di Riccardo Campaci 27 Gennaio 2015
Nutella e bimba

Che mondo sarebbe senza Nutella? Provate a chiederlo alla simpatica coppia francese di Valenciennes, che si è vista negare dal tribunale della sua città la possibilità di chiamare “Nutella” la loro bimba, nata verso l’inizio dello scorso autunno. La notizia arriva dal quotidiano francese La Voix Di Nord, poi ripresa dai principali quotidiani internazionali, che non lesina dettagli su questa curiosa e zuccherosa vicenda.

Non si sa di preciso quali fossero state le motivazioni dei coniugi francesi, oltre alla sfrenata passione per la crema alla nocciola più popolare del mondo. Certo che se l’avessero fatta franca, riuscendo a chiamare la figlia Nutella, un eventuale figlio maschio non avrebbero potuto non chiamarlo “Pane”, alla francese “Pain”. “Pain et Nutella” sarebbe stata la coppia perfetta.

E invece no, il giudice – forse diabetico – ha impedito tale battesimo all’insegna della spalmabilità: “Il nome “Nutella” dato alla bambina è il nome commerciale di una crema spalmabile – ha sentenziato il giudice – è in contrasto con l’interesse del bambino, ed essere chiamato con un nome del genere non può che portare a prese in giro o a considerazioni denigratorie”.

Oltre a queste condivisibili motivazioni, un giorno potremo spiegare alla bambina, divenuta ormai donna, il rischio corso per il potenziale sfruttamento di un marchio conosciuto. In quel di Alba, patron Ferrero avrebbe potuto inalberarsi non poco… o chissà… forse avrebbe assunto seduta stante la ragazza come testimonial per il mercato francese.

Senza dimenticare l’ormai popolare campagna Nutella Sei Tu, dove l’azienda invitava tutti a personalizzare l’etichetta con il proprio nome.

Per la bimba francese ogni barattolo sarebbe stato automaticamente personalizzato con il suo nome. Ovunque. Nel mondo. Sta di fatto che alla fine non lo sapremo mai: la coppia ha dovuto accontentarsi del più banale “Ella”, senza Nut.

Che equivale a comprare un barattolo di Nutella e scoprire che fra gli ingredienti mancano le nocciole.

Tutta colpa dei francesi, che dal 1993 hanno reso molto più liberale la politica riguardo all’anagrafe (prima del 1993 i nomi utilizzabili per i neonati erano limitati a quelli dei santi celebrati nello stesso giorno della nascita dell’infante), ma a quanto pare non così liberale da permettere battesimi gastronomici.

La stessa sorte era infatti toccata a un’altra coppia che ha tentato di chiamare la figlia “Fraise” (fragola): anche in questo caso il nome sarebbe andato contro l’interesse della bimba, prestandosi a storpiature, come la locuzione francese “ramène ta fraise” che potremmo tradurre con un indelicato “vieqquà!”. E fu così che Fraise divenne Fraisine, vezzoso e più fragoloso.

Okay ora lo sappiamo: in Francia guai a confondere il cibo con i santi, loro hanno le idee chiare quando si tratta di anagrafe.

Ora però chi glielo dice ai francesi che in Italia c’è in giro gente che è riuscita a chiamare la figlia “Chanel”?

[Crediti | Link: La Voix du Nord, Guardian, Washington Post. Immagine: Flickr/Denné Alise Photography]

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