di Riccardo Campaci 4 Aprile 2015
Oscar Farinetti

Ce la metto tutta, sul serio: non mi fraintendete, non mi etichettate come un anti Eatalyano, che colpa ne ho se il buon Oscar Farinetti se le va a cercare servendo alcune palle che è impossibile non schiacciare al volo. Cosa succede questa volta?

Succede che Oscar Farinetti replica a Bernardo Caprotti, gran capo di Esselunga, che aveva criticato Eataly e la sua partecipazione agevolata ad Eataly, come abbiamo riportato in precedenza. La replica prende vita durante una conferenza stampa tenuta da Farinetti presso Eataly Smeraldo di Milano, diffusa in rete da Il Fatto Quotidiano.

Farinetti, da buon “costruttore“, mostra un moto di costruttivismo e porge non solo l’altra guancia alle critiche di Caprotti. Gli porge addirittura una mano:

Manca un mese, siamo in tempo. A Caprotti dico: ‘Se vuol venire venga, facciamo qualcosa insieme nel padiglione di Eataly’. Sarei onorato di fare qualcosa con il maestro della distribuzione italiana, il numero uno. Loro e le Coop sono i migliori”.

Un colpo al cerchio e un colpo a Caprotti.

Il costruttivismo evangelico è successivamente elaborato dal primo cittadino di Eataly stemperando gli animi “Io in questo clima italiano di livori, di incazzature, di parolacce, di imprecisioni, ho deciso di protestare, parlando bene di tutti”.

Va dato atto a Farinetti di aver gettato il suo amo e a questo punto sarebbe interessante ascoltare la contro-replica di Bernardo Caprotti, cui non resta che abboccare o ritirarsi nella profondità della GDO.

E fin qui tutto bene. Troppo.

Farinetti decide allora di fare chiarezza sulla polemica riguardo agli appalti mancati attraverso cui è stato concesso ad Eataly spazio presso Expo 2015. E da qui forse inizia ad andare meno bene.

Prima fa un po’ spallucce, lavandosene le mani e facendo scivolare tutta la responsabilità sui vertici di Expo 2015:

Non sono io che decido, Expo ha deciso di non farla [la gara di appalto ndr] non solo per Eataly ma anche per altre quattro o cinque situazioni che ritiene di unicità assoluta al mondo”.

Poi indossa l’aureola da San Oscar e ci rivela le vere ragioni per cui Eataly ha deciso di partecipare ad Expo:

Expo aveva bisogno di accogliere i visitatori in una certa maniera e ha chiesto a Eataly di farlo. Avremmo preferito non essere chiamati, almeno ci apriamo i negozi all’estero, ma abbiamo deciso di farlo volentieri per l’Italia”.

Pare che a questo punto delle conferenza stampa suonasse l’Inno di Mameli in sottofondo.

Una visione singolare, che fa sembrare Eataly una ONLUS per l’Italia (ed Expo 2015) e Farinetti il suo benefattore. Ma ONLUS davvero, cioè letteralmente un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, come conferma successivamente quando dice:

e’ un impegno immane, in cui non guadagneremo. E speriamo di non perderci. Ma ci hanno chiamati e lo faremo volentieri”, frase che abbiamo recuperato da Il Sussidiario.

Il quadro ora sembra completo e chiaro; ricapitolando quanto affermato da Oscar Farinetti, emerge che:

  1. Eataly non ha fatto richieste di partecipazione ad Expo 2015
  2. Eataly avrebbe preferito non partecipare ad Expo 2015
  3. Eataly è stata supplicata da Expo 2015 a partecipare alla fiera mondiale
  4. Eataly si è messa una mano sul cuore e ha deciso di partecipare ad Expo
  5. Eataly non guadagnerà da Expo 2015 e spera di non perderci
  6. Eataly parteciperà ad Expo per il bene dell’Italia

A questo punto non resta che aprire il televoto: quale delle sei affermazioni appare meno credibile? Per votare, basta lasciare un commento proprio qui sotto.

[Crediti | Link: Dissapore, Il Fatto Quotidiano]

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