Eataly sì, Eataly no, Eataly gnamme, se famo du spaghi

Aperture abusive, applausi abusivi, endorsement politici abusivi, abusi culinari abusivi;

tanta voglia di ricominciare abusiva.

Cacio e pepe sovraprezzate, mozzarelle gelate, lavori in corso truccati che paiono lavori in corso terminabili; il lievito madre del panificatore è coollissimo.

Gelati e piadine, torroni e tortelli, il vino d’annata, una birra artigianale

Eataly sì, Etaly no, Eataly bum, la mattanza impunita.

Puoi dir di sì puoi dir di no, ma questa è la vita.

Prepariamoci un supplì a 2.50€, o rechiamoci alla pescheria: c’e’ un commando slow che ci aspetta per alleggerirci il portafoglio un po’.

Tranquillo Farinetti, non mi denunciare! Sono un tuo fan e la parafrasi de La terra dei cachi è diritto di satira. Anzi facciamo così, mi spiego meglio: sono un fanatico del cibo, un avido e compulsivo ingurgitatore di pane, pizza, pasta e fritti. Ho il pallino del vino e un certo disincanto per l’alta ristorazione, a cui preferisco i godimenti da trattoria.

Insomma ho il profilo dell’entusiasta di Eataly. E in effetti la versione torinese e quella abnorme romana generalmente mi piacciono. Mi ci perdo, mi abboffo; trovo molte cose buone nello stesso posto e potrei passarci le giornate, anche se infastidito da quell’hipsterismo indomito che mi fa guardare con sospetto intorno.

Poi c’è quella voce interiore che mi fa pensare che non tutto l’oro di Eataly brilla, anzi che se metto a tacere la pancia e attivo le sinapsi del cervello mi faccio alcune domande che vedo di sintetizzare.

I prezzi: risparmiamoci la messa del “investiamo sempre meno in cibo di qualità e i pochi soldi che abbiamo li usiamo per orpelli tecnologici e amenità varie”. Al netto della retorica slow, quattro supplì a 10€ nella friggitoria sono una ladrata e Puntarella rossa aveva ragione a affossare la cacio e pepe a 20 euro.

Il reparto pescheria è inavvicinabile, come tanti prodotti di livello con sovraprezzo eccessivo, tipo la farina Mulino Marino a 3,40 € al kg. Per non dire dell’angolo utensili che sfoggia prezzi degni dell’emporio dell’emiro del Brunei. Pure per fare le pentole di qualità è necessario il km zero?

Eataly Roma, scaffalifriggitoria-Eataly-Roma-820x5462a

La qualità non è sempre quella che dovrebbe: L’ortofrutta mi pare sopravvalutato. Mai quanto la mozzarella di Roberto Battaglia (maestro indiscusso) che paga cara le regole dell’immediatezza e del consumo in loco. E chi conosce l’originale sa quanto differisce dalla versione romana. Per non parlare delle mozzarella di altri caseifici tenute gr0ssolanamente in frigorifero.

La pizza del panificio due volte su due era scondita e non vale molte delle pizzerie a taglia che dettano i tempi del mangiare di strada nella capitale.

L’angolo della pasta non fa gridare al miracolo, anzi, registriamo che non è fatta in loco.

Il ristorante Italia non spicca il volo e tutto il resto della ristorazione deve fronteggiare l’abbandono recente e contestuale di Massimo Sola, del suo sous chef Matteo Limoli e del direttore Gerome Bourdezeau.

Cantieri, puzze e simili: L’impatto con Eataly Roma è letale, tra la dimensione di eterno cantiere e la zaffa di fritto che ti avvolge con virulenza.

Dentro un certo spaesamento è inevitabile ma i passaggi sono proprio stretti. Non consiglierei il passaggio tra due arie contigue a chi soffre di claustrofobia. Ma poi è davvero necessaria questa imponenza della struttura? Siamo sicuri che esaurita l’onda lunga della curiosità si possa tenere in piedi un gigante del genere con la sola fidelizzazione della clientela? O con la curiosità dei turisti?

Mi rimane un dubbio. Ovvero se ho centrato lo spirito della rubrica; la mia è davvero un’opinione impopolare?

C’è un pensiero sotterraneo e oppositivo a Eataly che monta indomito. O meglio, quello maggioritario è silente: è quello di chi non ci va proprio perché non sa che esiste, non gli interessa, fa la spesa con abitudine, fatalismo e istinto di sola sopravvivenza; compra le cose al discount, o comunque al supermercato e della territorialità non sa che farsene. Non è a coloro che mi rivolgo visto che probabilmente non conoscono nemmeno Dissapore.

