di Carlotta Girola 26 Dicembre 2014
bruno barbieri

L’approccio alla terza e quarta puntata di MasterChef Italia 4 in onda ieri ve lo lascio immaginare. Dopo aver pensato al cibo ossessivamente per tutta la settimana, aver cucinato per reggimenti famigliari negli ultimi due giorni e averci dato dentro di riempimento pancia tra vigilia e Natale, la motivazione scarseggiava (e la Twittercronaca?).

Ma eccolo lì, il popolo di MasterChef su Twitter che non ne ha mai abbastanza, e vuole l’indigestione anche di cibo da tv.

Nel giro di 5 minuti (e di innumerevoli tweet, sono tantissimi e velocissimi, cavallette da smartphone) mi hanno fatto tornare la voglia.

In fondo con le puntate di Natale si capirà chi saranno i 20 concorrenti finalisti.

Si ricomincia con le selezioni selvagge: Federica di Napoli è giovanissima, bella, sorridente e pure simpatica. L’italiano non è il suo forte, quindi immaginate il corto circuito comunicativo tra lei e Bastianich, che confessa subito non capire una singola parola.

E non ha proprio tutti i torti, Federica in grammatica è più indietro di Joe.

La ragazza comunque sembra destreggiarsi bene con il pesce, i giudici la osservano con quelle espressioni di curiosità che fanno ben sperare, fino a che la ragazza deve rispondere alla domanda fatidica: “Sai cucinare la carne?”. Il nulla nello sguardo di Federica.

E poi si scopre che la concorrente non sa cosa sia una faraona. Sgomento e raccapriccio dei benpensanti su Twitter, ma alla fine non è che tutti dobbiamo sapere tutto. Io non li conosco tutti i pesci, eppure non mi merito di prenderli in faccia, no?

Ecco, infatti la napoletana agghindata come una groupie dei Chicago Bulls passa il turno. Bastianich, ancora una volta stella indiscussa più brillante di tutte, le strappa la promessa di vestirsi meglio. Ma intanto chissenefrega, lei è dentro.

Poi arriva Franca, cappellino rosso e una parlantina da farti andare fuori di testa nel giro di 4 minuti. Asciuga la pasta prima di impattarla, continua a parlare, poi parla, poi riparla, poi si incasina, poi chiacchera ancora.

Io oggi ho mangiato tanto, ve lo confesso con questa iperattiva sessantenne io sto facendo fatica.

Nulla di fatto, si passa a Serena: come sparare sulla croce rossa. Su Twitter la maltrattano perché non è un fuscello, perché è vestita da Maid Lolita, perché sorride come si fosse presa tante pastiglie della felicità. Ma lei sa cucinare, lo si vede subito. Presa. E Joe manda i saluti al prossimo consorte della di lei: “Tuo marito diccelo ciao”

Passano immagini di concorrenti bistrattati e puniti per la loro spavalderia. Arriva anche il tanto atteso tormentone di Barbieri.

Un piatto con nome e concetto simili alla supercazzola, difficile da ripetere e odioso già nelle intenzioni. Eccolo:

Le selezioni iniziali sono finite: giusto il tempo di qualche pubblicità targettizzata (con Agnese per Amadori, come il cacio su… che so, la trota salmonata) e si ricomincia con i primi pressure test surrealisti. Strane cose da far fare ai concorrenti per scremarli, cose che lasceranno il segno nell’autostima già piuttosto labile di tanti di loro.

In effetti essere eliminati per una macedonia tagliata non con il goniometro può far male.

Parte il gippone motivazionale dei giudici, sempre bravi a motivare. O forse no.

I primi 10 concorrenti iniziano proprio con la macedonia. E non quella che facciamo tutti a casa (e a caso) tagliando la frutta come viene. No, qui chef Cracco dimostra che la geometria e la perfezione in cucina possono starci. “Vi faccio vedere come taglio il kiwi”. Cracco sfoggia tutte le sue competenze di anni col coltello in mano, e le twittatrici con l’ormone a palla non fanno altro che simulare svenimenti o buttar là doppi sensi. La storia del kiwi si trasforma in un secondo.

