di Riccardo Campaci 30 Aprile 2015
Massimo Bottura

Per segnalare le sparate più qualunquistiche su EXPO 2015 urge un nuovo hashtag: #expopulismo; quale sito potrebbe inaugurare questa serie di segnalazioni meglio del mai domo Dagospia?

Pecoreccio come lo stile della casa impone, Dagospia affida alla penna di tal Lady Coratella (nick dietro il quale si nasconde un’appariscente esperta di vino) l’ennesimo caso di italico magna magna.

Si parla del Temporary Restaurant di Expo 2015, iniziativa mutuata dal congresso di cucina Identità Golose, che vedrà 200 chef (oltre 50 stellati) alternarsi ai fornelli uno dopo l’altro, proponendo menù da 75 a 90 euro. 

“Come come come ??? 75 euro tariffa flat? ma che diavolo stai dicendo?” questo è più o meno il tono del pezzo pubblicato su Dagospia, dove il fulcro del problema è ovviamente il prezzo, fulcro populista per antonomasia.

Probabilmente il climax del #expopulismo lo si raggiunge con la considerazione secondo cui “se mangiate quando c’è Bottura (tre stelle Michelin) o quando arriva Oldani (una stella), pagate sempre 75 euro. Solo che se andate poco fuori Milano nel ristorante pop di Oldani, un pranzo, vini esclusi, ne costa 40. Resta il fatto che Oldani a Bottura non gli allaccia manco le scarpe”.

Piatti di Massimo Bottura

Ora, se la matematica non è un opinione (e pare che nonostante gli anni continui a non esserlo), col cavolo che paghi 75 euro per mangiare nel ristorante modenese di Massimo Bottura; quindi sfugge il fatto che la considerazione sui prezzi funzioni al rialzo su Oldani ma non al ribasso su Bottura.

75 euro è un prezzo che rappresenta più o meno l’esborso necessario per sedersi a un tavolo stellato, considerando nel gruppo tutti i locali, dal più economico sino ai salassi più epici. Ammesso e non concesso, poi, che avere una o più stelle Michelin sia l’unica discriminante per essere pagato.

Dimmi quante stelle hai e ti dirò quanto guadagni.

Corpi celesti a parte, ci troviamo in un Temporary Restaurant, non al D’O o all’Osteria Francesca, piccolo particolare che annulla ogni pretestuoso paragone fra un’esperienza estemporanea come quella di Expo 2015, e una visita puntale in uno dei locali stellati o no. Si paragonano pere con mele; sì, sempre frutta è, ma grazie al cactus.

Che poi Oldani piaccia meno di Bottura non solo per le sue capacità culinarie ma anche per quelle da calzaturiere… de gustibus ecc ecc.

Sul fatto poi che gli chef stellati abbandonino le stelle per andare a lavorare nella stalle temporanee di Expo 2015, chiamiamoli stupidi: avranno concordato un cospicuo rimborso spese per abbandonare le loro cucine e dedicarsi anima e corpo al Temporary Restaurant durante la manciata di giorni che consegnerà anche a loro un’esposizione mediatica interessante.

Davide Oldani

Strano, vero, che uno chef prenda una decisione di questo genere? Stranissimo. Quasi non ci credo. Anzi, vorrei scrivere “GOMBLODDOOO!!!” ma mi sa che non lo faccio.

La sferzata di #expopulismo si conclude con una serie di domande retoriche sul vino, su quello che si beve, quello che non si beve, quello che non si berrà, quello che so di non bere, il dispenser, il culo, la retromarcia e la Coca Cola. Mancava solo il Tavernello per chiudere il cerchio.

E comunque c’è sempre la Festa dell’Unità, ma occhio perché anche quella è “temporary” seppur ciclica, e con tanto di polvere di calamaro e alga marina. Altro che birra e salsicce.

E in definitiva, questi 75 euro per provare la cucina di Oldani o Bottura a voi sembrano troppi?

[Crediti | Link: Dagospia, Dissapore, immagini: Nowness, Mixer Planet]

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