di Giorgia Cannarella 18 Dicembre 2013
Eataly Firenze, apertura

Partiamo dal presupposto che da che ho memoria Dissapore prova a fare le pulci a Eataly canzonando –a volte con la complicità del diretto interessato– il patron Oscar Farinetti. Che per estensione dell’ego, sofferente di deficit attentivi, viene spesso accostato a Dio (Farinetti si preoccuperebbe di chiedere se lo conoscete, questo Dio).

Ieri, dunque, al vernissage di Eataly Firenze, ennemillesimo store della catena di supermercati per sgamatoni del cibo aperto ieri in via Martelli, a due passi dal Duomo, abbiamo avuto un soprassalto quando il nostro bersaglio preferito ha detto testualmente:

“Noi guardiamo sempre dove siamo bravi, ma anche dove sbagliamo. Cercheremo di farci perdonare gli errori, che sicuramente ci saranno” .

Oscar Farinetti tra i giornalisti

“Secondo me, comunque, è bravo a prescindere” (signora agée munita di pelliccia e pesante accento toscano).

Alcune cose ve le abbiamo dette ieri: investimento da cinque milioni di euro, 2000 metri quadrati su tre livelli, 122 posti di lavoro, riassunzione dei dipendenti della libreria Martelli già Marzocco di cui Eataly Firenze ha preso il posto. Nell’anno d’oro di Farinetti, il 2013, segue le aperture intenational di Eataly Chicago, Eataly Dubai e Eataly Istanbul. A febbraio arriverà la sofferta Eataly Milano, che avrà per tema il rock e pop “con musica live tutte le sere”. Mentre Firenze è dedicata al Rinascimento con un percorso museale lungo 35 cartelloni. A peggiorare la situazione ci sono le audioguide dello scrittore Antonio Scurati, proprio lui.

Oscar Farinetti

“Io quando Farinetti parla mi incanto proprio” (giovane adulta fiorentina afflitta da bionditudine e occhio sognante).

Indignarsi inebetiti non è possibile nemmeno per noi –mi spiace– per la didattica di Eataly Firenze, più curata che in ogni altro store. Sette aule diverse per insegnare tutto, una in particolare ospiterà da gennaio i Master of Food di Slow Food, mentre Leonardo Romanelli, coordinatore e già editor di Dissapore, non pone limiti alle potenzialità della scuola: laboratori per le scolaresche, serate-evento, la pizza insegnata ai giapponesi, i corsi per pensionati.

Matteo Renzi brinda con Oscar Farinetti all'apertura di Eataly Firenze

“Oscar non mi convincerà mai che la carne sabauda è meglio della ciccia chianina” (Matteo Renzi, sindaco di Firenze e segretario del PD)

Previsto e prevedibile, Matteo Renzi ha inaugurato l’Eataly fiorentino. Ma senza tutte le ripercussioni in termini di abbrutimento psico-fisico dovute al doppio incarico. Per lui lo store di Farinetti è essenzialmente un “tassello meraviglioso” del progetto di pedonalizzazione della zona. Pragmatico come un segretario che convoca briefing alle 7 del mattino, ricorda la “fame di bellezza e di Italia”, ringrazia Farinetti per aver investito nella città di cui è sindaco, fa un brindisi qui, taglia un nastro là, accolto dai giubilanti “evvai!” dagli astanti. Se D’Alema nutre ancora dubbi sul suo carisma dovrebbe venire qui. 

Eataly Firenze

“Sai qual è il bello di Eataly? Che dentro ci trovi quello che ti pare” (baffuto hipster fiorentino che cerca di spiegare a un amico perché l’ha trascinato dove non c’è neanche un caffè simil-Starbucks).

Al piano terra, il solito cospicuo assortimento degli store Eataly, con quota elevata di gradite intrusioni local – salumi, formaggi, legumi. Rappresentato il settore degli utensili da cucina, sbuffante il forno a legna per focacce e schiacciate fatte con farine preziose, lievito naturale, lunga lievitazione.

