di Sara Porro 3 Aprile 2014
risparmiare

Bastano alcuni minuti del programma tv Pazzi per La Spesa, dove folli accumulatori di buoni sconto acquistano 30 flaconi di detersivo e 8 kg di farina d’avena per 0.99$ grazie a una programmazione scientifica nell’utilizzo dei coupon, per generare in me un istinto fortissimo a scialacquare denaro in modo dissennato.

Sto sul divano e mugugno: “Certo che, casalinga dell’Iowa, con ‘sta impressionante abilità matematica avresti potuto diventare uno statistico o programmatore, così non dovevi risparmiare sul lavapavimenti”, e interiormente mi convinco che cercare di spendere meno non sempre è la scelta giusta.

Così, giusto per fare qualche esempio:

Pasta
1) PASTA.
Mezzo kg di un’eccellente pasta artigianale costa circa 3€: più o meno il triplo di un’ordinaria pasta del supermercato. Però sono anche soli 2€ in più, cioè una porzione di pasta artigianale costa 60 cent, mentre una di pasta industriale 20 cent (questo è il massimo di aritmetica cui giungo, a Pazzi per la Spesa non mi avrebbero mai preso).

Ora, siete certi di mangiare abbastanza pasta perché questo risparmio abbia un impatto reale sulle vostre finanze? Ne dubito, a meno che non mettiate ogni giorno a tavola sei figli. In quel caso, se aveste applicato il vostro talento matematico all’Ogino-Knaus ora non sareste costretti a essere virtuosi dei budget della spesa (si scherza, eh! W le famiglie numerose).

Gelato alla vaniglia

2) GELATO.
Se il vostro gelato industriale di riferimento costa meno di un litro di latte è il momento di allarmarsi. Meglio comprarlo artigianale: spesso il livello di prezzo non è molto distante. Al bar ho pagato il redivivo Winner Taco 2,20€, quando un cono di gelato di ottima qualità ne costa al massimo 2,50€.

Del primo paghi packaging, marketing, pubblicità, olio vegetale, sciroppo di glucosio. Del secondo, latte intero di alta qualità, panna, zucchero, frutta fresca, uova. C’è altro da dire?

Salmone

3) SALMONE.
Il salmone proveniente da allevamento intensivo è, in pratica, la creatura più satanica di tutto il banco frigo.

Salmone

Non fate finta di non saperlo, visto che persino l’autocompletamento di Google vi sbugiarda (quanto all’Australia: è lontana e piena di creature letali. Inoltre NO ALLA DROGA!).

È molto inquinante, è molto poco efficiente – il salmone è carnivoro, 1 kg di carne ne richiede 5 di altri pesci – e come dice in toni adeguatamente apocalittici questo articolo di Slow Food molto condiviso sui social: “600 000 salmoni che nuotano in una zuppa di muco ed escrementi alimentano le mutazioni di agenti patogeni che si diffondono dall’Atlantico fino al nostro supermercatino sotto casa”.

(“Zuppa di muco ed escrementi”: chi l’avrebbe mai detto che bastava essere un giornalista gastronomico per poter usare questa espressione? Pensavo fosse necessario essere almeno uno scrittore pulp)

Questo è il costo reale del salmone affumicato a fette comprato per pochi € l’etto – peraltro insapore. Quello allevato con criterio, o quello selvaggio, costa cifre importanti. Meglio darsi alla trota affumicata, e riservare il salmone alle occasioni speciali.

frutta e verdura

4) FRUTTA E VERDURA.
Credetemi, sono sensibile alla causa del costo astronomico di frutta e verdura biologica. L’altro giorno, ad esempio, sono stata da Naturasì (come al solito) e ho insacchettato e pesato un piccolo mazzo di asparagi con cui intendevo pranzare. Ho appiccicato l’adesivo sul sacchetto e c’era scritto 6,46€.

Sgomenta, ho temporeggiato intorno all’area frutta e verdura per rimettere gli asparagi al loro posto senza che nessuno mi vedesse, con il fare furtivo dell’adolescente che ruba i trucchi alla Standa. Quindi se ogni tanto comprate verdura e frutta da agricoltura convenzionale capisco, okay?

Però comprate in biologico almeno “la sporca dozzina”, cioè la frutta e verdura che trattengono più pesticidi: mele, fragole, peperoncini piccanti, pomodorini, cetrioli, patate, pesche, sedano, uva, spinaci, pesche noci, peperoni. A questo link (in inglese) alcuni altri consigli per comprare verdura e frutta biologica al risparmio.

uova

5) UOVA.
Tra le molte sorti miserevoli che toccano agli animali negli allevamenti intensivi, la peggiore tra tutti è quella delle galline ovaiole allevate in batteria, impilate le une sopra le altre in gabbie grandi come un foglio A4 dentro capannoni in cui la luce artificiale simula una primavera perenne.

Non c’è nessuna scusa valida per comprare uova cat. 3, ovvero da allevamento in batteria, e alcune catene di supermercati,come Coop, le hanno già messe al bando. Però non va molto meglio con l’allevamento a terra – stessi capannoni, spazi costretti e sofferenze terribili. Le uova vanno comprate biologiche, cat. 0: la differenza di prezzo è, in senso assoluto, minima.

[Crediti | Immagini: Flickr – carlos alberto, Bon Appetit, Andrea Pokrzywinskiandrew moneghittiePietro Izzo]