di Carlotta Girola 20 Febbraio 2015
masterchef italia 4, joe bastianich

E’ già tempo di Twittercronaca. Questa è stata la settimana di Joe Bastianich. Se Cracco viene bersagliato a causa delle patatine, e Barbieri continua con le sue pubblicità ricche di doppie “zeta”, a Joe tocca il palcoscenico più amato/odiato dagli italiani, quello di Sanremo.

Dopo questa incoronazione ufficiale e nazional-popolare il nostro eroe è ormai pronto alla santificazione televisiva, quindi stasera si gioca il tutto per tutto per entrare nell’olimpo del cuore italico.

Chi, invece, raccoglie altro genere di sentimenti, specialmente esternati com laude su Twitter è Arianna. Arrivata a un passo dalle prossime e imminenti finali di MasterChef quasi per caso, o per sbaglio divino, è un ricettacolo di sparate a zero.

 

 

 

 

 

La puntata inizia con una panoramica su un mondo intero di cibo, continenti di alimenti piazzati su tavoli a forma di carta geografica. Mmm, mi ricorda qualcosa.

Non è che stiamo per parlare di Expo? Non faccio in tempo a pensarlo che Cracco inizia la lezioncina sull’esposizione universale, l’alimentazione e bla bla bla.

Mancano due mesi, ma non ne posso già più.

 

 

Resta il fatto che questa cartina in 3D sarà la dispensa per i concorrenti, chiamati a citare qualche meta esotica di viaggi passati.

E Paolo, in seconda posizione in linea di successione dopo Arianna nel non-gradimento della rete, ne butta là subito una delle sue, raccontando del suo viaggio di nozze alle Seychelles. Accenna persino a del sesso.

 

 

Sono rimasti in 5 concorrenti e, come da copione, a ciascuno viene assegnato (dal caso, scoperchiando la mistery box) un continente. A Paolo tocca l’Africa, e in uno due si parla di schiavismo, mancano solo i missionari buoni.

 

 

E dopo un po’ di colonialismo religioso, ecco anche la citazione tanto attesa: Joe Bastianich tira in ballo il mito della scorsa edizione, che da quasi chef ora soffre la fame. Sì, il pensiero dell’Africa ha riportato alla mente di Bastianich il tajin di Rachida.

 

 

 

Ad Amelia tocca l’Oceania, a Stefano l’Asia e a Nicolò l’Europa. Già, la cucina europea. Facile no?

 

Ad Arianna, invece, vengono assegnate le Americhe. E lei, dopo un’arrampicata sui vetri parlando di punk food davanti ad un Bastianiche sul limite dell’offesa personale, poi si lancia in filosofiche elucubrazioni gastronomiche sulla parità di razza.

 

 

 

Si inizia a spadellare. Tutti partono con aria concentrata e sprezzante, stasera si inizia a sentire che manca poco.

Arianna alle prese con l’aragosta, Stefano con il suo sudore, Paolo col polpo. Amelia sì, niente da dire, ma si sente sempre così poco la sua presenza…

Nel frattempo, comunque, non solo Twitter ma anche i giudici hanno il mirino puntato su Arianna. Sarà un caso: la poverina sta facendo un tipico piatto delle Americhe.

 

Alla fine della prova, velocissima, i migliori risultano Nicolò, Stefano e Paolo. Di Arianna non si hanno notizie, nel senso che nessun giudice assaggia il suo capolavoro di inventiva, e a lei inizia a montare una certa stizza.

 

And the winner della mistery box is Stefano. Fino a qui tutto bene, poi scatta la parentesi emotiva e inizia la fase orsacchiotto tenerone.

Incalzato da Bastianich, in forma strepitosa (ve lo dicevo che era la sua settimana), Stefano parla della sua storia d’amore a distanza con Mariella, di lei che profuma di pane e di altre cose un poco imbarazzanti.

Pare Beautiful nella puntata che si gira una volta ogni due anni in Italia.

 

Passiamo oltre, all’invention test. Stefano, vincitore della prova nonché uomo innamorato, è chiamato a scegliere tra tre ingredienti italiani stavolta al limite della stranezza.

 

Abbiamo: il caviale di lumaca (l’ho assaggiato una volta e mi ricordo ancora quel sapore di sottobosco e terra sulla lingua). Provocazione irresistibile per i twittatori professionisti.

 

 

 

 

 

 

Secondo ingrediente: un lingotto di visciola, una carne piemontese di Fassona cresciuta a suon di nocciole.

 

 

 

Terzo ingrediente: una farina di mais cresciuta a secco che profuma di biscotto.

 

 

Stavolta si sono superati: tre stranezze notevoli da fare invidia anche ai più maestrini.

 

Stefano sceglie di mettere in difficoltà i suoi rivali col il caviale di lumaca, e siccome nessuno sa di cosa si stia parlando e si sprecano espressioni a metà strada tra lo schifato e il sorpreso, i magnanimi giudici decidono di farlo assaggiare prima di procedere alla spesa.

Ce ne fosse uno che dice che è buono. E come dargli torto?

Nicolò è agguerritissimo (viva viva Nicolò) e si lancia nei suoi colpi di estro gastronomico. Paolo decide di usare il caviale come ripieno per dei ravioli, temo che non sia una buona scelta.

Arianna, dal canto suo, ispirata dal suo genio diabolico (quello sottoforma di diavolo sulla spalla) inizia a preparare uno zabaione dolce da abbinare con acciuga, filetto di manzo e caviale di lumaca.

L’hard core sbarca nella cucina di MasterChef.

 

 

 

 

Si assaggiano i piatti: il miracolo di Nicolò, che odia le lumache, e pure il caviale di lumaca ovviamente, riesce a buttare là con nonchalance un piattino mica da ridere.

