di Giulia Caligiuri 8 Ottobre 2013
foie gras, gavage

Animalismo vs foie gras, ci risiamo. Tema conturbante per quello che viene apostrofato come cibo immorale. Lo è?

Pare proprio di sì, anche se sicuramente per molti resta irresistibile. La questione etica sta tutta nella tecnica con cui viene prodotto, il gavage (ingozzamento). Si era detto da queste parti che non tutti i produttori maltrattano le proprie oche, non in tutte le fattorie avvengono quelle ingiuste crudeltà che conosciamo ormai tutti

Oggi, a ripescare la questione, è il colosso dello shopping online, Amazon. Solo quello UK, nello specifico.

Il più grande negozio del web ha deciso di dichiararsi animalista, facendo sparire dal proprio sito ogni traccia di foie gras: vietata la vendita, dunque l’acquisto, insieme a tanti altri prodotti a base di balena, delfino, squalo, elefante,insomma, gli animali in pericolo.

Kaputt, annientato, finito. E non si tornerà indietro sebbene la specialità, la cui importazione è legale nel Regno Unito, rimanga disponibile su molti altri siti britannici.

Ma foie gras è una parola francese, come ben sappiamo. Quindi un prodotto francese, indubbio. Di conseguenza (ça va sans dire), ci aspettavamo una reazione francese. Che è puntualmente arrivata, sonora e inequivocabile: amarezza, rammarico, contrarietà. Il tutto, espresso dal ministro per l’agroalimentare, Guillaume Garot: “Deploriamo questa decisione”. Inequivocabile.

Inoltre, il ministro ha aggiunto di essere molto fiducioso sul successo del prodotto dell’eccellenza francese, ricordando che i produttori da anni cercano il modo per rendere dignitosa la pratica, tutelando (o almeno tentandoci) il benessere degli animali.

Contro il foie gras

Sarà, ma intanto il tubo conficcato in gola per 20 giorni ce l’hanno le oche, mica lui. E’ il fegato delle oche non il suo che viene forzatamente ingrassato provocando asfissie, convulsioni, attacchi cardiaci, cirrosi e morte degli animali, becchi tagliati, sangue che esce dalle narici, piume incrostate dal loro stesso vomito.

Però Garot sostiene di voler difendere la filiera e dunque i posti di lavoro (ben 35.000 diretti e 60.000 indiretti), e si dice indignato per l’importanza del patrimonio gastronomico, roba da grandeur, insomma.

Nel frattempo in Francia si chiedono se quella del sito americano non sia una rappresaglia contro la proposta di legge “anti-Amazon” adottata settimana scorsa dall’Assemblea Nazionale. I parlamentari francesi hanno dato un primo via libera alla norma che difende le librerie tradizionali librerie rispetto agli operatori online, accusati di concorrenza sleale.

Che sia vendetta o vera scelta etica, da oggi la decisione del colosso americano rappresenta un precedente e non da poco.

[Crediti | Link: Dissapore, La Stampa, immagini: Daily Mail]