Poi c’è chi fa le pulci a Eataly perché come dice qualcuno in Italia non è ammesso avere successo e ora è tempo che Farinetti paghi la sua intraprendenza e la sua abilità con attacchi anche eccessivi.

Ma fuori da questa dicotomia c’è tempo per ripensare un modello che deve affrancarsi degli aspetti più deteriori della retorica slow e non farsi fagocitare dal voler strafare.

O no?

Voi con chi state?

In precedenza:
Opinione Impopolare – I giornalisti che non pagano al ristorante sono comunque meglio di Tripadvisor.

[Crediti | Link: Puntarella Rossa, immagine di copertina: Serena Eller Vainicher, courtesy by Settembrini]

Adriano Aiello Adriano Aiello

20 settembre 2013

commenti (57)

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  1. Da produttore vinicolo e piccolo (non fisicamente Gourmet) sono alla ricerca di qualità nel cibo. Su Eataly ho poche opinioni essendoci stato poche volte. Nel nord est siamo come al solito abbastanza tagliati fuori, poi se si risiede a Trieste potremmo girare un remake della serie “ai confini dell’Arizona”. L’impressione che ho avuto alla prima visita a Torino di tanti anni fa e’ stata positiva, a prescindere dai prezzi e senza entrare nel merito specifico dei prodotti. Ora questa commistione con Slow Food (da me abbandonata da anni, se voglio fare dei versamenti li faccio verso enti veramente benefici) mi porta a pensare ad un enorme sviluppo commerciale ed ad un ingrandimento eccessivo e poco compatibile con una vera selezione qualitativa. Io nel mio piccolo provo a produrre qualità ma se decuplico quantitativamente la produzione sono in grado di farlo. Del testo business is business….

    1. Eataly apre a Trieste ad autunno 2014, all’ ex magazzino vini. Perlomeno questo e l’accordo firmato con la fondazione CRT poi si sa…fin che no vedo no credo.

    2. Ancora non è definito nulla….probabilmente sarà nel 2015….

    3. Giuseppe ma dove vendi il tuo vino di preciso che io sono di Udine 🙂

  2. Quando sento una delle critiche più comuni su Eataly (prezzi alti, radical-chic, “Ikea del cibo italiano”) mi viene da rispondere ma poi subito mi fermo pensando che non c’è da essere fanatici o difendere un credo personale, non è necessario. Se qualcuno pensa che 8€ per un panino o 10€ per quattro supplì sia una cifra troppo alta, pazienza, quella persona non entrerà mai (più) da Eataly. E’ vero che una delle cose più divertenti di Dissapore è proprio il fondamentalismo più o meno forzato dietro le discussioni più comuni, dal formaggio che va sul cacio & pepe alla mozzarella sulla pizza, però quando queste discussioni vertono sullo Steve Jobs de’ noantri della cucina italiana, beh, non mi risulta più così divertente.

    1. Infatti non c’è nulla di divertente in un posto che ti spilla € 10 per 4 supplì ed € 20 per un piatto di pasta cacio e pepe. E’ oggettivamente uno scandalo bello e buono. Punto e basta.

      Detto questo, se a qualcuno fa piacere farsi derubare, s’accomodi: liberissimo di andarci, ci mancherebbe altro. Ognuno si serve dove preferisce e siam tutti contenti.

      Però poi non indigniamoci quando sui giornali vengon fuori gli scontrini delle trattorie che applicano simili prezzi ai turisti stranieri.

  3. Giusto stamattina stavo pensando che a eataly bologna non si mangia granchè bene, pensa te…!

  4. E BASTA CON EATALY, PER FAVORE! HAI SCRITTO TUTTE COSE TRITE E RITRITE. E I COMMENTI SARANNO TUTTI TRITI E RITRITI, TUTTI COPIA-INCOLLA DEI POST PRECEDENTI DI DISSAPORE.
    E LO SCRIVE UN “FAN” DI EATALY, PERO’ BASTA, DAI…

    1. Dissapore è ciclico GROM-EATALY-BONCI-GROM-EATALY-BONCI-GROM-EATALY-BONCI-GROM-EATALY-BONCI-GROM-EATALY-BONCI…

    2. Aggiungerei Cracco e tutto il cast di MC.

  5. Sinceramente non capisco i media legati all’enogastronomia. Prima tutti si sperticavano in lodi ora solo critiche. Il fatto reale è che eataly soprattutto Roma (l’articolo si riferisce a quello) è nato in tal modo e in tal modo è rimasto. Che si tratti della reazione di amanti delusi dall’aver scoperto che la propria Giulietta è un’escort?

