di Giorgia Cannarella 5 Settembre 2013
Bicchiere d'acqua da degustazione

C’è sempre qualcuno più a sinistra (destra, Nord, Sud, levante, ponente) di te. Con le 20 regole della pasta pensavi di esserti aggiudicato il mondiale di pignoleria (confermando la naturale predisposizione di Dissapore per i guai). Poi arriva uno che pretende di insegnarti le 10 regole per bere l’acqua correttamente.

Bere l’acqua?

Rischia di sembrare tracotante e pretestuoso il rivendicare di continuo la mia natura di ristostrippata ma ecco: io so come si beve l’acqua al ristorante.

Al netto della superiorità degli idrosommelier di ADAM, l’Associazione Degustatori Acque Minerali. Per carità, la riconosco. E so che la natura umana è stravagante in svariati campi, altrimenti non si spiegherebbe il ristorante di Los Angeles con menu da 45 pagine interamente dedicato all’acqua: venti etichette, un water sommelier che guida nella scelta, degustazione a dodici dollari.

Ma ripeto: io … noi tutti, sappiamo come si beve l’acqua al ristorante.

Uff… e va bene, verifichiamo.

A stabilire le 10 regole dopo un seminario tenuto dal sommelier Andreas Larsson in Toscana, è stata una redattrice della rivista americana Bon Appétit. Nata a Los Angeles vive da pochi mesi in Italia, dove con grande sorpresa ha scoperto un quoziente di attaccamento alla singola marca addirittura “religioso”. Non a caso ci informa che il Papa preferisce San Pellegrino, mentre George Clooney beve acqua Panna, e tutti a Roma adorano l’acqua Nepi.

Le dieci regole, dicevamo, eccole:

1) Acque differenti per occasioni differenti. Stai cenando in un fascinoso ristorante super stellato? Chiedi acqua morbida e pura, che non ti distragga dal cibo. Il peggior hangover della tua vita? Allora vai di mineralità.

2) Le acque hanno un terroir. Da dove viene la tua acqua? Quanto tempo ha passato sottoterra? Quanti minerali ha assorbito? Sei sicuro di saper rispondere?

3) Parametri degustativi: pochi ma buoni. Struttura, morbidezza, retrogusto, persistenza. Per l’acqua minerale: smoothness e softness (io le tradurrei entrambe con morbidezza, qualcuno che mi dia una mano?), sensazione di purezza. Acqua frizzante: bolle senza quel friccico aggressivo.

4)  Sapore gessoso, sentore di cloro, aspetto lattiginoso? Vuota quel bicchiere nel lavandino, da bravo.

5) Non giudicare un’acqua dall’etichetta. O meglio, fallo ma fallo bene: dev’essere ricca di minerali essenziali, calcio e magnesio, povera di sodio. 

6) L’odore della tua acqua è definibile in maniera diversa da “fresco”? Vedi al punto quattro.

7) Una cattiva acqua può rovinare un buon vino. Sei avvertito.

8) Le fette di limone o di lime sono il male assoluto. Dimmi che non l’hai mai messa, ti prego.  

9) I cubetti di ghiaccio pure. A meno che non siano fatti con acqua minerale. Ma per amor del cielo, non con quella del rubinetto.

10) Non bere acqua se non è strettamente necessario. Dopotutto c’è il vino. A spiegarlo alla diligente redattrice è nientemeno che Carlo Cracco (definito “il Gordon Ramsay italiano, più sexy ma meno scandaloso”). Dice il nostro “Sono del Veneto, dove usiamo l’acqua solo per lavarci i denti. Normalmente, preferisco il vino”.

E voi che pensavate di sapere come si beve l’acqua al ristorante.

[Crediti | Link: Degustatori Acque, Dissapore, Bon Appetit. Immagine: Bon Appetit]