di Carlotta Girola 9 Gennaio 2015
Masterchef Italia 4

Questa settimana dalla Twittercronaca di MasterChef Italia 4 impariamo diverse cose. Slogan, concetti e verità assolute che ci accompagneranno nel resto della nostra esistenza, e che sono oggi più vere che mai.

Fatevi il segno della croce e pregate con noi, perché le prossime due ore (si è già capito nelle anteprime di questi giorni) saranno all’insegna della fede e del misticismo. E di gossip e sberleffo twitteriano sacrosanti, ovviamente.

 

 

Neanche a dirlo, si inizia con una doppia mistery box, per angioletti e diavoletti in cucina. Sono le scatole del Paradiso e dell’Inferno.

Ingredienti Mistery Boxingredienti Mistery Box

Gli autori non si sono impegnati molto stavolta, direte voi. Invece ci hanno preso eccome, puntando a solleticare il vero personaggio della serata: il catechista Paolo, che emerge fin dalle prime battute suscitando sulla nella rete un mix diabolico di tweet senza pietà.

E, ad onor del vero, se li merita tutti.

 

 

La maggioranza dei concorrenti opta per la mistery luciferina, e ci sta. Quello che stupisce è la scelta di Paolo, che vuole scrollarsi di dosso l’etichetta del bravo ragazzo e pensa di sfangarsela semplicemente scegliendo l’Inferno.

C’è una cosa più insopportabile dei “buoni a tutti i costi”: i “buoni che fanno finta di essere alternativi e cercano di fare i cattivi”.

Masterchef Italia 4, Paolo

 

 

I paradisiaci hanno a disposizione 15 minuti in più degli altri per cucinare. Inizia il delirio di sudore (come se piovesse), ansia, e parole a caso. Ci si mette anche la dolce Viola, che ha dimenticato di prendere le pastiglie consigliate dalla logopedista e continua a spezzare le parole in gola.

 

Stasera Cracco è in forma: giusta dose di acidità, mestruo in arrivo, cattiveria diabolica in linea con il filo rosso della puntata. E a qualcuno non sfugge nemmeno quel piccolo (!) foruncoletto da Nutella sul collo dello chef.

 

Tra gli ingredienti della scatola infernale c’è anche il tabacco, quindi eccoli lì gli aspiranti MasterChef alle prese con le foglie peccaminose. Joe Bastianich lancia l’anatema: “Se non sai usarlo ti bruci il culo”. Amen.

Comunque ha ragione lui, perché il tabacco in cucina crea un po’ di confusione. A meno che non vi chiamiate Eleonora di MasterChef 3 aka signorina perfettini.

 

 

C’è un altro tema ricorrente nella puntata, oltre all’ispirazione religiosa: il sudore a frotte. Special guest: Paolo, manco a dirlo, e Stefano.

 

La lotta tra i bene e il male vede primeggiare i piatti di Amelia, Simone e Stefano. E proprio Stefano lancia l’ennesimo contest nel contest: quello del peggior nome dato a un piatto.

Nelle scorse settimane avevamo già assistito a proclami filosofici e voli pindarici per nominare una ricetta, ma anche stavolta non si scherza. “Appena oltre la coltre di fumo”. Solo per questo nome meriterebbe le fiamme eterne.

 

Alla fine la spunta Amelia, giubilo e arcangeli che strombazzano i fiati. La vincitrice si ritrova in dispensa coi 3 giudici in quello strano momento di intimità tra una melanzana e un branzino che abbiamo imparato in questi anni ad amare.

Si trova davanti tre scelte: i migliori ingredienti per i palati esigenti degli chef. Barbieri, dalla sua, porta in dote i moscioli, le cozze anconetane; Bastianich pubblicamente declama la sua affinità elettiva con il guanciale.

Col guanciale si può fare di tutto, capito?

 

Infine Cracco opta per una cosuccia tipo la trippa di baccalà. Ho detto trippa di baccalà. E Twitter, ovviamente, si scatena.

 

 

 

 

 

 

Amelia, furbacchiona, sceglie le cozze. E poi il gioco spietato le impone di assegnare un altro ingrediente a tre suoi avversari. Tutti gli altri a fidarsi della sua buona fede… ma MasterChef non era bello perché un po’ spietato?

Ecco, infatti la nostra cara Amelia colpisce bersagli a casaccio, chiamando a cucinare la trippa di baccalà Paolo, Serena e Chiara. Ossia, a sua detta “i più deboli”, ma non si capisce seguendo quale strana (il)logica bellica in stile Risiko dopo le due di notte.

 

 

 

Tutti al lavoro: sul filone delle cozze si sprecano i brodi e brodetti, nel settore drammatico della trippa di baccalà si hanno dei seri momenti di panico.

Filippo si distingue per una innata e infinita spocchia, Serena firma la sua condanna a morte accendendo la piastra e gettandoci sopra la trippa.

 

Paolo, folgorato sulla via di Sky, inizia il suo sproloquio ricco di mimica facciale compulsiva, predicando che lui sa essere coniglio ma anche tigre, coniglio ma anche tigre, coniglio ma anche tigre. Un folle.

Un Ned Flanders esaltato che nei primi 10 secondi fa sorridere, poi ti mette un po’ spavento.

 

 

Ultimi istanti prima della fine della prova.

