Open Baladin Fest 2015: festa popolare della birra artigianale

Torino: un week end (quello appena passato) caldo e un po’ sonnacchioso. Molti turisti per le vie del centro ma diversi bar sono chiusi o ancora in vacanza. E a noi poveri assetati chi ci pensa? Chi ci offre una birra rinfrescante? Ovviamente l’Open Baladin Fest, seconda edizione, organizzato da Birra Baladin. “Chi altri?”, direte voi, e in effetti avete ragione.

Nel senso che se un marchio si può permettere di creare un evento e far partecipare anche i concorrenti, forse ha davvero qualcosa in più.

teku open baladin fest torino 2015stand open baladin fest torino 2015spine birre open baladin fest torino 2015

Il mood è quello di una festa popolare, ma invece che le solite birre alla spina un po’ insipide, qui i birrofili hanno trovato pane per i loro denti. Il format è semplice: cibo (buono), musica, un tocco di show (con la cotta in piazza, gli incontri moderati da Kuaska, super esperto del settore, l’esibizione degli skater) e ovviamente fiumi di birra artigianale.

Matterino (Teo) Musso, guru della birra artigianale in Italia e logo umano della linea Baladin, si è creato un evento che rispecchia tutto il suo credo. L’Open Baladin Fest, lo dice la parola, è open: come la ricetta aperta e modificabile della birra, open come la rete di birrerie Baladin “aperte” alla vendita e alla promozione non solo del marchio di casa, ma di tanti altri birrifici italiani.

Birre vive a prezzi popolari: una sorta di paradiso in terra per i maniaci del luppolo. Ad assaggiarle tutte, insomma, la festa popolare di Baladin si potrebbe paragonare ad un’impegnativa giornata a Vinitaly, roba da non ricordarsi più dove si è parcheggiato la mattina stessa.

kuaska open baladin fest torino 2015

L’anno scorso c’erano state codazze mostruose e un po’ scoraggianti alle casse.

Quest’anno invece erano attive le prevendite: 2 euro per ogni gettone, ossia per ogni degustazione in formato teku (il bicchiere creato da Teo Musso, rieccolo, e Kuaska). Torna il concetto “open”: prezzi alla portata anche degli studenti fuori sede.

prezzi open baladin fest torino 2015

Due gettoni per un trapizzino in trasferta torinese, stupendo cibo di strada inventato a Roma, e 3 per un hamburger.

Come a dire che anche la pratica di “asciugare la bevuta” è rimasta nei ranghi di una spesa sostenibile. Niente fighetterie, insomma, né panini con ricarico stratosferico. Il pubblico ringrazia.

teo musso open baladin fest torino 2015

Teo Musso, più corteggiato di Belen, ma mai in preda all’ansia da bolgia organizzativa, dixit:

“Abbiamo 160 spine diverse, frutto di una selezione che quest’anno è stata di alto livello. Questa più che una manifestazione è una bella festa, dove la gente viene a divertirsi. E’ una bella giornata, fa caldo, speriamo di bissare il successo dello scorso anno e arrivare intorno ai 20mila visitatori.”

folla open baladin fest torino 2015skater open baladin fest torino 2015

Piazzale Valdo Fusi: ampia conca pedonale utilizzata pure come skate park e dominata da Casa Canada (“abbandonata” dalla fine delle Olimpiadi invernali).

E’ qui che il buon Teo ha pensato di creare la nuova sede del terzo episodio (dopo Roma e Milano) della saga dei locali a marchio Open Baladin.

interno birreria open baladin fest torino 2015

Festa dentro la festa: la gente beve, si diverte e sbircia dentro e fuori dalla birreria.

Dentro è l’impero indiscusso di Mr Baldain, appena fuori ci sono le spine dei birrifici forestieri e gli stand di street food. Ma lo sappiamo che chiamare “street food” il trapizzino è un po’ riduttivo. Decisamente riduttivo.

stefano callegari open baladin fest torino 2015trapizzino open baladin fest torino 2015trapizzino open baladin fest torino 2015

I torinese, ormai, le conoscono tutte queste cose buone, visto che Slow Food e Salone del Gusto hanno fatto scuola.

I turisti di passaggio, invece, si sono trovati catapultati in una delle più alte concentrazioni di cibo da gran salivazione: innanzitutto  l’inventore Stefano Callegari che dirigeva di persona i lavori di farcia del Trapizzino.