  6. Io mi sono sempre trovato bene da Eataly Torino. Certo, i prodotti hanno tutti un sovrapprezzo di circa il 20% rispetto agli stessi trovati direttamente nel luogo di produzione o al supermercato. Però qui si trova una rappresentanza più che degna di cibi provenienti da tutta Italia, e non è poco. Per quanto riguarda i ristorantini, credo che la pizza sia sempre molto buona e la pasta è buona e con porzioni generose. I prezzi sono in linea con quelli del ristorante, 8-10 euro, ma la qualità è quella dei migliori ristoranti/pizzerie. La carne poi secondo me è particolarmente conveniente, 12 euro per un’ottima tagliata con contorno (se non ricordo male) è poco. Spesso ci sono calici di ottimo vino a 4 euro. Non si dimentichi poi che il coperto, che include pane e acqua a volontà, costa 1 euro. Insomma, la cucina mi convince e mi soddisfa il rapporto qualità prezzo. Fare la spesa da Eataly per me è impensabile ma spesso ci sono offerte convenienti su alcuni prodotti, quindi lo vedo come un buon ristorante da cui però esco sempre con qualche acquisto da portare a casa!

  7. Credo che nell’ articolo hai centrato quella che secondo me è la questione di fondo. Eataly è tarata per un target di persone che hanno una capacità di spesa alta, ma che non ha una capacità di discernimento tra cibo di qualità e cibo che fa finta di esserlo. Ovvero tolti alcuni articoli civetta che rappresentano l’ eccellenza, gli altri sono prodotti industriali a volte ribrandizzati a volte identici a quelli venduti a prezzi maggiorati che si trovano nella grande distribuzione. Non c’è nulla di male, ma finiamola di idolatrare Eataly come se fosse il tempio dei Gourmet. I Gourmet da Eataly non ci vanno. Esempio trovate voi da Eataly paste veramente artigianali? Io ne ho viste poche.

    1. PERFETTO, QUESTO E’ IL CLASSICO COMMENTO DI CUI SOPRA.

    2. Quindi, se ho capito bene, ognuno di noi può possedere una sola caratteristica per volta. Se ha i soldi non capisce niente di cibo, ma se capisce di cibo deve essere necessariamente poco abbiente. Almeno adesso lo so e me ne faccio una ragione. Ti faccio notare che se quando parli di paste artigianali scrivi: “Io ne ho viste poche” vuol dire che ci sono. Magari non c’è quella che vuoi tu, ma ci sono. A me Eataly piace anche per quello che ci mangio. E sottolineo “anche” perchè trovo tutta l’idea innovativa e geniale. Mi piace la pizza, anche se non è la migliore che io abbia mai mangiato. Sono contento di assaggiare i piatti che preparano in Osterie che non conoscevo. Sorrido al pensiero della quantità abnorme di alici di Cetara che vengono si sono nel Mediterraneo e spesso penso che se le stesse alici venissero intercettate ad Anzio magari costerebbero meno. Mi piace immaginare Bronte sommersa di pistacchi, o la distesa sterminata delle galline di Parisi. Faccio il corso di cucina con mia figlia e intrugliamo insieme. E mi diverto. Tutto qui. 20-22 euro per un cacio e pepe non ce li spendo. Vado da Salvatore Tiscione e mi perdo nella sua fantastica cremina per molto meno.

    3. Ho detto che chi ha i soldi e capisce di cibo va in altri posti e non da Eataly perchè per comprare la pasta artigianale prodotta in quantità industriale, la crema alle nocciole rimbrandizzata o le paste di meliga delle coop ribrandizzate preferisce andare al supermercato pago meno per lo stesso prodotto.

  8. Rimane il fatto che, che se ne dica Eataly rimane l’unica catena di distribuzione che sta portando il vero made in Italia nel mondo. Faccio notare che l’Italia non ha nessuna catena di distribuzione che porta il made in Italia nel mondo. Francia, Germania c’è l’hanno. E poi ci lamentiamo che l’agroalimentare Italiano nel mondo è falsificato.

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