di Adriano Aiello 19 Marzo 2014
Eataly Smeraldo

Storie di ordinaria follia e trasversalismo politico. Ovvero l’apertura di Eataly a Milano. Il solito trionfo gastronomico, la solita imponente cornice (quella splendida fa anni Novanta), un pianoforte invasivo, i sorrisi e le strette di mano delle aperture, le solite polemiche sotterranee sul personaggio Farinetti e tanto tanto cibo che si staglia sui tre piani dello Smeraldo.

Sì, lo sappiamo: era un luogo di cultura, però anche questo rilievo sta diventando una messa sonnolenta.

Piuttosto, grazie a “un invito personale ma selettivo” al Ristorante Alice (sì quello che all’Espresso avevano recensito con un pò di anticipo), dove c’era il divieto di giornalismo, ho visto:

— gente spingersi, altri intrufolarsi per chiedere un autografo a Farinetti
— rappresentanti di cosmetici che fanno anche gli artisti e i produttori invitare Sgarbi a vedere le proprie opere
— il mitico Biascica della serie tv Boris. Ma ho resistito a chiedergli un commento sugli straordinari di Libeccio.

Ho anche ascoltato  Paolo Marchi d’Identità Golose definire “sfigati e invidiosi” tutti quelli che criticano l’Oscar Farinetti nazionale. E ho incontrato Gino Paoli, che mi ha gentilmente (e inconsapevolmente) tenuto la giacca abbandonata su un tavolo dove si è consumato un pranzo di eletti.

Ma soprattutto ho visto persone importanti, sentito discorsi e ingurgitato del cibo.

sgarbi farinetti

All’inizio mi pare di aver udito Vittorio Sgarbi parlare di futurismo e del ruolo storico di Milano per arrivare a omaggiare Farinetti (giocando anche sulla somiglianza di cognome con Marinetti…), il quale l’aveva appena definito “uno tra le due persone più intelligenti d’Italia”.

Sto ancora sperando che la prima non fosse Renzi.

maroni

Poi, mentre tutti lo aspettavano da un altro ingresso, mi sono scoperto fotografo d’assalto e ho visto arrivare il Presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, sereno dopo le scuse di Farinetti su qualche suo apostrofo passato, troppo sopra le righe riguardo la Lega.

farinetti eataly

Poi è arrivato lui. La star! Per il taglio simbolico del cordone

caos

Tutto, mentre la mattanza raggiungeva vertici inauditi. Operatori imponenti e vecchiette (fino a un momento prima in preda a presunti malori) spingenti.

Io sudavo. Copiosamente.

risotto trevisana

Finalmente dentro, distrutto dall’esperienza, ho agguantato un grissino e un pezzo di salame con una mano e un calice di Ferrari con l’altra; ho scoperto che la mozzarella milanese di Miracolo italiano è tutt’altro che trascurabile, prima di imbattermi nel primo piatto di Alice.

Un risotto con barbabietola, radicchio e mousse di caciocavallo. Era buono.

pasta e fagioli con polpo

Ancora meglio la pasta e fagioli con polpo affogato. I miei scetticismi da anteprima di un ristorante cominciano a vacillare.

matriciana

Poi un colpo al cuore: una matriciana violentemente rossa. Adeguatamente gustosa.

Pensavo di mangiare pesce, ma non è questo il piatto giusto per far lamentare un romano.

alice ristorante

Nel frattempo ho visitato il ristorante. Legno e acciaio; eleganza, mescolata all’usuale e immancabile tocco finto povero

cucina Alice

E curiosato in cucina. Lo show cooking vive.

prosciutti

Poi satollo di emozioni, calore e emicrania ho visitato il resto di Eataly. Dove ho visto dei coreografici prosciutti volanti.

pane

Tanto bel pane, mai tanto fondamentale in una città avara di emozioni panificatrici come Milano. A Roma è superiore ma siamo su livelli più che degni.

Non ho provato la pizza, non ho avuto la forza.

mulino marino

Ovviamente tutto è brandizzato Mulino Marino. La cui farina per pizza (eccellente) a 3.70 al kg rimane sempre un furto secondo il sottoscritto.

musica

E mentre venivo stordito da un trio di tenori (al banco macelleria qualcuno mi diceva che il costo dell’impianto acustico sarebbe superiore a quello di tutto il resto di Eataly)…

pesce

Mi imbattevo in pesci di taglia extra large. Dai prezzi troppo poco socialisti. Il branzino da 4kg (a occhio) fa il suo effetto ma 49.50 al kg!

Più negli standard umani i costi della carne in macelleria.

vino povero

Vino e birra, come da usanza dominano quasi interamente un piano. Più con lo spazio che la sostanza, sempre se non si voglia fare un confronto con il supermercatino sotto casa.

Ogni tanto campeggia lo sfuso per i poveri

vino ricchi

In altre zone si incontrano i vini per i ricchi. Eppure nella mia veloce ricognizione mi è sembrata che la cantina fosse una versione in minore di Roma e Torino. Potrei sbagliare.

Ovviamente è impossibile non imbattersi nel farinettiano Vino Libero.

pomodori

Indiscutibilmente bello il reparto frutta. Anche se la spending review pare non essere arrivata da queste parti.

Guardate che carini questi pomodori diversamente economici

peperoni

Anche i peperoni a 4.40 al kg ammosciano un po’ l’entusiasmo visivo. Ma fanno tanto bene…

Esco a corto di cognizioni sulla qualità dei fritti e di altre proposte (ho un limite anch’io), ma ebbro di riflessioni . Alcune ne condivido, attendendo il vostro parere.

La milanesizzazione di Eataly – che temevo come una cena da Sallusti – è stata scongiurata.

Il format è il solito: un parco gioco gastronomico che vorresti stigmatizzare ma che a suo modo ti conquista. Il ricarico sui prezzi – evidente ma umano – fa prediligere la trasferta mangereccia, piuttosto che quella con il carrello della spesa. E la prima impressione sul ristorante Alice è stata sicuramente positiva.

Per me siamo sopra a Eataly Roma.

Voi che dite: ci piace o pollice verso?

[Crediti | Link: Dissapore, foto di copertina: Repubblica, tutte le altre foto: Adriano Aiello]