Poi hamburger, gnocco fritto, focaccia di Recco, lampredotto fiorentino, le bombette di Alberobello. E, udite udite, i ricoperti alla birra e alla cola Baladin di Pepino. Alla faccia.

ape pepino open baladin festpatata ripiena poormanger torino stracciata pugliese

Menzione d’onore per i torinesi Poormanger con le loro patate ripiene al forno (da provare la new entry in versione estiva all’insalata di polpo e olive taggiasche, ma anche il ripieno più classico con la stracciata pugliese).

Sì, scusate, mi sono perso un attimo nello street food (mi capite, no?), torniamo alle birre. Insieme ai padroni di casa, Baladin e Birra del Borgo ovviamente, la lista dei birrifici presenti metteva i brividi. E considerate che per ciascun birrificio c’erano due birre, fatevi il conto.

lista birre open baladin fest torino 2015

Foglie d’Erba, Toccalmatto, Brewfist, Montegioco, Extraomnes, Del Forte, Olmaia, Clandestino, Vecchia Orsa, Birrificio Italiano, Birrone, solo per citare alcuni.

Bilancio della giornata: decisamente positivo.

E, per capirci, il picco della festa per me sono state le degustazioni della Zest di Extraomnes, l’Utopia di Vecchia Orsa, Babel di Foglie d’Erba e una “pulita” Violet Shared di Opperbacco.

C’eravate? Avete bevuto qualcosa di imperdibile che mi è sfuggito?

Andrea Soban Andrea Soban

31 Agosto 2015

commenti (22)

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  1. Avatar gentilezza ha detto:

    grazie per questo resoconto. La Zest è uno dei motivi per cui vale la pena vivere.
    Però per favore, pietà: non se ne può più di sto Trapizzino, sono 4 anni che ne parlate. Abbiamo capito.

  2. Avatar Yuri ha detto:

    Buongiorno, io c’ero questo è il miglior ricordo che ho di una serata davvero fantastica dove ho potuto condividere con mia moglie un po’ di assaggi di queste magnifiche leccornie e voler fare una classifica … Sicuramente al 1º posto TRAPIZZINO di cui non mi sono ancora convinto se il panino è fritto o cotto al forno, ma farcito con la trippa alla romana è la morte sua. Subito a seguire la patata Pormager che noi abbiamo farcito con polpo e olive taggiasche e poche parole per descrivere la loro bontà, in fine per non farci mancare nulla il Lampredotto! E come si usa a Dissapore questo è PIATTO !! Tutto innaffiato con una birra UMBRA rossa decisamente equilibrata nella fattispecie la calibro 7 molto apprezzata …

  3. Avatar Marco ha detto:

    Tornato anche quest’anno e questa volta la domenica sia a pranzo che a cena… stupendo tutto… 1000 volte meglio la patata con stracciatella pugliese che il trapizzino…

  4. Avatar Zugni ha detto:

    si però occhio a non chiamare AISAC la birra ISAAC!! Pena? cartellino giallo!

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Bisogna essere comprensivi: tieni conto che in alcune foto fa capolino anche… il bicchiere di plastica 🙂

  5. Lucia Lucia ha detto:

    Torino, la gente che non la vive la cita ancora per la Fiat. E invece, ecco il Paradiso a base di luppolo e Poormanger. #gnam

  6. Avatar konami ha detto:

    Teo Musso è un grande e un genio, ma le sue birre baladin sono e sono state sempre solo discrete e da tempo non hanno nulla di artigianale e si trovano nei supermercati (molto care) accanto alle poretti 50 luppoli… Da qui ad osannarlo come il Mikkeller italiano c’è ne vuole secondo me

    1. Avatar Graziano ha detto:

      Io finora ho provato solo la Nora, la Super e la Super Bitter, e le ho trovate buone, anche se le prime due un pò troppo stucchevoli verso la fine, per me.
      Io adoro le belga, e le trovo ancora superiori alla maggior parte delle italiane.
      A Musso però va dato atto di aver dato una grande scossa e il via al movimento artigianale italiano, merito non da poco.
      E se oggi il movimento italiano è tra i più vivi in Europa, lui ha i suoi meriti.
      Sul discorso prezzi, vedo che ora le sue birre si trovano anche a 7/8 euro (75cl), un buon prezzo, mentre altre italiane stanno sui 10/12 e anche più (ma in Italia c’è anche il discorso tasse, che è lungo da esporre).
      Personalmente continuo a preferire una Rochefort, una Westmalle, una Orval, una Tripel Karmeliet, una De Dolle o una Ayinger a prezzi ben inferiori…anche se ogni tanto qualche artigianale italiana la prendo, per curiosità.

