di Giorgia Cannarella 12 Dicembre 2013
Nutella - Catena del valore

È grassa, poco salutare, ha alimentato gli incubi esistenziali notturni di Nanni Moretti, ma alla fine è amata incondizionatamente. A volte la maltrattiamo, in fondo però le vogliamo bene. Pensiamoci, la Nutella è uno dei prodotti italiani più conosciuti e venduti sul pianeta. Un po’ la cosa ci inorgoglisce: ci ricorda che in qualche campo, il nostro bistrattato paese, è ancora capace di dire la sua.

Insomma, viva il made in Italy!

Made?

In?

Italy?

Proprio sicuri, sicuri?

Facciamo che prima date un’occhiata approfondita alla mappa qui sopra, realizzata da OECD, Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo in versione americana, in un suo studio sulla globalizzazione di massa.

Certo, la Ferrero è nata in Piemonte, ma gli ingredienti di italiano hanno ben poco. Le nocciole vengono dalla Turchia (niente tonda gentile delle Langhe, qui), il cacao dalla Nigeria, lo zucchero dal Brasile o dall’Europa, l’olio di palma (che tanto fa discutere) dalla Malesia, la vaniglia dalla Francia.  Insomma, materie prime che poco hanno a vedere con quelle della prima Nutella, nata nel 1964 da Michele Ferrero rivisitando la ricetta del padre Pietro, pasticcere di Alba. E l’ha rivisitata mica male, se nel 2009 Forbes l’ha messo al primo posto nella classifica degli uomini più ricchi d’Italia (e 28° nel mondo).

Certo, poi tutto si produce negli stabilimenti di Alba e Sant’Angelo dei Lombardi, direte voi. Beh, non proprio: le 18 fabbriche (e i 22.000 dipendenti) sono dislocati tra Canada, Brasile, Argentina, Russia, Europa. No, dico, pure in Australia. Stesso discorso per le 41 società operative. E la Ferrero International S.A. ha sede a Findel, nel Granducato di Lussemburgo. Internazionalismo abbacinante!

Un capolavoro di organizzazione, che ha reso la Nutella un prodotto perfettamente multinazionale, di cui ogni anno vengono vendute 250.000 tonnellate in 75 paesi. La fonte maggiore dei ricavi della Ferrero, una sciocchezzuola tipo 7,8 miliardi di euro l’anno.

Di cui solo il 20% viene dall’Italia.

E se tutte queste cifre vi hanno un po’ confuso, guardate qui per sapere quante persone iniziano la giornata con pane e Nutella.

All’estero, l’immagine del marchio è ancora ricondotta al Belpaese. Ma, soprattutto, siamo noi italiani a reclamare la crema alle nocciole come roba nostra. E a difenderla quando all’estero la accusano di essere troppo calorica o di fare pubblicità ingannevole, tanto per dirne due.

E siamo sempre noi i primi a schierarci dalla sua parte quando la si confronta con altre creme spalmabili. La Nutella è sempre la Nutella.

Alla luce di quella mappa, forse dovremmo rivedere il concetto di italianità. E smettere di saltare in  piedi quando si parla di vendite alla svizzera Nestlè.

[Crediti | Quartz, Dissapore, Nutella, immagine: Quartz]