di Laura Cantarelli 25 Marzo 2014

Avevamo fatto la lista delle false ricette italiane, a volte con storpiature al limite del disgustoso. Poi voi ci avete suggerito di fare meno i campanilisti e di elencare anche tutti i cibi che storpiamo noi italiani, pur ergendoci a supremi gourmet della gastronomia mondiale. Ecco dunque la lista: dalle vere e proprie storpiature ai piatti italianissimi che hanno il nome esotico.

Saranno tutti peccati veniali? Ai posteri l’ardua sentenza.

würstel

Würstel
Diciamo che con i würstel siamo partiti dalle basi. Nella top five delle storpiature io ci metterei senza ombra di dubbio il mitico “VuNsteR”, il ruspante “VRustel” e il citatissimo “VIUsteR”. In tedesco la parola significa insaccato e in effetti di würstel in Germania ce ne sono assai.

Quello che vedono in Italia nella grande distribuzione in genere è una variante della cosiddetta salsiccia di Francoforte, che in Germania si commercia anche in barattoli immersa in un liquido di governo gelatinoso e trasparente che di sicuro da noi non spopolerebbe. Meglio invece i würstel di pollo e tacchino, che non c’entrano nulla con la tradizione ma sono tanto light. Ah, la cottura tradizionale è la bollitura, non la griglia.

cheescake

Cheesecake
Quanti hanno chiara la differenza tra il cheesecake che è un dolce da forno, e la torta allo yogurt Cameo che si fa con le buste?

Punto numero due: anche se io non mi rassegno devo ammettere che sì, la cheesecake andrebbe fatta col Philadelphia e che io la italianizzo con la ricotta e il mascarpone.

paella

Paella.
Di ristoratori che con il riso carnaroli allo zafferano travestito da paella ci hanno fatto una fortuna io ne conosco un bel mazzo. E immagino che ognuno abbia storie dell’orrore a riguardo fatte per spaventare i bambini nelle notti senza luna.

Anche se certe vette di inconsistenza  riescono a raggiungerle solo i surgelati, forse non abbiamo ancora raggiunto l’apice. La cosa peggiore della paella contraffatta? La risposta veneziana alla paella che ho visto in un ristorante veneziano: tal “riso alla rivierasca”. Ma un risotto ai frutti di mare no?

riso alla cantonese

Riso alla cantonese
La cucina cinese (che è una delle migliori del mondo soprattutto se lo chiedi ai cinesi) in Italia ha un po’ lo stesso sapore degli spaghetti alla carbonara serviti a colazione in un resort maldiviano. Ma questo è quasi ragionevole. Forse però non tutti sanno che il riso alla cantonese non ha nulla a che vedere con la cucina di Canton, famosa per essere la patria dei cibi delicati senza ahimè annoverare il riso col prosciutto e l’uovo strapazzato.

Dunque, rassegnatevi: il riso alla cantonese è una delle invenzioni marketing più riuscite per solleticare il vostro palato occidentale a caccia di esotismo. Buon appetito.

pollo al curry

Pollo al curry.
Il curry non è una spezia anche se Cannamela ve l’ha fatto credere. Il misto di spezie che prevede la salsa al curry varia ovviamente da regione a regione, dato che si tratta di una salsa diffusa in India, e in molti stati asiatici. Il più commercializzato in Italia è il curry madras i cui ingredienti base sono: peperoncino, coriandolo, curcuma e cumino anche se nei misti spezie che compriamo al supermercato si trova anche la cipolla liofilizzata. Le massaie indiane invece il misto se lo preparano da sole, come noi ci prepariamo il pesto per i tortelli secondo la ricetta della nonna.

Come mi ha spiegato la signora indiana del negozio sotto casa, la salsa al curry si prepara con una base di cipolla soffritta nel burro chiarificato a cui si aggiunge il misto di spezie e un cucchiaio di latte di cocco condensato che le conferisce cremosità. Con la salsa al curry si accompagnano verdure, crostacei o carne. E sì, anche il pollo.

chili con carne

Chili con carne.
Non è un piatto messicano, ma tex mex, cioè un piatto in cui gli americani ci hanno messo lo zampino. La versione base si fa con i fagioli rossi messicani, il pomodoro e molto peperoncino piccante, a volte anche con i jalapenos, i peperoncini verdi messicani.

Negli States ci saranno 200 ricette di chili e i puristi discutono se i fagioli ci vadano o no, qui in Italia alzi la mano chi non ha mai fatto il chili con i fagioli borlotti.

Agrodolce

Insalata russa
Come si può non citare l’insalata russa, la portata delle feste in almeno metà delle regioni del nord Italia. Mia nonna a Natale la preparava a forma di pesce, con una decorazione di capperi e rondelle di carote lesse.

Non proprio russa, l’origine è probabilmente francese, del cuoco Olivier di stanza a metà dell’800 al ristorante Hermitage di Mosca.

zuppa inglese

Zuppa inglese.
Sempre per il pranzo di Natale, se passi per l’Emilia non puoi salvarti dalla zuppa inglese. Che non solo non è inglese, ma non è nemmeno una zuppa. Anche se forse un rapporto con l’Inghilterra c’è, e precisamente con il periodo elisabettiano dove pare che in cucina si sperimentasse così pazzamente che nemmeno Blumenthal.

Certo la zuppa inglese di mia nonna aveva un pregio: c’era così tanto Alchermes che prendevamo tutti la balla.

pan di spagna

Pan di Spagna.
In Francia un impasto molto simile si chiama “genoise” (cioè genovese): decisamente quando si tratta di toponomastica in cucina la confusione è all’ordine del giorno.

 

Mettiamola così: è un melting pot che appartiene a un mondo in cui gli chef veleggiavano verso lidi lontani, in cerca del loro mecenate. Oggi invece c’è Masterchef.

Sono quasi certa di aver dimenticato qualcosa delle nostre scorpacciate pseudo-esotiche. Voi datemi una mano.

[Foto crediti: pianetadonna, bronmarshall, dude4food, flickr, greenglobaltravel, oh so amelia, agrodolce, corriere]