  7. Avatar Bernardo ha detto:

    Una frase in questo articolo mi ha un po’ stupito, ovvero “Nel senso che se un marchio si può permettere di creare un evento e far partecipare anche i concorrenti, forse ha davvero qualcosa in più.”.

    Anche Birra del Borgo organizza una festa ogni anno in cui invita a partecipare tanti birrifici italiani e non solo.
    Nelle birrerie Open si trovano in degustazione tutto l’anno anche birre di altri produttori.

    In generale il movimento brassicolo vive di condivisione e non di concorrenza, penso che qualunque produttore leggendo una frase come quella sopra avrebbe la mia stessa reazione abbastanza stupita.

    Forse sarebbe meglio documentarsi un po’ meglio la prossima volta prima di scrivere 😉

    1. se proprio la raccontiamo tutta Birra del Borgo gioca in casa essendo Di Vincenzo socio del progetto Open.
      Ribadisco che oggi un marchio forte come Baladin (forse il più famoso in Italia) potrebbe permettersi (con Birra del Borgo ) di farsi un evento per i fatti suoi.
      Onore al merito che opti per la condivisione (come Birra del Borgo, e altri , del resto…)

    2. Avatar Paolo ha detto:

      C’è anche un altro aspetto non secondario, gentile Andrea: le caratteristiche specifiche del prodotto ma soprattuto del consumo di birra. Che a differenza di un paio di scarpe, piuttosto che di una pizza, non si esaurisce in un singolo atto di consumo, ma generalmente “va lungo”;
      aggiungi poi quella sorta di effetto calamita, che aumenta la propensione al consumo e alla socialità con l’aumentare della disponibilità del bene: la birra si consuma bene, si consuma di più, quante più persone e varietà di birra hai a disposizione.
      Per questo non deve sorprendere la partecipazione dei “concorrenti”: essi sono tali in quanto aziende, mentre dal punto di vista della festa e del fatturato sono tipicamente un ottimo carburante per allargare e ampliare il fatturato.
      Insomma: anche se il marchio è così forte da reggere anche una manifestazione proprietaria, è lungimirante il fatto di averla aperta 🙂

  8. Avatar gumbo chicken ha detto:

    Per evitare le code allucinantI (sabato sera) e/o le birre esaurite (domenica sera) stavolta siamo andati all’ora di pranzo. Code: nessuna. Però c’erano solo circa 2 metri quadrati di ombra in tutta la piazza sotto piccoli gazebi che riuscivano a riparare solo pochi tavoli – ovviamente tutti pieni. Quindi…ci siamo magnati i trapizzini (buoni!) accompagnati da tre diverse IPA e poi…prima di squagliarci al sole abbiamo rimandato gli assaggi alla prossima edizione!

    1. Avatar Paolo ha detto:

      ‘Birra esaurita’???
      Continuiamo così, facciamoci del male (cit.)

    2. Avatar MAurizio ha detto:

      E dopo tre birre a pranzo (bevute sotto il sole …) poi che avete fatto ?
      Pennica fino alle 18 ? 🙂

    3. Avatar gumbo chicken ha detto:

      No. Ci siamo diretti prima verso l’Essenza del Gelato visto che non l’avevamo mai provato (per la cronaca, molto buono) e poi verso Mulassano per una dose di caffeina per evitare l’abbiocco! 😀

    4. Avatar Nome ha detto:

      Alla Moretti non sarebbe mai successo di esaurire la birra: questa è serietà! 🙂

    5. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Non era la Baladin esaurita, ma la maggior parte delle circa 150 birre da assaggiare! (sempre riferita della domenica sera della scorsa edizione)

    6. mi è stato raccontato che lo scorso anno c’è stato un problema coi fusti, non più aperti dopo un certo orario per evitare di dover gettare quelli non finiti
      Quest’anno si è optato per un sistema diverso

    7. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Buono a sapersi per la prossima volta, allora. C’è da dire che se quello era il problema di volontari disposti a sacrificarsi per evitare di sprecare i fusti non finiti non finiti ne avrebbero comunque trovati facilmente… ;-))))

  9. Avatar Simeone ha detto:

    La prossima volta che qualcuno ci va mi fa il piacere di chiedere a questo fenomeno di Musso che fine ha fatto la fantomatica birra affinata in barriques di molti produttori vinicoli che collaboravano con Eataly? (Barriques ovviamente regalate, eh!) Grazie in anticipo.