di Adriano Aiello 27 Giugno 2012
simone rugiati, cuochi e fiamme

Non sono Vittorio Sgarbi, ma una cosa gliel’ho sempre invidiata. Il cognome. Sei fai l’arrogante provocatore di professione e ti chiami Sgarbi stai già un passo avanti e non ti serve Donald Draper, il pubblicitario della serie Tv Mad Men, per ipotizzare “Sgarbi quotidiani”.

A me per tirare giù questa rubrica di sfoghi settimanali è servito un rapido zapping televisivo nell’ora giusta. Quella in cui Simone Rugiati cucina in mezz’ora scarsa nel suo Io, me e Simone. Titolo cine-megalomane per una trasmissione ad alto tasso di guilty pleasure personale. Piacere inconfessabile, quindi confessione. Bene ho un titolo di rubrica.

Torniamo a noi. anzi al sottoscritto. Sono un rompiballe seriale. Direi categoria sfinente/divertente. Il sarcasmo è l’iperbole sono la mia cifra. Spesso ne abuso. Eppure guardo Simone Rugiati. E gli copio pure le ricette. Quale? La marinatura del pollo con paprica, senape, lime, zenzero e olio profumato al limone per esempio. Si vive di contraddizioni. Fortunatamente.

A dirla tutta il buon Simone è troppo spesso indifendibile. Troppo trendy vanitosetto e troppo metrosexual, con quelle magliette da discotecaro un po’ ricercato. Le posate lanciate, gli ammiccamenti post-adolescenziali. La fuga nello sgabuzzino per parlare con la signora Maria poi, è di un trash così ostentato che se non lo vedi non ci credi. Culinariamente è abile e mediamente sborone, ma ha delle vere ossessioni: lo zenzero, il cipollotto e “che te lo dico a fare”, il fottuto lemon grass. E poi sto pepe. Non è che si può mettere sempre e comunque dappertutto, Simone dai.

Però il Rugiati funziona maledettamente bene e in una televisione alla continua ricerca di un’identità di format e di pensiero il suo show ha ampiamente licenza di visione e si piazza in mezzo tra l’innominabile siparietto nazional-popolare della Parodi e le sofisticatezze stellate con una certa puzza sotto il naso.

Attento ai tempi e ai ritmi televisivi, perfettamente a suo agio con lo spazio scenico (ho lavorato in tv, non sparo cavolate random), Simone sdogana anche quella seriosità montiana mediamente mortificante di certa televisione gastronomica. Sicuramente ai pezzi grossi non piacerà (chissà che pensano di lui i vari Cracco e Vissani…) e pure il 2.0 non è che se lo fili moltissimo. Anche dalle nostre parti non è citatissimo. E se lo è, sono mazzate.

Non è nemmeno un miracolato della tv (non del tutto almeno) e i suoi passi basilari per questo sporco mondo li ha fatti: l’alberghiero, i libri, le comparaste alla Prova del cuoco e pure quel dannato Isola dei famosi. Ormai è difficile scardinarlo. Poi (frivolezza mode on) pare carino, ma ha una forma delle labbra davvero inquietante. Però le mie opinioni in materia di estetica maschile sono equiparabili a quelle di La Russa in termini di dibattito socratico.

Insomma datemi almeno un pugno di motivi per non soffermarmici la sera, quando riposo le mie stanche sinapsi, e prenderò in considerazione la cosa. Altrimenti daje di “ricette che accendono la serata”, erbe cipolline a scartafaccio e paste risottate rapide e indolori.

Con buona pace della signora Maria. E di tutti i rompiballe come il sottoscritto, senza manco le loro strane inconfessabili ossessioni.

[Crediti | Link: Dissapore, immagine: iVid]