di Rossella Neri 6 Agosto 2015
pianta avocado

Liberati dai freni inibitori stiamo riscrivendo le regole del bricolage gastronomico. Questa è la lettura ottimista. Più realisticamente: essere i primi guastafeste di noi stessi ci costringe a coltivare sul davanzale di casa persino il grano per fare le tagliatelle.

Io però sto esagerando.

Passino pomodori e cipolle autoprodotte ma non pensavo che sarei arrivata a piantare la frutta esotica nel salotto partendo dai semi (in pratica a costo zero).

Siete tanto citrulli da voler seguire il mio esempio? Armatevi di pazienza, un po’, non tanta, e preparatevi a gioire intimamente per la perfetta maturazione dell’avocado (non come quelli del supermercato che passano dalla consistenza granito alla muffa senza fasi intermedie).

AVOCADO

avocado

avocado2

Recuperate il nocciolo (se riuscite ad arpionarlo con il coltello avete tutta la mia stima), poi praticate dei fori con due bastoncini di legno per creare una croce.

Tenetelo sospeso su un bicchiere d’acqua pieno per metà (l’acqua non deve toccare il nocciolo), dopo circa 8 settimane avviene il prodigio: il nocciolo si rompe e cresce una radice, dapprima breve poi sempre più lunga e alla costante ricerca dell’acqua nel bicchiere.

Dalla parte opposta cresce la piantina da trattare con maschio coraggio: quando arriva ai 15 cm spuntatela di metà della lunghezza.

Se avete fatto tutto bene una volta che la pianta tocca di nuovo i 15 centimetri trapiantatela in un vaso di terra. Da ora in poi potatela senza pietà ogni volta che raggiunge i 30 cm, vi ripagherà con foglie e frutti.

MANGO

mango

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Com’è noto, nessun essere umano nonostante tutta la pratica del mondo è riuscito a staccare l’intera polpa dal nocciolo del mango, ma c’è una buona notizia: non importa. Invece il nocciolo va aperto per estrarne il seme oblungo.

Bene, ora avvolgetelo in un foglio di carta da cucina leggermente inumidita e chiudete tutto in un sacchetto di plastica gonfio d’aria, e attenzione, esposto alla luce diretta del sole.

Dopo due settimane circa dal seme germinerà un embrione di piantina, adesso interratelo e avrete dato vita alla pianta.

ARACHIDI

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arachidi

Servono arachidi non tostate. Ripeto: arachidi non tostate. Nel mio caso, più del supermercato ha potuto la rivendita indiana all’angolo, ormai ce n’è dappertutto anche nelle vostre città.

Altra avvertenza: bisogna piantarle con il guscio, così la pellicola marroncina che le ricopre e le aiuta a germogliare non si deteriora.

Appena spuntano le prime foglioline si rende indispensabile il trapianto in un vaso grande esposto al sole e tenuto al caldo. Adesso siete pronti a scoprire la verità vera: le arachidi sono legumi e crescono sotto terra.

ANANAS

ananas2

ananas

Si inizia togliendo il ciuffo, che poi è quel che si faceva negli anni Ottanta quando portavamo l’ananas in tavola con il Cointreau.

Questo perché le radici si trovano sotto le foglie verdi, nella parte alta del torsolo lunga all’incirca circa 3 centimetri. Mettetelo in acqua a germogliare, non appena inizia a mettere radici trasferitelo nella terra di un bel vaso.

Le foglie del ciuffo originario sono destinate a non sopravvivere, ne spunteranno di nuove rendendovi felici senza eccessive complicazioni, dal momento che l’ananasso è una pianta da appartamento che non ha bisogno di troppe innaffiature.

LIMONE IN TAZZA

limone tazza

limone tazza 2

D’accordo, non è frutta esotica, ma una variante del classico limone che i coltivatori domestici amano piantare nella tazza di porcellana. Una pianta da scrivania esibita per affermare la propria identità.

Prima si raccolgono i semini dalla polpa del limone, poi, dopo averli lavati con molta cura, si avvolgono in un foglio di carta assorbente da cucina (vedi alla voce mango).

Estratti i semi dall’involucro dopo circa due settimane, bisogna metterli in una tazza di porcellana per poi coprirli con uno strato di terriccio leggero e dei sassolini. Fatto.

KIWI

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kiwi 2

kiwi 3

Abbiamo smesso di considerare i kiwi frutta esotica da quando li coltiviamo in Italia, peraltro con una fortuna commerciale insperata. Vabbè, vi dico lo stesso come fare.

Si privano i kiwi dei semini poi si tengono a bagno in una tazzina da caffè riempita d’acqua per una settimana, o sino a quando iniziano a dividersi in due.

Con le temperature sub sahariane di questi giorni i semi si dividono prima, chi vive in montagna o in microclimi particolari può sveltire la procedura appoggiando la tazzina sul motore del computer, per esempio.

E’ il momento di avvolgerli nel solito foglio inumidito di carta da cucina e di mettere il pacchetto dentro un contenitore di plastica. Quando vedete spuntare delle piccole radici è tempo di metterli a dimora.

[Crediti foto: apartmenttherapy, modernparentsmessykids]