di Federica Gemma 20 Luglio 2013
succo billy

Se la recessione ci rende economi noi ripariamo nei ricordi. Anche se un po’ cretini e ormai deperiti, nel senso che al pari dei gelati, veri motori di questo amarcord, non torneranno più.

(Correzione: certi prodotti sono stati “rieditati”, come le Tortorelle Mulino Bianco: in occasione dei 150 dell’Unità d’Italia alcuni negozi vendevano gli epici frollini con la glassa bianca di zucchero da grattar via usando i denti. Andarono subito esaurite malgrado il sapore non fosse lo stesso di un tempo).

Ovvio che ho bisogno di voi per ricordare gli inaffondabili ingiustamente affondati dopo gli anni Ottanta, tutti prodotti che avrebbero meritato di non ballare per una sola stagione.

Ecco la mia top ten:

succo billy1. Billy.

Standing ovation. Quanti ne abbiamo bevuti?

Cannuccia a righe bianche e rosse, brik inconfondibile per me sinonimo di gita scolastica alle elementari. Tutti con il panino portato da casa e il Billy nello zaino.

Quando Billy non era ancora sinonimo di libreria.

Ho scoperto che esiste un gruppo di estimatori su Facebook. Il “mi piace” è partito automaticamente, la nostalgia ci frega sempre.

 

palicao mulino bianco2 e 3. Palicao & Burrelle.

Un colpo al cerchio uno alla botte. I Palicao sono biscotti che i lettori più giovani ricordano bene per averli tanto richiesti che il mugnaio del Mulino Bianco (non era ancora Banderas) li aveva rimessi in distribuzione in alcuni negozi nel 2010. Poi più niente.

Le Burrelle invece sono per noi più âgé, un ricordo lontano. Biscotti tondi al burro, come promesso dal nome, inzuppabili nel latte. Antonio, mi stai ascoltandooo?

 

biricche4. Biricche.

Un capitolo a parte, le Biricche, lo stesso impasto della celebri crostatine ma con lussureggiante ripieno bigusto: vaniglia e cioccolato sormontate da una nocciola tostata.

Mangiarle era uno spettacolo, si procedeva così: prima la golosissima nocciola poi il cioccolato, infine la crema alla vaniglia. Chi cambiava questo ordine non era degno di una Biricca.

 

dover formaggio spalmabile5. Dover formaggio spalmabile.

Al tempo non era così normale trovare il formaggio dentro un bicchiere. L’antenato del famigerato Philadelphia, principe della cheesecake, rompeva le regole, e poi era anche spalmabile. Chi se lo ricorda, abbiamo iniziato a mangiarlo nel 1992?

Oggi che siamo più grandicelli il formaggio ce lo facciamo da soli, ma questo non significa che il Dover non fosse un vero game-changer.

 

biscotti Uao6. Uao biscotti.

Insieme ai bambini miei coetanei abbiamo imparato le lingue straniere meglio che frequentando l’Inlingua School. Perché avevamo “l’unico biscotto che ti insegna l’inglese”, con Snoopy sulla facciata e una parola italiana tradotta in inglese.

Ditemi voi se non sono colpi di genio questi, biscotti davvero affidabili.

 

Brooklyn, gomme da masticare7. Brooklyn, la gomma del ponte

Ignoro se siano ancora in vendita, o se i nuovi chewing gum pulisci denti li abbiano soppiantati definitivamente.

Ma dico, ve li ricordate i Brooklyn?

Lunghe strisce semi rigide che esaurivano il sapore dopo 3 minuti, ma che continuavamo a masticare nella disperata impresa di fare le bolle. Anche se il periodo Big Babol era finito, oramai c’era l’adolescenza. Ah, le gite scolastiche in pullman delle medie.

 

Frollini di Nonna Papera8. Frollini di Nonna Papera.

Fanno parte della categoria “cose per cui potrei uccidere in qualsiasi momento”, ogni biscotto aveva il faccione di Paperino o di Nonna Papera o degli altri personaggi Disney, dolcissimi, sapevano di frolla e di miele.

Me li mettevo davanti e facendoli dialogare tra loro (non giudicatemi).

 

Cacao Sprint9. Cacao Sprint.

Il mondo di divideva in due scuole di pensiero riguardo al cacao che insaporiva il latte: Nesquik, per tipi più convenzionali, mentre i creativi in erba preferivano lo Sprint, specie quello con il tappo azzurro (l’altro, con il tappo rosso, piaceva meno).

Sotto il tappo c’era una sorpresa e il bel barattolone arancione veniva riciclato per altre cose, con il risultato che aprire l’anta della cucina significava trovare schiere di Sprint senza etichetta pronti a salutare. Forse esistono ancora, ma non ho certezze.

 

7up10. 7up, the Uncola

Una specie di gassosa, che da ragazzina se le giocava con la rivale Sprite. Oggi, prodotta dalla Pepsi, si trova più all’estero che in Italia.

Ne serbo un ricordo tenero perché al pari di molti coetanei la chiamavo Zup, non avendo capito che nel logo c’era un 7 seguito dalla scritta “up”. Pensavo fosse un diminutivo di zuppa e tanti saluti, poi qualcuno mi ha spiegato e niente è stato più lo stesso. Come quando ti spiegano che Babbo Natale…