Bisogna preservare dall’estinzione gli chef patissier. Flop televisivi a parte, Il pasticcere di un ristorante porta avanti un lavoro solitario e continuo, che richiede lunghe preparazioni, pazienza, precisione e che quasi mai conduce alle luci della ribalta. Come se non bastasse la diffidenza verso i grassi, gli zuccheri e soprattutto il glutine lo sottopone ad una continua ansia da prestazione: immaginate di preparare tutto il giorno la linea per i vostri dolci e a fine serata realizzare che solo un tavolo o due li hanno ordinati.
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Per rendere la giusta gloria a questa figura che tutto sommato ci addolcisce l’esistenza abbiamo raccolto 12 qualità che lo chef patissier dimostra di avere più degli altri chef della brigata,
Quando andate a cena, ricordatevi di ordinare il dessert, avrete salvato un patissier dal declino.
1. E’ più preciso.
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L’ossessione per la misurazione degli ingredienti è tipica della pasticceria. Un pizzico di sale non è una misura valida, così come non lo è un tuorlo d’uovo.
La pasticceria è tutta chimica e qualche grammo di più può far fallire completamente.
2. Non può sbagliare.
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Normalmente in cucina i piatti mal riusciti possono essere salvati, in pasticceria invece sbagliare equivale 99 volte su 100 a gettare tutto nel cestino e ricominciare
3. Inventa dal nulla.
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Mentre gli chef di cucina trasformano un pollo o un’aringa, gli chef pasticceri creano da ingredienti base che saranno tutti completamente irriconoscibili una volta assemblati.
4. Non punta mai tutto sul servizio.
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La proporzione del tempo speso da un pasticcere nella preparazione e nel servizio è di 70 a 30, praticamente l’opposto di uno chef di cucina.
5. E’ il responsabile della prima e dell’ultima cosa che si mangia.
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Spesso si dimentica che il cestino del pane (da cui è impossibile astenersi) è preparato dallo chef patissier.
6. Mantiene la calma quando tutti urlano.
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Lo chef patissier mentre in cucina impazza il servizio, tutti urlano, qualcuno piange, altri si fanno male, vive in un’atmosfera zen fatta di rifiniture, glassature e decorazioni.
7. E’ più veloce.
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Quando un tavolo arriva al dessert normalmente non ha voglia di aspettarlo più di 10 minuti: sono tutti stanchi, forse anche un po’ ubriachi, e vogliono andare a casa.
Probabilmente però hanno concesso a tutte le altre portate molto più tempo d’attesa.
8. E’ quello con gli strumenti meno spaventosi.
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Preferisce piuttosto spatoline, taglierini, sac à poche e al massimo si concede una fiamma ossidrica.
9. E’ generalmente più bravo di Buddy Valastro.
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Nonostante quello che molti pensano, uno chef patissier non passa il suo tempo a preparare torte nuziali a forma di campo da calcio.
10. E’ il più modesto.
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Pur occupandosi di una parte a se stante della cucina, non è mai considerati davvero l’artefice del successo di un ristorante.
Chi sceglie la pasticceria e lavora in una cucina non ha l’ambizione della notorietà.
11. Usa gli strumenti più fighi.
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La planetaria e l’abbattitore sono strumenti di pasticceria gentilmente prestati anche al resto della brigata.
12. E’ un alfiere del lusso.
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Ordinare il dessert in un buon ristorante significa avere una certa disponibilità economica.
Fateci caso: l’antipasto e il primo sono quasi d’obbligo, il secondo è già un apporto relativo, ma prendere anche il dessert, quello è il vero lusso, relegato quasi solo alla cena di compleanno.
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