di Carlotta Girola 21 Ottobre 2014
Gambero Rosso e Lidl

L’annuncio del fidanzamento tra Gambero Rosso e Lidl mi ha ricordato la storia triste di una coppia improbabile, quella tra Anne Nicole Smith, coniglietta di Playboy ventiseienne e Howard Marshall, milionario ottantanovenne. Come da copione di rotocalco la giovane bomba sexy riesce a far innamorare l’anziano ricchissimo e vissero felici e contenti, ma solo per poco.

Perché poi, sempre da copione, lui muore e lei eredita tutto. Finisce che poi, dopo infinite cause legali dei parenti stizziti, fa una brutta fine pure lei.

Rispettato e arricchito lui, giovane furba e ammiccante lei. Lui colpito da senilità creativa, lei pronta a fare volontariato e filantropia. Lui che con un colpo di coda in extremis crede di aver fatto la furbata della vita, lei che si frega le mani sogghignando alle sue spalle.

Era il lontano 1986 quando il compianto fondatore Stefano Bonilli (ci manchi!) firmava il manifesto programmatico che segnava l’inizio del Gambero Rosso, una sorta di combattimento all’ultimo sangue con chi tentava di abbindolare il povero consumatore spacciando i propri prodotti come qualitativamente superiori. Da allora di cose ne sono successe tante, e forse i fieri comandamenti iniziali si sono trasformati in velleitarie chimere.

L’incipit dell’editoriale di Bonilli, coraggioso e chiarissimo, dichiarava “Facciamo la guerra. Guerra dichiarata a un piccolo gruppo di persone , molto determinate e molto coscienti, ai commercianti, ai produttori, ai ristoratori. Non tutti, naturalmente, certo quelli che costantemente, quotidianamente, cercano di fregare il consumatore.”

“Fregare” in questo caso significava spacciare per qualitativamente superiore un prodotto che invece non era poi così speciale. Forse Bonilli ci vedeva lungo sull’italian sounding, sul packaging con bandierine tricolori che fanno pensare all’Italia ma poi arrivano dall’Ungheria.

Ci ha visto altrettanto lungo Lidl che è riuscita ad accaparrarsi lo scapolone d’oro per farsi infilare il Trilogy al dito. Malgrado i numerosi scivoloni degli ultimi anni Gambero Rosso, eccone uno tra tanti, nell’opinione comune specie dei non addetti ai lavori, porta in dote un lignaggio di rispettabilità e istituzione. Lidl cerca di scrollarsi di dosso la fama della piccola fiammiferaia spacciatrice di prodotti al limite del mesto.

Insomma, come Nicole e Marshall, sono fatti per stare insieme.

Ora, tra gli scaffali un po’ sgarrupati della Lidl (eppure a tratti anche irresistibili, devo dire il vero) si possono scegliere i prodotti premiati con lo scudetto, una selezione del Made in Italy di comprovata qualità. Comprovata da Gambero Rosso, s’intende, che ci mette la faccia come “assaggiatore ufficiale” del marchio Italiamo.

I puristi e gli slowfoodiani gridano allo scandalo, sono solo posizioni snobistiche? Certo che un brivido freddo corre lungo le nostre schiene al pensiero di un Barbaresco (della celeberrima nonché mai sentita nominare cantina La Cicogna) a 6,99 euro con tre scudetti.

Che dire, poi, degli spaghetti di Gragnano a 75 centesimi?

Ragù di lepre alla Lidl

Nel ragù di lepre selezionato da quelli del Gambero Rosso “la carne é ben cotta. Nessun altro sapore artificiale sovrasta o sporca il gusto del sugo.” Ma in che senso? Nel senso che il sugo ha già un sapore artificiale che é più forte di tutti gli altri sapori artificiali? Bah.

Non è che noi e il Gambero Rosso usiamo due unità di misura diverse per definire la qualità? Ma poi non c’era qualcuno che voleva insegnarci che le cose buone si pagano il giusto? E Bonilli che cosa direbbe alla vista di uno sputtanamento così smaccato in favore di un contrattone goloso?

Mi sorge il dubbio terribile che Lidl stia giocando con il consumatore, facendo passare il concetto non proprio corretto che l’eccellenza gastronomica sia davvero alla portata di tutti. No, perché non é che sia proprio così a parte nella fiaba di Hansel e Gretel. La qualità superiore si paga, da che mondo é mondo, perché nessuno regala niente. Neanche i colossi teutonici della grande distribuzione, anzi soprattutto loro.

Prodotti Lidl e Gambero Rosso

 

Non é che basta dire olive di Cerignola per entrare nell’olimpo del gusto, perché ci sono prodotti che sono destinati ad una nicchia di portafogli più consistenti, e questo i gamberi rossi lo sanno eccome. É che a volte, se i portafogli che si gonfiano sono i loro, evidentemente sono concesse delle deroghe.

Insomma, secondo voi trattasi di matrimonio d’amore? Come tra Nicole e Marshall?

[Crediti | Link: Il Tempo, Wikipedia, Gambero Rosso, Dissapore, Slow Food. Foto: Lidl]