di Andrea Soban 21 Luglio 2013
gelato

Del gelato artigianale possiamo dire molto e il suo contrario. Per noi italiani è come la nazionale di calcio, siamo tutti allenatori. Prevedibilmente, non è così per gli esperti. Colore, sapore, dolcezza, cremosità non sono opinioni, vade retro freddo da mal di tempie o particelle di ghiaccio.

Come riconoscere un gelato artigianale perfetto lo ha appena spiegato Giorgio Zanatta, direttore del Firenze Gelato Festival.

Però dopo che lo abbiamo comprato. Quando ormai, visto il prezzo di certi gelati artigianali, è tardi per tornare indietro.

Cosa ne dite se impariamo a riconoscere un gelato artigianale perfetto prima di comprarlo?

Eccovi 10 infallibili indizi.

10. Vette siderali. Altissimo, il gelato sborda dalle vaschette per raggiungere vette siderali. Evidentemente contiene gli stabilizzanti per tenersi su, altrimenti, la parte che sta sopra la lama di freddo della vetrina si scioglierebbe in pochi minuti.

9. Laboratorio a vista. Il gelatiere vi saluta dal laboratorio a vista, l’ultima boccata di sigaretta e sarà da voi. Eccolo che arriva pronto a prepararvi il cono, la paletta nella mani. Mani che –perché allora il laboratorio a vista– non si è preoccupato di lavare.

8. Delle polverine. La gelateria non espone il cartello degli ingredienti. Alla vostra cortese richiesta la cassiera oppone un’indignata presa di distanza da “certe polverine”. Poi, ricordandosi del librone chiuso in un cassetto ve lo consegna fiera. Ci sono aromi, conservanti, coloranti, stabilizzanti, miscele congelate e grassi vegetali idrogenati. Improvvisamente ricordiamoci di un appuntamento inderogabile.

7. Capitolo colori. Il colore fluo dei gusti alla frutta delle gelateria ricorda certi bikini eccentrici adocchiati in spiaggia. Il gelato alla mela verde è verde ma dovrebbe essere bianco: scusate, di che colore è la polpa della mela?

6. Capitolo colori 2. Menta e pistacchio sono di un verde luminescente, sembrano neon. Ma l’olio essenziale che si ricava dalle foglie di menta è incolore perciò anche la menta è bianca. Mentre il pistacchio tende al verde scuro/marroncino. E allora?

5. Ghiaccio express. Moscerini e zanzare gironzolano intorno alle vaschette della vetrina, che tra fragole avvizzite con pretese decorative e pozze di gelato sciolto hanno senz’altro visto giorni migliori. A guardar bene nei gusti si trovano più scaglie di ghiaccio che nel mojito sorbito come aperitivo. Cambiamo aria.

4. Leggi della fisica. il gelato che l’improntitudine di qualcuno prima di noi ha fatto cadere davanti alla gelateria, dopo 10 minuti sotto il sole contro qualsivoglia legge della fisica non si è ancora sciolto.

3. Il posto delle fragole. Il sapore dei gusti alla frutta è espressivo come un discorso sugli Ogm di Scilipoti, ma la frutta era matura?, com’era il grado zuccherino?, dove l’hanno coltivata? Non basta dire che le fragole ormai sono di stagione in qualunque periodo dell’anno.

2. La prova del cucchiaino. Se il gelataio non ha nulla da nascondere ci inviterà a provare i suoi gusti con un cucchiaino. Facciamola quella prova. Untume e oleosità non sono buoni segnali per le creme, come una struttura troppo acquosa. Cambiamo gusto o proprio locale.

1. Kitty e capricci. La pupetta frigna. Poco male, sappiamo che con i bambini ci vuole pazienza anche in gelateria. Finché scopriamo che quelle lacrime sono per il gelato di Hello Kitty che il papà non le ha voluto comprare.

Diamocela a gambe levate.

[Crediti | Link: Leifoodie, immagini: Sabor]