di Riccardo Campaci 28 Maggio 2015
Raviolo a mano, Pietro Leemann

Tutti gli uomini nascono liberi e vegetariani. Si può riassumere così, con questa interpretazione singolare della dichiarazione universale dei diritti umani, la tesi di Pietro Leemann, “banalmente descritto come cuoco”, dicono i suoi detrattori, alludendo all’abito da filosofo prestato ai fornelli che lo chef del più noto ristorante veg d’Italia, lo stellato Joia di Milano, ama spesso indossare.

Per la sua intemerata Leemann sceglie uno showcooking della recente Fiera del Libro di Torino, moderato dal cronista gastronomico Luca Iaccarino, che prontamente rilancia online l’estratto di filosofia leemaniana, scatenando l’immancabile dibattito fra vegetalebani e carnofagi.

Di seguito l’ineffabile Leemann prova a dare maggior costrutto allo slancio filosofico-nutrizionale sul suo profilo Facebook.

Cari tutti, mi è stato chiesto di intervenire sul dibattito nato da un pezzo postato dal giornalista Luca Iaccarino e…

Posted by Pietro Leemann on Wednesday, May 27, 2015

 

L’enunciato di Leeman, cardine del suo nuovo libro Il sale della vita. Un cuoco vegetariano alla ricerca della verità, non è inedito, compare qua e là nelle tesi di chi sostiene la dieta vegana o vegetariana e l’abbandono della carne, vale a dire: l’uomo nasce vegetariano.

Pietro Leemann

La prova? L’anatomia umana, che mostrerebbe maggiori similitudini con quella degli animali erbivori rispetto agli animali carnivori o onnivori.

Citiamo direttamente Pietro Leemann:

“A dimostrazione di questo fatto porto l’esempio dei bambini che nei primi anni di età sono favorevoli a quella dieta. Sul tema sono stati scritti molti libri che dimostrano come la nostra dentatura e il nostro intestino non siano adatti a smembrare la prima e ad assimilare il secondo. Ad esempio sono molte le differenze con i carnivori che al contrario nostro farebbero fatica a essere vegetariani”.

A differenza degli animali, guidati solo dall’istinto, l’uomo “sceglie” di mangiare carne grazie al libero arbitrio. E’ questo, il libero arbitrio, che permette all’uomo di “sperimentare e imparare a distinguere cosa è giusto per noi“. Anche in cucina.

Gli argomenti di Leemann provocano e coinvolgono come gli stravaganti nomi dei suoi piatti (“Raviolo a mano”, “Un sasso rotola”, “Mi ha pensato Fabrizio”, “Appetitoso prima, goloso dentro, persistente poi”, “Contatto e consenso” oppure “Gong”), ma il piglio filosofico evidenzia diversi punti deboli che vorrei discutere con voi.

Piatti di Pietro Leemann

In primo luogo, dal fatto che l’anatomia umana e le caratteristiche metaboliche dell’uomo condividano più somiglianze con quelle degli animali erbivori, non consegue per forza che l’uomo vada assimilato alla specie vegetariana.

Si tratta di una correlazione, non di un rapporto causa-effetto, visto che le caratteristiche anatomiche variano in maniera significativa a seconda delle specie che decidiamo di confrontare.

Sino a oggi l’ipotesi che l’uomo nasca vegetariano non è stata accettata dall’intera comunità scientifica, e, benché qualche studioso supporti la tesi sostenuta da Leemann, l’Home Sapiens resta classificato come specie onnivora.

Se la tesi scientifica dell’uomo come animale vegetariano può generare una discussione interessante, quella filosofica legata al libero arbitrio come discriminante nutrizionale porta Leemann in un territorio pericoloso, costringendolo a camminare sulla uova (ops!).

Pietro Leemann, piatto

Scomodare il libero arbitrio per giustificare la voglia di barbecue pare eccessivo. La base scientifica di un concetto filosofico-teologico come il libero arbitrio non permette di fondarci una dieta nutrizionalmente equilibrata. Si potrebbe parlare di evoluzione naturale della specie e delle abitudini alimentari, a meno che Leemann non voglia fare coming out e dichiararsi oltre che vegetariano, anche creazionista.

Sostenendo una presunta superiorità evolutiva dell’uomo sull’animale per mezzo del libero arbitrio, Leemann introduce una naturale discriminante fra uomini e animali. Un’idea che i vegetalebani potrebbero accogliere con disappunto, vista la richiesta di pari dignità tra uomini e animali, in quanto tutti essere viventi.

L’ascetico sforzo che Leemann fa di esporre il suo pensiero con pacatezza è comunque ammirevole, e ha il merito di affrontare il tema della dieta vegana/vegetariana senza scadere nei beceri fondamentalismi ideologici. 

Di questi tempi non è poco.

[Crediti | Link: Dissapore, Facebook, immagini: Restautant Magazine, Identità Golose, Veghip]