di Giorgia Cannarella 3 Ottobre 2013
nutella sei tu

Vincenzo non l’ha chiamato nessuno. Per i compagni di scuola era quattrocchi. Per la fidanzata nell’intimità è sempre stato Cicci (poveraccio…). La figlia come altro lo deve chiamare se non papà. La moglie manco gli parla. Per fortuna c’è il vasetto di Nutella, sempre più consolatorio, a ricordargli la sua identità. Di essere umano e consumatore.

Annunciata dal trionfale spot tv arriva la nuova campagna: Nutella sei tu.

L’idea del trust di cervelli del marketing Ferrero spiegata a un bambino di 5 anni è questa: siccome per gli italiani Nutella è, al netto della deprecabile lista degli ingredienti, sinonimo di crema alle nocciole – anzi, proprio di cioccolato, fa parte della nostra storia. E per converso, noi della sua. Quindi ci meritiamo il privilegio di mettere il nostro nome sul vasetto, ma soprattutto quello dei più piccoli (a meno che non si chiamino GianDomenico) prima lettera in nero, le altre in rosso.

D’altronde il marketing dà forma al pensiero comune. E ai nostri desideri. Perché ci piace pensare di contare e di orientare i consumi. Se non ne siete convinti non entrate a Scienze della Comunicazione.

L’idea è stata collaudata nei mesi scorsi in Belgio, Francia e Spagna. Per darvi le proporzioni del successo: in Spagna, due ore dopo l’inizio della vendita, le mille etichette personalizzate erano già esaurite. Ovvia la decisione di Ferrero: si replica in Italia.

All’inizio solo sulla pagina Facebook, come riconoscimento ai clienti più fedeli. Poi la campagna è andata ufficialmente online, le etichette personalizzate messe a disposizione di noi comuni mortali, comodamente ordinabili sul sito.

Quasi superfluo ricordarvi l’illustre precedente di Condividi una Coca Cola. Definire quella campagna fortunata è riduttivo, basta un numero: il traffico sulla pagina Facebook è aumentato dell’870 per cento. Virale è dire poco. Drammatico rende meglio.

Insomma, il debranding funziona – oggi si leva il marchio del tuo prodotto per sostituirlo con il nome del cliente. O con una dichiarazione d’amore. O con le analisi del sangue. O con qualsiasi altra scritta che identifichi il prodotto come tuo, tuo e di nessun altro.

Anche se.

Ricordate cosa successe con il World Nutella Day, l’evento lanciato nel 2006 dalla blogger Sara Rosso? Ferrero le scrisse una lettera di diffida dall’utilizzo del marchio, salvo ritrattare dopo le critiche di mezzo mondo.

Perché Nutella siete voi, d’accordo, ma senza esagerare.

[Crediti | Immagine: Facebook]