di Giorgia Cannarella 23 Dicembre 2013
Virgolette - Oscar Farinetti

Chi non ha trascorso l’ultima settimana rannicchiato sotto una roccia per sfuggire al freddo implacabile [cit.] si è accorto che ha aperto Eataly a Firenze. Scatenando una polemica che coinvolge Matteo Renzi, Oscar Farinetti, buona parte dei suoi tremila dipendenti, Fatto Quotidiano e Manifesto. Bel filotto, vero?

In principio fu la riforma del lavoro proposta dal neo-segretario del PD, al centro il solito articolo 18 dietro cui sembrano trincerarsi masse di scansafatiche. L’idea: aboliamolo per i primi due anni di lavoro. Subito sostenuta, prevedibilmente, dal gran capo di Eataly Oscar Farinetti, accusato dai suoi dipendenti in un’inchiesta del Fatto Quotidiano pubblicata venerdì (Modello Eataly: 800 euro per 40 ore a settimana) di non essere generoso con le buste paga. “Con otto euro l’ora, per quanti straordinari tu possa fare, è davvero molto difficile mettere su famiglia e sperare di comprare una casa”.

Farinetti non ci sta. E il giorno dopo in una lunga intervista allo stesso Fatto Quotidiano difende il salario di 8 euro l’ora, se la prende con l’Articolo 18 e spiega perché chi lavora per lui venga perquisito a fine turno. Questi i passaggi salienti.

Otto euro sono giusti o no? Giusti!
Non mi sembrano pochi, il costo aziendale è pazzesco! Quanto vi pagano per un articolo? Ma sono infuriato perché a Eataly non si guadagna meno di 1.000 euro per 40 ore settimanali e le domeniche”.

I ragazzi dicevano: “I festivi non ti fanno svoltare il mese”.
Noi non chiudiamo mai, siamo accoglienti per la clientela e i dipendenti. I nostri ragazzi possono mangiare gratis. Ci costa un milione di euro e diamo pure la quindicesima.

E i contratti mensili?
Qualcuno può avere uno stipendio di 800 euro o 500 se fa poche ore, tre o quattro al giorno, però a pieno regime nessuno va sotto i mille netti. Entro due anni assumiamo tutti. Abbiamo dato un’occupazione a 3000 persone. Io non voglio creare un’azienda, fallire e mettere la gente in cassa integrazione. Non ci prendiamo dividendi, investiamo i nostri soldi e lo Stato non ci dà nulla. E voi, che buttate fango, ci fate passare per banditi.

Un giorno, disse: “Grazie a Eataly, i ragazzi possono mettere su famiglia”. Possono, con mille euro?
No, certo che no. Devono fare dei sacrifici. Se una coppia incassa duemila, però, ce la può fare. Se lo Stato ci toglie un po’ di tasse e rende sexy assumere, allora possiamo anche aumentare gli stipendi.

Quando staccano l’ultimo turno di mezzanotte, le commesse vengono perquisite. Perché?
Il problema è il senso civico: manca. E pure l’esempio, la politica che esempio mostra? Controllare le borsette è da barbari, ma rubare non è più barbaro? Eataly non può correre questi rischi, sappiamo che sono concreti. Li abbiamo beccati, ma non voglio rendere pubbliche queste cose.

Cgil e l’articolo 18 sono un ostacolo?
Il lavoro garantito per chi non ha voglia di lavorare è un delitto perché i ragazzi che vogliono, e non possono, restano a casa.

Ma il caldo weekend di Oscar Natale Farinetti non è ancora finito, ad assicurare l’ennesima coda polemica ci pensa il Manifesto, il quotidiano “di indirizzo comunista”.

“Non c’è nep­pure biso­gno di aprire l’imbarazzante capi­tolo delle per­qui­si­zioni cor­po­rali subite dai suoi dipen­denti per veri­fi­care che, a fine turno, non si met­tano in tasca qual­che fet­tina di prosciutto. Basta che Renzi e Farinetti non esagerino pre­ten­dendo pure di essere con­si­de­rati lea­der (o impren­di­tori) di sinistra”.

In attesa di capire da voi se il modello Eataly sia sostenibile per tutti –chi l’ha creato e chi ci lavora– c’è un risvolto dello sfogo di Farinetti con il Fatto Quotidiano che vale la pena segnalare.

Salutando Carlo Tecce che lo intervistava, Il boss dei superstore del cibo italiano doc si raccomanda accalorato: “Aspetti. Lo scriva, mi raccomando”. “Cosa?”, chiede il giornalista. “Non fate un titolo del cazzo a questa intervista”.

[Crediti | Link: Dissapore, Blitz Quotidiano, Il Manifesto]