di Carlotta Girola 31 Luglio 2014
Menu, ristorante gastrofighetto

Sapreste riconoscere solo da un’occhiatina al menu un ristorante gastrofighetto? In effetti non è poi così difficile: per prima cosa guardatevi intorno e verificate che tutte le regole per il ristorante di successo vengano applicate. Una volta buttato l’occhio con nonchalance in sala, concentratevi sui menu, perché sono loro che tra le righe vi diranno se siete capitati in un covo di food-victim o nel solito posto sfigato.

Le liste dei cibi ci parlano, ci raccontano, ci svelano silenziosamente cosa si nasconde dietro il nebuloso concetto di “filosofia gastronomica” che dovrebbe distinguere ciascun ristorante.

Per facilitarvi il compito, ispirata da Eater, ho stilato il menu fighetto per antonomasia, con dovizia di particolari (coglieteli!), certa che anche voi direte la vostra su cosa rende una carta davvero alla moda.

Sharing antipasti.
Tagliere di prosciutti alla Berkel e salumi al coltello*
Fantasia erotica del contadino (pinzimonio di verdurine di stagione)*
Sashimi di rana pescatrice con olio EVO e semi di zucca*
Tartare di Fassona piemontese, zenzero e fiori di cappero*

* accompagnati con pane fatto in casa con lievito madre, selezione di focaccine e mini-grissini

Passione per la pasta.
Calamarata di Gragnano con pomodori secchi, stracciatella di bufala e basilico dal nostro orto
Malfatti alla crema di fave e fegatini croccanti
Gnocchetti di patata viola con verza e gelsomino fermentati
Trittico di zuppe: al granchio e wasabi, al cavolo nero e pane di ieri, alla mentuccia e assenzio
Penne di Kamut e Quinoa allo zafferano e spuma di mandarino

I secondi che arrivano primi.
Orata gratinata con crosta di pistacchi, Pepe di Sichuan, flan di barbabietole e chutney di mango
Melanzane in Tempura di Parmigiano Reggiano invecchiato 30 mesi (per gli amici vegetariani)
Guancetta di maiale cotta per 24 ore a bassa temperatura, con tortino di risotto alla milanese e riduzione di Barolo BIO
Crudo di Gamberi rossi con salsa al lime e fiori di sambuco (il nostro chef è di Mazzara Mazara del Vallo, provare per credere!)
Streetfood from Sicily: pane e panelle

Gli hamburger secondo noi.
(tutti i nostri hamburger sono cucinati con carne italiana e serviti con patatine fritte VERE!)
Uno: doppio cheese, guacamole, cipolle caramellate e il nostro famoso burger da 250 grammi
Due: formaggio di capra, scaloppa di foie gras, Ketchup della casa e il nostro famoso burger da 250 grammi
Tre: “burger” di ceci, Cheddar, cipolla di Tropea e dadini di carota nera croccanti (per gli amici vegetariani)
Mille: pensato per come sei fatto tu!

Dessert.
Crumble estivo con zuppetta al caffè
Semifreddo al Moscato con paprika dolce e mentuccia
Tartare di frutta fresca
La Cassata

Che sete!
Birra artigianale a chilometro zero
Gazzosa e Chinotto Lurisia
Vini italiani Biodinamici
Nettari dal Nuovo Mondo: rossi e bianchi dall’Argentina e dal Cile

La nostra selezione di caffè.
Jamaica Blue Mountain
Monorigine Portorico
Profumo d’arabica

Sì, ve lo confermo. Avete scelto un locale trendy se avete riscontrato nel menu almeno una manciata di queste cose:

– diciture “del nostro orto”, “fatto in casa”, “di stagione”, “il nostro famoso” (dove se cantano e se la suonano)

– non possono mancare tra gli ingredienti: olio EVO, qualche fiore edibile, lievito madre

– contate almeno un piatto con frattaglie, ma ricordate che le animelle valgono 3 punti!

– contate almeno un accenno allo street food, contano anche le finte macchie di unto sulla tovaglietta di carta

– se non dice almeno una volta “flan” o “chutney” non vale

– il menu deve contenere un metamenu per la sezione hamburger

– deve citare il nome di battesimo dello chef, anche quando non gliene frega niente a nessuno

– deve avere dei titoletti simpatici, roba da farvi venire voglia di alzarvi e andarvene

– almeno in un caso dovrebbe lasciarti credere che il piatto sia personalizzabile a richiesta

– tra i dessert deve essercene almeno uno della tradizione

– deve essere asian-friendly e veg-friendly, meglio se con legenda dei piatti gluten free

– se non c’è almeno un vino biodinamico andatevene all’istante

– la birra artigianale non deve superare la catena dell’amico di un amico. Se risulta essere l’amico dell’amico di un amico (con un passaggio in più) il ristorante non è classificabile

– deve avere una selezione di miscele di caffè, e se siete fortunati ci saranno 18 righe di spiegazione per ognuna di esse
(vale anche nella versione “scritto sulla lavagna”)

C’è altro?

[Crediti | Link: Dissapore, Eater, immagine: Valentina Campus]