di Riccardo Campaci 5 Maggio 2015
Prezzi Expo 2015

Nutrire il Pianeta. Impoverire i visitatori. Questo dovrebbe essere lo slogan completo di Expo 2015 visti i prezzi dei ristoranti regionali, non proprio modici: come sottolinea oogi Huffington Post, in alcuni frangenti sembra di stare in Via Montenapoleone e non in un’esposizione che si propone di debellare la fame nel mondo. Per ora hanno debellato l’appetito.

Secondo i più cattivi dopo gli scandali iniziali il “magna magna” si è trasferito direttamente nelle tasche dei visitatori paganti, i quali, a parte il prezzo del biglietto (un giorno intero costa 39 euro, prezzo che cala scegliendo il carnet da più giorni), debbono mantenere alta la soglia dell’attenzione se vogliono evitare fregature. 

Mettiamo da parte il famoso scontrino da 115 € emesso al padiglione del Giappone. Si trattava di cucina kaiseki, tipica della regione di Kyoto, che prevede l’utilizzo di materie prime di alta qualità e un servizio dello stesso livello, distribuito in tante piccole portate con eleganza minimale e tipica firma nipponica.

Inoltre lo scontrino è stato emesso dal ristorante Minokichi, simulacro secolare della tradizione giapponese, inaugurato nel 1716 e frequentato pure da Imperatore Giapponese e famiglia. Mica Pizzaeffiki.

Dei prezzi troppo cari, che oggi il commissario di Expo Giuseppe Sala ha promesso di far verificare padiglione per padiglione affinché restino entro un livello accettabile, si è occupato anche Corriere.it, sorprende che le pietre dello scandalo siano spesso piatti della tradizione relativamente povera. Qualche esempio?

PIADINA? 10 euro da Eataly
PIZZA MARGHERITA? 10 euro da Pizza e Pasta
VITELLO TONNATO? 10 euro da Eataly
PICCOLA (!) FRITTURA MISTA? 14 euro da Eataly (e grande?)
POLENTA E BACCALA’? 16 euro

Certo che se un turista Giapponese, proveniente da Kyoto, è abituato a spendere 115 euro per un pasto kaiseki…mica si scandalizzerà per una piadina a 10 euro? Lui no, ma noi sì.

Meno male che è possibile superare di poco il confine e aggiudicarsi raclette con formaggio Vallese DOP, patate, condimenti e un bicchiere di vino DOC a 6 euro. Viva la Svizzera.

I Brasiliani hanno provato a seguire la Via Italica proponendo un modesto menù a prezzo fisso da 55 euro, ma sono corsi subito ai ripari scendendo a 45 e offrendo un’alternativa low cost a 22 euro; la Spagna invece offre delle economiche tapas con il decantato Jamon Iberico de Bellota a soli 35 euro, 12 per una tortilla (tre fettine) di patate 12. Una paella, invece, costa 16 euro.

Al chiosco sloveno un caffè da portare via costa 1,50 euro e nel padiglione turco due persone spendono 44 euro.

Per un’insalata di manzo con i funghi champignon e la cipolla bielorussa servono 14 euro, un arroz de marisco nello spazio dell’Angola ne costa 16. Passando ai sapori dell’Uruguay, attenzione perché per una grigliata si spendono sino a 36 €.

Nei classici food truck americani, un sandwich, un sacchetto di patatine e una bottiglietta d’acqua costano 15 euro. Allo stand dell’Emilia i primi piatti si pagano 9 euro, mezzo Lambrusco 7,50.

Le alternative abbordabili, in linea con lo spirito dell’evento, fortunatamente ci sono, come il menù Peruviano che offre un piatto di quinoa, pollo, pomodorini, acqua e caffè e 10 euro (l’equivalente di una piadina, o di una pizza margherita o di un piatto di vitello tonnato).

Infine c’è McDonald’s: hamburger a 1.50 euro, McMenu a 7,90; niente fallibili commessi ma totem elettronico per sveltire le comande.

E così a Expo 2015 va ascritto un altro paradosso: al suo interno chi rischia davvero di nutrire il pianeta è multinazionale brutta, sporca e cattiva.

Se possiamo fare qualcosa…

[Crediti | Link: Corriere.it, Huffington Post, Minokichi, Dissapore]