto.
      Salvo poi tuffarsi a pesce sulla torta la cui glassa è stata prodotta proprio con quel cioccolato…tanto basta dire che è stata fatta con un cioccolato rarissimo prodotto dai monaci trappisti della bassa Val d’Elsa e nessuno si accorgerà della differenza!