Schiacciate fiorentine

“Volevamo portare qui dentro un po’ di Firenze, quella seria” (Alessandro Frassica della panineria ‘Ino, responsabile dell’area ristorazione).

A Eataly Firenze il lampredotto non può che essere roba serissima. Non ditelo a Luca Cai, della Tripperia Il Magazzino, lo sa già. Sorveglia con occhio da falco i due addetti che smistano panini nel suo angolo. “Il pane non tagliatelo a metà, le salse meno abbondanti per favore, tenete coperchiato il pentolone di trippa”.

panino con il lampredotto

“Non tagliarlo a metà, quel panino!” (Luca Cai, responsabile dell’angolo lampredotto).

Capitolo ristoranti. Area pizze aperta solo a cena, ristoranti di (1) pesce (2) pasta (3) carne aperti a pranzo e cena, osteria con taglieri di salumi toscani H24 (come dice il Maroni di Crozza). Farsi giornalmente delle zuppe griffate Da Burde, popolare trattoria fiorentina dell’ex editor di Dissapore, Andrea Gori, non è una cattiva idea: un giorno la farinata con cavolo nero, poi il farro con fagioli, anche il riso integrale della Maremma con i fagioli sull’occhio. Non sto parlando di prezzi! Oddio, non sto parlando di prezzi. 8.50 euro le zuppe, bistecca alla fiorentina con la carne della Granda (il consorzio di allevatori piemontesi) a 62 euro per 1,2 kg.

zuppe da Burde a Eataly Firenze

“Ma tu l’hai visto passare Teo Musso? Guarda, c’è Carlo Petrini! Secondo te quello era Fabio Picchi?” (name dropping davanti al ristorante Da Vinci, in cui si svolgeva una riunione a porte chiuse).

Non possiamo darvi conto del ristorante di Eataly Firenze, Da Vinci, al piano di sopra insieme all’enoteca. Aprirà solo a metà gennaio. Peccato, di solito è quando Eataly gioca a fare la gourmet che mi scade, specie nel servizio e nei prezzi. Lo chef  sarà Enrico Panero, ex del ristorante Guido a Pollenzo, per non rovinare la sorpresa i giornalisti vengono tenuti a debita distanza, vale ogni mezzo a parte le recinzioni elettrificate. Riusciamo a scattare giusto un paio di foto.

Da Vinci, eataly firenze

“Chi sopravvive a Firenze ha una marcia in più” (gran saggio fiorentino di mezza età con sigaro tra le labbra).

L’enoteca è divisa in tre parti: vini italiani, toscani e l’Osteria del Vino Libero. Mi faccio spiegare cosa significa vino libero da Alessio Bongini dell’azienda vinicola di Serralunga D’Alba. Trovate la spiegazione di seguito, voi potete sentire odore di marketing, ma io mi sono lasciata convincere dalla passione del vignaiolo. Al solito la scelta delle birre è buona, con le altrettanto solite cadute di stile (chi ha detto Peroni?)

Enoteca di Eataly Firenze

“Vino libero: dodici aziende che cercano di produrre in modo ecocompatibile. Senza concimi, diserbanti e solfiti” (Alessio Bongini, wine specialist di Fontanafredda).

Dev’essere il lampredotto che mi si agita nello stomaco, forse le abbondanti tracce  che ha lasciato sul paltò (l’implacabile recensore di Tripadvisor toglierebbe mezza stella per la carta che avrebbe dovuto essere assorbente) ma non trovo altre pulci da fare a Eataly Firenze, ammesso che le abbia trovate finora. Diavolo di un Farinetti, sei riuscito ad allontanare da me il sospetto del tradimento. Tranquilli gourmet! Malgrado le aperture in serie, dalla nostra prospettiva Eataly Firenze è il solito ottimo store con un pronunciato carattere fiorentino.

Fila fuori da Eataly FirenzeFila fuori da Eataly Firenze

E se il buongiorno si vede dal mattino, alle 12 la fila per entrare era questa.

[Crediti | Link: Immagini: Giorgia Cannarella e Maurizio Degli Innocenti per la Nazione]