di Carlotta Girola 11 Agosto 2015
Hamburger di zebra

Detrattori, scettici, contestatori dichiarati e tanti perplessi: nel bilancio di Expo 2015,  a parte i centomila ingressi al giorno di inizio agosto, c’è all’attivo l’educazione sentimental-etnica dell’italiano al cibo che viene da lontano.

Dopo che per decenni ci ci siamo barricati dietro le nostre convinzioni gastronomiche reazionarie, certi che tanto “come noi nessuno al mondo”, ora Expo ci ha spalancato le porte dell’ignoto e ci ha costretti a fare i conti con la nostra ansia da assaggio compulsivo.

Il messaggio che ha lanciato sarà anche confuso, come scriveva ieri il New York Times, ma l’Esposizione rappresenta una colossale occasione per assaggiare cibi non italiani, molti dei quali per la prima volta. 

Un po’ con la scusa di provare qualcosa che difficilmente ci ricapiterà di mangiare, un po’ con lo spirito della comitiva in gita a Gardaland che deve salire su tutte le giostre, anche le più spaventose, abbiamo sperimentato le stramberie più lontane dal nostro credo a tavola.

Ecco una selezione delle più strambe tra quelle già strambe (roba che se non ne hai assaggiato neanche una, non sei nessuno).

FUGU (Padiglione Giappone)

Sashimi di fugu

Certo, è stato solo per pochi fortunati che si sono ritrovati nel posto giusto al momento giusto. Il pesce palla é stato uno dei cibi più strani (e pericolosi) che l’Expo abbia dato in pasto ai suoi commensali. Proveniente direttamente dal Giappone, è arrivato davanti agli occhi del pubblico già pulito (peccato: quella è la fase che decide se morirete o sopravviverete) e servito su un piatto in modo che ricordi un fiore.

PESCI DALLA SIBERIA (Padiglione Russia)

Pesci siberiani

Pensate ad una delle regioni più inospitali e fredde sulla faccia del pianeta, e da questo cercate di immaginare la faccia del loro salmone. Al Padiglione della Russia (non tutti i giorni, ma piuttosto spesso) si può assaggiare o mangiare seduti comodi nel loro ristorante (uno dei più kitch dell’esposizione).

ZEBRA E COCCODRILLO (Cluster Tuberi e cereali – Zimbabwe)

Crocoburger e bevanda al baobab

bistecca di coccodrillo

Prima dell’arrivo della carne di coccodrillo lo spazio dello Zimbabwe era deserto e un po’ triste, come la maggior parte dei Cluster ad Expo. Poi però il rettile ha risollevato le sorti del Paese africano, molto più che un diplomatico capace. E siccome hanno capito come gira il fumo, lo hanno trasformato in burger e lo hanno infilato nel panino fino alla creazione del “croco-burger”, uno dei cibi esotici che ha suscitato più curiosità in assoluto. Visto il successo del coccodrillo, ora è arrivata anche la zebra.

VINO DI PALMA (Padiglione Cambogia)

Vino di palma

Se esiste il cuore di palma, esiste anche il vino ricavato dalla stessa materia prima. Solo che prima di Expo non lo sapeva nessuno fuori dalla Cambogia. Solitamente su tutto quello che è “vino DI” non nutro grandi aspettative, ma magari il vino di palma farà eccezione. Mai dire mai.

GELATO FOODY (Cardo Sud Est – Gelateria Rigoletto)

Gelato Foody

Avete presente la mascotte di Expo? Ecco, non sarà un piatto esotico e fuori dal comune, ma dopo Expo difficilmente lo ritroverete in giro. Dedicato al fantoccio di gommapiuma con sembianze ortofrutticole, questo gusto è una crema a base latte con frutta tropicale (mango, papaya, maracuja, e confettura di lime).

FORMAGGIO AL COCCO (Padiglione Olanda)

formaggio al cocco

Visto che l’Olanda non è che sia propriamente famosa per la sua gastronomia indimenticabile, ha pensato bene di farsi notare mettendo insieme due cose che stanno agli antipodi e di creare un notevole (e abominevole) mostro contronatura. In realtà il suo sapore è quello del cocco (senza formaggio) e la sua consistenza quella di una caciottella gommosa (senza cocco). Un ibrido che potreste anche non avere più occasione di provare dopo Expo (e menomale!)

TARO (Padiglione Thailandia)

Taro e litchi

Non è il nome di un cartone animato giapponese, ma di un tubero simile alla patata e col quale si possono fare dessert, ma anche semplici chips. Il bello è che non sono piatti, ma veri e propri snack da comprare allo shop del Padiglione Thailandia, per portarvi a casa un souvenir di cucina esotica e fare gli splendidi con i vostri amici a cena.

KIMCHI (Padiglione Korea)

Expo 2015, kimchi

I tanti milanesi abituati a cibo asiatico anche in città non si sono scomposti più di tanto. Per molti altri, invece, il kimchi (il cavolo fermentato e piccante tipico della Corea del Sud) è una delle stramberie irrinunciabili durante la visita all’esposizione. Sappiatelo: è un sapore per uomini (e donne) vere, non solo perché è piccante, ma perché è decisamente lonatno da quello a cui siamo abituati normalmente.

SUCCO DI BAOBAB (Padiglione Angola)

Succo baobab

Non parliamo della bibita in bottiglia che trovate in diversi padiglioni africani. No: nel bar dello spazio dedicato all’Angola vendono il succo di baobab sfuso e fresco, senza bollicine piacione per il consumatore occidentale e da bere con ghiaccio e cannuccia. Chiedetemi che sapore ha il baobab: non l’ho capito. Somiglia… all’acqua!

VINO DI RISO (Padiglione Korea)

Vino di riso

La mia scimmiesca curiosità non si è fermata certo al Kimchi, durante la mia cena al Padiglione Korea. Ho voluto farmi del male e assaggiare il vino di riso (sconsigliatomi anche dal cameriere italiano). Somiglia al latte: è un po’ denso e bianco. Sa di aceto e di altre cose non proprio buone. Ma “almeno una volta nella vita”, no?

GELATO ALLO ZAFFERANO (Padiglione Barhain)

Gelato zafferano

Ormai di gelati “famolo strano” è pieno il mondo. Il Padiglione del Barhain, all’interno del suo giardino lussureggiante con piante sconosciute, propone quello allo zafferano (oltre a quello alla rosa e ai datteri con semi di sesamo) ed è davvero buonissimo. Cremoso il giusto e decisamente saporito: vi ricorderà un risotto, ma questa è l’ennesima deviazione italo-centrica.

[Crediti | Link: Dissapore, New York Times, immagini: Expo, Corriere]