di Francesca Romana Mezzadri 13 Settembre 2014
Sofia Loren

“Italy in 30 days” è il blog pop-up ospitato fino a ottobre su The Cut, sezione fashion della New York Mag (rivista sempre più bella, sempre più minimale, sempre più sensibile). Una rassegna di varia italianità a cura di diversi editor fra cui la nostra Sara Porro (sì, ne siamo molto orgogliosi!), autrice di news quotidiane e sagaci pezzi di costume.

Le fanno buona compagnia gli immancabili post di moda, design, cucina e ville in Toscana, oltre a certi di carattere – diciamo – più antropologico. Come questo di Amanda Ruggeri, a dispetto del nome americana doc con lauree a Yale e Cambridge.

Forte di una triennale permanenza a Roma, Ruggeri pone un inquietante interrogativo: perché gli italiani non bevono il cappuccino dopo cena?

A questo si affiancano altri misteri, dall’autrice stigmatizzati come stranezze tutte italiane: cosa sarà mai il colpo d’aria che causa la cervicale, perché non si può fare il bagno prima che siano passate tre ore dall’ultimo pasto, l’acqua gassata e il limoncello fanno o no digerire, e via questionando.

Ora, io non ho da fornirle nessuna risposta sul perché le mamme italiane raccomandino ai figli di non uscire di casa con i capelli bagnati, ma sul cappuccino dopocena qualcosa da dire l’avrei. E anche su altre due o tre cose che gli italiani, in cucina e tavola, saranno bizzarri ma proprio (e letteralmente) non riescono a mandare giù. Con buona pace di americani e stranieri in genere.

1. Il cappuccino dopo cena è da tedeschi.
O, naturalmente, da americani. A volte da inglesi. Raramente da francesi. Mai e poi mai da italiani. Sarà pure un’abitudine curiosa, ma per noi il latte è cosa da mattina. Possiamo spingerci a ordinare un cappuccino al bar fino alle 11, mezzogiorno al massimo, se proprio ci siamo alzati tardi. Insomma, fino all’ora che negli States è già giusta per un Bloody Mary.

In certe fredde giornate d’autunno o d’inverno, possiamo anche bercelo alle cinque del pomeriggio, invece del tè. Ma non è bevanda post prandiale.

Del resto, gli anglosassoni fanno altrettanto con le uova, alimento da breakfast, mentre per noi la frittata fa pasto, l’uovo cucinato a bassa temperatura può essere una raffinata entrée, il tuorlo marinato di Cracco un oggetto del desiderio per aspiranti gourmand.

Insomma, nelle idiosincrasie su cosa vada o no a colazione, pranzo o cena, mi sembra che siamo pari.

2. La pasta non è un contorno.
I rigatoni non accompagnano lo stufato, così come gli spaghetti non stanno accanto a un umido di pesce. Anche se all’estero non lo capiranno mai fino in fondo, abbiamo questa peculiare consuetudine di cominciare il menu con un primo e proseguire con un secondo, che sono due cose distinte e tali devono restare.

Naturalmente, fanno eccezione i gloriosi piatti unici della tradizione, in cui carboidrati e proteine si fondono in un tutt’uno godurioso.

Come gli ziti spezzati con la genovese, le orecchiette con le braciole, la pasta con le sarde e via dicendo.
Al fatto che, in gran parte del mondo, accanto a carne e pesce si usi spesso mettere del riso (da qui, forse, l’equivoco), noi rispondiamo con l’ossobuco col risotto. Scusate se è poco.

3. No, nel sugo l’aceto non va.
Qualche anno fa, feci un magnifico viaggio in Louisiana durante il quale visitai, fra l’altro, la fabbrica del Tabasco. Per inciso, fu in quell’occasione che abbandonai temporaneamente (e con gioia, a essere sincera) il cappuccino di metà mattina a favore del Bloody Mary. Comunque, accadde che una sera a cena il patron dell’azienda, Mr. McIlhenny, mi domandò in quali ricette usassimo il Tabasco in Italia.

Io risposi nelle insalate, in certe salse per la carne o il pesce, e naturalmente nel gazpacho, seppure non fosse una ricetta nostrana. Lui sgranò gli occhi stupito che non avessi nominato le penne all’arrabbiata.

Ci volle del bello e del buono per fargli comprendere che sì, il Tabasco era a base di peperoncino e il sugo all’arrabbiata pure, ma era l’aceto (l’altro ingrediente, insieme al sale, della salsa) a rovinare tutto. Perché l’aceto con la pasta non ci azzecca.

Nella puttanesca i capperi vanno sotto sale, nelle insalate fredde i “condicosi” dovrebbero essere vietati per legge e persino il balsamico, che i cuochi televisivi anglosassoni spruzzano allegramente su linguine e fusilli, c’entra come i cavoli a merenda. Altrimenti, perché non metterci anche il ketchup?

4. Il vino non è acqua.
Sarà capitato anche a voi, all’estero, di far osservare al cameriere che la bottiglia di vino bianco appena servita era un po’ calda e lui, con mille scuse, si precipitasse al vostro tavolo con del ghiaccio. No, non il secchiello del ghiaccio, ma proprio il ghiaccio da mettere nei bicchieri.

Ecco, non si fa. Il vino annacquato lasciamolo ai bimbi in vacanza dai nonni, che glielo allungano sottobanco perché un goccio “fa sangue”.

E già che ci siamo, ribadiamo una volta per tutte che il rosso a temperatura di cantina non ha niente a che fare con il rosso tenuto in frigo fino a un momento prima di stapparlo. Son cose da locali per turisti, è vero, eppure nei suddetti locali le proteste arrivano sempre e solo dai tavoli degli italiani.

Non (o non sempre) perché siamo i più rompiscatole di default. Ma semplicemente perché ad americani, inglesi e nordeuropei in genere basta bere, purchessia.

5. La pizza si mangia con forchetta e coltello.
Chiedete a un italiano qual è la cosa più antipatica che possa accadere in pizzeria. Le risposte più probabili saranno due: la pasta non era lievitata abbastanza, e mi si è gonfiata la pancia; il coltello non tagliava e ho dovuto strappare i pezzi a morsi. Perché a noi la mamma ci ha insegnato che si mangia con le posate. Tutto, dalla pizza alla pesca.

Che poi abbia un suo indiscusso piacere afferrare una fetta di pizza con le mani (ma altrettanto si può dire di un gambero o di una costoletta scottadito), non è né una consuetudine né tantomeno un obbligo. Insomma, non so voi, ma durante l’increscioso Forkgate io mi sono sentita solidale con Bill De Blasio.

E comunque, ribattere è molto semplice: basta dire a un americano qualsiasi che gli spaghetti non si arrotolano sul cucchiaio, gnè gnè gnè.

[Crediti | Link: New York Mag]