 

Il tempo scade con la disperazione negli occhi di Ilaria che non è riuscita a finire di impiattare. Molto grave, lo sapete vero? Gravissimo.

Si alternano cazziate piuttosto violente e mezzi complimenti dei giudici, mentre davanti alle loro forchette si alternano piatti riusciti, pasticci e pasticcioni (dai nomi ancora una volta inascoltabili) al sapore di cozza o di trippa di mare.

 

 

 

Silvana sembra Heidi dopo una corsa in montagna a 2 gradi. Oppure si vergogna moltissimo per il suo piatto. Non ho capito se la prima o la seconda.

 

Paolo persevera nella sua performance nonsense del coniglio e della tigre. Sembra più imbranato di un coniglio davanti ai fari di una macchina e più triste di una tigre in gabbia che ruggisce a comando.

Facciamo qualcosa per quest’uomo, ha bisogno di noi. Preveniamo prima che sia troppo tardi: potrei anche affezionarmici, io ve lo dico.

 

 

 

Vince lui, no non l’avrei mai detto.

La sua tattica funziona anche coi tre giudici. Le peggiori sono tre donne: Arianna (con il suo brodo salato all’inverosimile), Serena che ha letteralmente ucciso per la seconda volta la trippa e Ilaria che non ha fatto in tempo a mettere le cozze nel piatto. Il “su le mani” di Bastianich non perdona.

Masterchef Italia 4, concorrenti

 

Esce Ilaria. Io le sono solidale. Paolo, in delirio da onnipotenza, ha un cedimento strutturale appena gli fanno presente che è ora di fare il cattivo per davvero: deve scegliere una concorrente tra Arianna e Serena da mandare dritta al pressure test, senza passare dall’esterna.

Dopo attimi lunghissimi di “io non so cosa fare”, Paolo lancia il guanto di sfida a Serena.

La seconda parte della puntata è un esperimento di metacinema alla Godard: la troupe di MasterChef si mescola a quella del nuovo film di Alessandro Siani mixando format, piccolo e grande schermo, attori professionisti e chef presentatori.

Non è che sia stata una grande idea secondo me.

Bellissima la location (Sant’Agata dei Goti), ma ti lascia quella sensazione di marchetta sfacciata che ti fa sempre poco piacere. Ma io mica sono qui a fare la morale a Sky, io voglio solo sapere chi esce stasera dalla classe di MasterChef!

Masterchef Italia 4, Siani, De Luigi

 

 

 

Il compito delle due squadre, capeggiate da Paolo e da Filippo, è quello di preparare 80 cestini per la troupe del film (mi viene in mente “La Ricotta” di Pasolini e ancora il cestino mi provoca una malinconia senza fine, ma mi faccio coraggio) compresi una ventina vegetariani.

I rossi si dilettano in sapori carnivori più decisi, i blu puntano sul pesce.

Paolo risulta da subito un capitano non proprio tigre, anzi più mollusco. Filippo, dall’altra parte, spadroneggia ma tiene bene la squadra.

Sì, ci sono i peperoni, il crumble di salsiccia (non vi preoccupate, il suo inventore è stato istantaneamente fulminato con uno sguardo da Cracco), l’acqua che non bolle e i soliti problemi da esterna.

Il vero protagonista, comunque, è il caldo. Il caldo che va a braccetto col sudore, copioso.

 

 

 

 

C’è chi da i numeri…

 

… e chi aspetta in studio.

 

Alla fine vince la squadra rossa, mi scoccia un po’ per Filippo, il capitano spocchioso, ma tant’è.

masterchef italia 4, prova esterna, vince la squadra rossa

Ivan (ve lo ricordate vero?) snocciola tutta la sua positività. Come non prendersi sul serio.

 

Il Pressure test è diabolico e lugubre: ci sono 10 seppie a testa non da cucinare, ma da sezionare per estrarre intatte almeno 4 sacche col nero.

Sì va beh, sembra facile, ma io con le mie manine non l’ho mai fatto, lo ammetto. Quindi, è ovvio, mi pare una cosa difficilissima, anche perché non conosco bene l’anatomia di una seppia.

Parte la sfida al suon di mani lerce e sacche rotte, di concorrenti pressurizzati dall’ansia e della silenziosa ribellione delle seppie. Uno a uno, però, risalgono ai piani alti con la preziosa e agognata salvezza tra le mani.

Non è un caso che si usi quella musica epica da western, vero? Quindi io posso dire “agognata salvezza”.

 

 

 

Alla fine restano Paolo (e la sua coniglitudine), Maria (e il suo ego), Serena (e il suo vestito) e Stefano (e il suo sudore). Hanno 20 minuti per cavare qualcosa dalle seppie martoriate e dalle loro sacche.

Con la piccola, diabolica, specifica che sono banditi pasta e riso. Bisogna proprio essere cattivi… MasterCattivi.

Se la cavano tutti, in corner anche, ma Serena proprio no.

 

 

 

Mi ritengo soddisfatta: Paolo mi intriga come quelle crosticine che continui a toccare e che fanno male, ma non riesci a farne a meno. Serena cucinava non proprio da Master e se n’è andata.

Per Ilaria mi spiace, ma me ne farò una ragione. Credo che alla prossima puntata si potrebbe cominciare ad azzardare un pronostico.

Voi che dite?

[Fotocrediti | Masterchef Twitter]

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