di Giorgia Cannarella 29 Novembre 2013
Nigella Lawson

Benvenuta gente al neverending drama di Nigella Lawson, ‘ché neverending story ci pareva abusato. Anche se è impossibile volere male alla dea del focolare o insomma, quel che ne rimane, la caduta dagli sbrilluccichii degli schermi tivù alla pubblica gogna di donna picchiata dall’ex marito poi spacciata (ehm) per cocainomane è impressionante, oltre che impietosamente immortalata attimo per attimo dai tabloid di mezzo mondo.

Come saprete se non avete trascorso gli ultimi giorni stipati dentro un termosifone per sfuggire al freddo implacabile, le sorelle italiane Francesca ed Elisabetta Grillo da un decennio al suo servizio, sostengono che Nigellissima condivideva sì ricette di Natale e altre delizie dai canali della Bbc o dalle pagine dei suoi libri, ma era nel frattempo una cocainomane dedita all’uso quotidiano di stupefacenti.

O meglio, lo fanno gli avvocati, visto che le sorelle Grillo devono difendersi dall’accusa di Charles Saatchi, il miliardario e collezionista spostato in seconde nozze da Nigella, di aver abusato della carta di credito affidata loro per lavoro, utilizzandola invece per spese personali da centinaia di migliaia di sterline.

Per dire: 4.700 sterline in voli per New York, un conto da 1.200 sterline all’hotel Ritz a Parigi, articoli di Miu Miu e altri stilisti. Eppure, sante donne, si sono lamentate di essere trattate dalla coppia «peggio di schiave filippine».

Cosa c’entra in tutto questo Nigella Lawson?

C’entra sì. Avrebbe acconsentito alle spese (condizionale obbligatorio non essendo ancora dimostrato nulla) purché le sorelle Grillo nascondessero al marito gli abusi di cocaina. Di conseguenza Saatchi scrive mail come quella letta in aula nel processo:

«È chiaro che adesso le Grillo se la caveranno sulla base del fatto che tu eri così sconvolta dalle droghe che hai permesso loro di spendere a piacimento… E sì, credo a ogni loro parola»-

Cosa succede ora a Nigella?

Prima ipotesi: le voci vengono confermate, il crollo d’immagine da dea del focolare a tossica da internare in un rehab è talmente verticale che mette a rischio l’intera carriera della nostra.

Seconda ipotesi: alla telechef è impossibile voler male, lo abbiamo detto, l’opinione pubblica e noi spocchiosi foodie al di qua e al di là dell’Atlantico chiudiamo  un occhio sull’abuso di droghe. E’ successo tante volte che non ci sarebbe niente di strano. Anzi, i primi segnali su Twitter sono andati in questa direzione con oltre 500 twit di supporto al minuto da parte dei fan.

Prendiamo Anthony Bourdain, per esempio. Altro celebrity-chef che in Kitchen Confidential, il suo libro più famoso, non ha certo nascosto la dipendenza dalle droghe: marijuana, cocaina, eroina, acidi. Dal suo racconto viene fuori come nelle cucine dei grandi ristoranti della East Coast americana le droghe abbiano la funzione di lubrificante sociale, indispensabile per rendere l’ambiente di lavoro meno ansiogeno e più ispirato.

Del resto, la droga come stimolo alla creatività è una storia vecchia. Come stimolo alla creatività degli chef, anche.

Ci avete chiamato “bacchettoni” quando nel primo post dedicato alle disavventure di Nigellissima abbiamo esternato la nostra tristezza per ciò che stava accadendo, ma l’idea che le più raffinate cene della nostra vita, o anche l’intrattenimento più coinvolgente, nascano da uno stato di alterazione dovuto alle sostanze stupefacenti non è facile da accettare.

Oppure bisogna semplicemente fregarsene, che ognuno faccia ciò che vuole e punto?

[Crediti | Link: Dissapore, Corriere, Daily Mail]