Comunque, sappiate da oggi che la macedonia non è una cosa fatta per avere un dessert quando in casa non avete dessert. No, vive di vita propria, deve essere non presentabile, ma bella. I pezzettini che avete sempre tagliato a casa vostra, sappiatelo, sono roba da neolitico.

Ora la macedonia si fa a tocchetti quasi invisibili, e naturalmente tutti identici.

Quindi: soli 10 minuti per ridurre in pezzi minuscoli la frutta. Una sfida tra le dita e i coltelli.

Tanto che poi, su qualcuno, vince il coltello. E tragedia fu. Sangue in cucina, ma con onore, senza piagnistei e lacrime. La sfida epica con la frutta è la sola meta. E, alla fine, la cara Genevieve se ne torna a casa sua (sospiro collettivo di sollievo).

Per altri 10 concorrenti il pressure test ha come tema la maionese. A vedere Barbieri con sbatte uova e chiacchiera amabilmente, sembrerebbe una cretinata da bambini dell’asilo fare una maionese. Tutti noi, però, sappiamo che non è proprio così.

A mano, poi. Con la frusta e olio di gomito. Altro che sciocchezza. E, in effetti, qualcuno si perde per strada. Intanto su twitter non ci si capacita della cattiveria di questi pressure, ma più di tutto si chiacchiera di maionese.

Il terzo pressure è un vero e proprio salto nel vuoto. Nessuno al mondo tranne i giudici ha mai sentito parlare delle pommes parisienne. Trattasi di palline di patata, non so nemmeno come si faccia a cuocerle, perché la prova di MasterChef si limitava al solo intaglio. Ma mi sono messa un appunto e lunedì vado a vedere come si cucinano ‘ste palline.

I 10 concorrenti hanno i fatidici mostruosi 10 minuti per ricavare da patate giganti più palline possibili. Scatta la corsa alla pomme parisienne. E Barbieri si diletta in doppi sensi da far rabbrividire.

Lacrime e sogni infranti per quelli che riescono a fare solo abbozzi o aborti di palline. Cala la tristezza in sala.

Altro giro, altro pressure. Ora in 10 devono squamare 10 branzini in 10 minuti. Una corsa contro il tempo che miete le sue vittime, come nel caso di Federica, che si squarta una mano, ma prosegue nel lavoro. E, alla fine, sono 28 i concorrenti che passano il turno. Ancora troppi, ci vuole un’ulteriore sforbiciata. Il gioco si fa duro, sembra la saga di Hunger Games.

Scatta il momento epico della serata. Da degli scivoli arrivano in studio tonnellate di mozzarella di bufala. Una cascata dal Cilento che lascia senza fiato i concorrenti, già intenti a pensare a come usare la materia prima. La prima vera sfida di creatività gastronomica è di buona qualità. A parte qualche mostruosità nell’impiattamento, devo dire che i papabili MasterChef hanno inventiva.

Sì ecco, non proprio tutti. C’è anche chi dal cilindro tira fuori una caprese (sì, è la verità) e la infarcisce di velleità insensate. Tipo chiamare il piatto “De Chirico, amore e metafisica”. No, questa è inaccettabile. A casa subito!

I primi 8, quelli che si sono comportati meglio con la mozzarella, salvaguardando eppure cucinando, passano il turno senza nemmeno bisogno dell’assaggio. Così, sulla fiducia visiva.

Masterchef Italia 4, concorrenti

Gli altri devono passare alla gogna del “ti sto eliminando, però poi ti salvo”: target che si ripete decisamente un po’ troppo spesso perché gli spettatori possano crederci ormai.

L’eliminazione più sofferta è quella del poverino che già prima aveva fatto una ciofeca di piatto alla vista, e ora all’assaggio c’è una mistery box anche per i giudici.

E, santificato il Natale in tv, ecco i 20 finalisti.

Masterchef Italia 4, finalisti

Da giovedì prossimo stesso posto stessa ora.

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