Barbieri lo imbocca, Bastianich invece (meritandosi tutto l’amore del mondo) impersonifica la lumaca e si fa imboccare da Nicolò. C’è aria da penultimo giorno di scuola, io ve lo dico.


Insomma, quello di Nicolò sembra un gran piatto. Saranno stati i consigli di Cracco mentre cucinava.

 

 

 

 

Stefano, invece, ci prova. Si sforza tantissimo, fa un sacco di fatica. Ma poi non è che le cose gli riescano proprio perfette.

 

Arianna è una donna sull’orlo di una crisi di nervi. Difende un piatto indifendibile, si stizzisce, si inalbera, va e viene come un’oca impazzita.

 

 

Paolo prosegue con la brasatura del suo caviale (gulp). Amelia, senz scolpo ferire, prosegue con la sua lasagnetta. Una prova dall’esito molto incerto.

 

Arianna viene stroncata, Paolo e il suo coraggio manco a dirlo.

 

 

Vabbè, non c’è quasi soddisfazione: il migliore è Nicolò. Tutto il resto è noia.

 

 

A giocarsi il posto restano Arianna e Paolo. Seguono tre minuti di vicissitudini stravolgenti in cui prima sembra essere eliminata Arianna, poi Paolo, poi nessuno. Spettatori disorientati e pure un po’ incazzati. Uno dei due dolevano farlo saltare. Twitter non perdonerà. E via di sfilza di tweet assassini contro la Croce Rossa.

 

 

C’è la pubblicità, così io intanto vi faccio il riassunto, se ho capito bene. Non è uscito nessuno, Arianna è andata direttamente al pressure test, Paolo non è uscito e va in esterna.

Giusto il tempo che i giudici si infilino un nuovo paio di occhiali da sole e siamo all’Isola Bella sul Lago Maggiore.

 

 

Stavolta i commensali sono 3, l’élite dell’élite: ci sono due inglesi e una francese, ma non si vedono, perché loro sono gli ispettori in incognito del circuito Relais Chateau.

Di certo credo anche che abbiano la r moscia e molta spocchia.

Comunque, il vero protagonista di questa prova è il pesce di lago. Ce n’è sempre meno, ma in tv i pescatori sono sempre sorridenti e in giornate pescosissime.

Le sfide sono singole. Non ci sono più gruppi e squadre: stavolta ognuno pensa per se, è giusto così, manca poco all’incoronazione del nuobìvo MasterChef.

Nicolò sceglie il persico, Paolo il lavarello, Stefano la tinca e Amelia la trota.

Una prova che sembra facile (devono realizzare solo un piatto a testa, per tre commensali) ma miete subito una vittima, ancora in fase di preparazione.

 

 

 

Comunque i piatti sono tutti belli. C’è il primo antipasto di Amelia.

 

Il secondo antipasto di Nicolò.

 

Il risotto di Paolo.

 

Il secondo di Stefano.

 

E poi ci sono i giudicanti, immersi in un’aura buia e misteriosa, sottotitolati, incalzati da un Bastianich in un’inedita posa severa e ingessata. Mamma mia, ma chi saranno mai?

 

 

 

 

Comunque non c’è storia neanche stavolta: i senza volto concordano sul mezzo capolavoro per il piatto di Nicolò, che si salva e guarda la sfida finale dalla balconata, comodo comodo.

Al pressure si sfidano inizialmente Paolo, Stefano e Amelia. Il peggiore andrà al testa a testa con Arianna.

 

Davanti alle loro facce c’è una pentola di coccio con dentro una bella zuppa.

Gli aspiranti Masterchef devono saper far andare le mani, ma anche la bocca: devono assaggiare e individuare più ingredienti possibile (ce ne sono 23). Qui c’era il solito inghippo, lo avrei detto: anche il sale e l’acqua, ad esempio, sono ingredienti.

Provo a suggerirlo gridandolo, ma che strano, loro da lì sembrano non sentirmi.

Amelia ne individua 12, Stefano 8. Paolo, genio incontrastato, si appunta una lunghissima sfilza di pesci. Se non è zuppa è pan bagnato, prima o poi uno ci sarà.

Non prendetelo troppo in giro, è pur sempre una tattica.

 

 

Fatta questa, ora i tre si devono disfidare cucinando con gli ingredienti che hanno indovinato. Alert! Tragedia in corso: nessuno ha citato il sale.

Arianna è più tesa dei concorrenti, sbuffa e si agita.

Nel frattempo Amelia si salva, Stefano si dichiara in pace col mondo perché presto diventerà papà (questa è anche la puntata più “Topazio” che io ricordi) e si salva pure lui. Lo scontro all’ultimo sangue è tra Paolo e Arianna.

Banane tradizionali, rosse e platani.

 

E ora sono cavoli loro.

Entrambi non si risparmiamo e si lanciano in piatti apparentemente mediamente elaborati. Solo che quello di Paolo assume una colorazione grigio topo, quello di Arianna pare, ma potrei sbagliarmi, un mappassone declinato a dessert.

 

E poi, nella foga e nell’eccesso di follia della nostra chef con la mollettina, le scappa un parolone.

 

Ma i giudici sono di manica larga, non se la prendono nemmeno. Tanto, la poverina è spacciata, per buona grazie di Twitter e della cucina italiana. E Bastianich non fa mistero che “era ora che uscisse”, magari non coi verbi così pettinati, ma ci siamo capiti.

Manca poco, io tifo Nicolò, l’ho già detto? Ci aggiorniamo tra una settimana!

[Crediti | Dissapore, Masterchef]

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