di Riccardo Campaci 23 Giugno 2015
Nutella americana vs nutella italiana

E’ meno dolce. Meno liquida, anche. Dimenticavo, ha più nocciole dentro“. Ogni leggenda ha i suoi miti e tra gli adepti al culto di Nutella si sussurra da tempo la superiorità della versione italiana (cioè prodotta in Italia) rispetto a quella che finisce sugli scaffali americani (prodotta in Canada). Esistono delle prove? Solo quella tendenza del marketing internazionale nota come “localizzazione” che vorrebbe Nutella commercializzata con cinque ricette diverse. Come dire: stesso marchio, prodotti diversi nel mondo.

Tempo fa con un lungo e acuto articolo il Washington Post ha ficcanasato all’interno dei due barattoli, uno italiano l’altro americano, per scoprire eventuali differenze. Con l’aiuto di uno chef, ha persino cercato di ricostruire le dosi degli ingredienti, presenti in quantità diverse. Verdetto favorevole alla versione italiana tuttavia empirico, cioè non sostenuto da prove inoppugnabili. 

E’ a questo punto che s’inserisce BuzzFeed, sottoponendo i due diversi barattoli di Nutella al giudizio di tre giovani italiani e tre americani. Il popolare sito di goliardia virale ha messo nero su video il tentativo delle sei ignare vittime di riconoscere in quale vasetto si nascondesse la crema spalmabile italiana e in quale la versione americana.

Le reazioni dei sei giovani, fateci caso, sono all’insegna dei pregiudizi, i ragazzi fanno un po’ la figura dei fighetti boriosi sbugiardati dalla realtà.

LA STUPITA

La prima protagonista italiana (la “Stupita”, con la “t”), sguardo dubbioso e voce rotta dall’agitazione, non riesce ad “immaginare un mondo con diversi tipi di Nutella”; la collega americana (“Italiofila”) mette subito le cose in chiaro senza preoccuparsi di nascondere il suo amore per il made in Italy.

“La Nutella italiana sarà probabilmente migliore e saprà meno di conservanti” afferma con la calma di un’assaggiatrice professionista.

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LO SGAMATONE

Troppo sicuro di sé il primo assaggiatore italiano, lo sgamatissimo della situazione, versione hipster di Fiorello ai tempi del Karaoke, autoproclamato “esperto di Nutella” inevitabilmente condannato alla classica figura da cioccolataio, anzi, in questo caso da nutellaro.

I NERD

La lista dei sei casi umani prosegue con i nerd americani, occhiali anonimi e t-shirt del pigiama addosso uno, occhiali meno anonimi e camicia da taglialegna l’altro.

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Iniziano analizzando la confezione, con l’affusolato barattolo in vetro di Nutella italiana che riscuote consensi e adorazione, mentre la più pratica confezione in plastica di Nutella americana (dove c’è pure scritto “non mettere nel forno a microonde”) è sinonimo di delusione.

Ecco l’analisi visiva: nessuno nota differenza di colore tra i due esemplari tranne l’ultimo italiano del sestetto, lo chiameremo “Acuto”. Sembra essere sul pezzo, sicuro di sé ma senza protervia. Con compostezza identifica il colore più scuro della Nutella italiaca. Per tutti gli altri è cilecca.

L’analisi olfattiva e gustativa è una sfida confusa per stabilire sapori, cremosità e grado zuccherino dei due barattoli.

“L’Acuto” nota solo una differenza nella consistenza delle due versioni: più viscosa la Nutella italiana più liquida la seconda. Gli altri fanno a gara a chi dà la risposta più casuale.

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L’ITALIOFILA

Il responso è un trionfo al femminile: le ragazze riescono a riconoscere le due versioni. “L’italiofila”, in un raro moto anti patriottico per un americano si spinge a dire che “L’Italia fa le cose meglio di come le facciamo noi”).

Per la “Stupita” la versione Americana è addirittura “completamente diversa di sapore.”

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Bocciati tre quarti degli uomini. In tre non ne azzeccano una, confermando le doti gustative di un paracarro.

Come volevasi dimostrare “l’espertone” sbaglia rimediando una figura di palta che mette a rischio la fornitura a vita di panini della nonna.

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Solo “l’Acuto” tiene alta la reputazione della categoria maschile e riconosce le diverse versioni di crema spalmabile, proclamandosi con ostentata sicumera “intenditore di Nutella dal 1991”.

Alla fine, l’esperimento di Buzz Feed sbugiarda i gastrofighetti, che direttamente o meno sembra essere lo sport preferito delle multinazionali, vedi McDonald’s, e dimostra l’essenza del marketing, cioè che di fronte a informazioni manipolate le reazioni degli esseri umani vengono distorte.

[Crediti | Link: Dissapore, Washington Post, immagini: Valentina Campus]