di Andrea Soban 21 Febbraio 2013
pisacco, hamburger, berton

Sono tre anni che l’aspetto e non arriva mai. Quand’è che potrò mangiarmi lamburgerdiberton, eh, quand’è che smaturo, che qui fra un po’ casco dal pero? Quand’è che potrò mollare tutto (le top ten degli hamburger gourmet più buoni d’Italia aggiornate puntigliosamente morso dopo morso) per darmi ad altro, nonsò, al seitan? Avrò diritto anche io alla crisi di mezz’età?

Ai tempi del Caffè Trussardi di Milano, quando al granitico chef friulano Andrea Berton riusciva di legittimare l’hamburger facendone roba da gourmet (alla poco modica cifra di 22 euro), ho clamorosamente ciccato l’appuntamento. Eppure eravamo così presi dall’ostinazione del granitico chef friulano, dalla sua voglia di sdognare la greve polpettona yankee facendone un brand personale, che se dobbiamo trovare un colpevole per la recente mania degli italiani, giudicare gli hamburger come se fossero crostacei, il sospetto numero uno ha un nome e cognome: Andrea Berton.

Poi le cose tra lui e Trussardi, il suo ex datore di lavoro, sono andate come sappiamo. Da allora Berton firma il menu di Pisacco, Ristorante e Bar in Via Solferino 48, dove Dissapore è stato pochi giorni dopo l’apertura.

Oggi tocca finalmente a me, che prima di entrare mando a memoria, pronto a sconvolgerla, la mia top ten personale dell’hamburger gourmet:

10. BURGHERIA – Torino; 9. AL MERCATO – Milano; 8. DENZEL – Milano; 7. HAM HOLY – Milano; 6. RISTORANTE MACELLERIA MOTTA – Bellinzago (MI); 5. TRICOLORE MONTI – Roma; 4. DAMINI – Arzignano (VI); 3. LUNGARNO 23 – Firenze. 2. M*BUN – Rivoli e Torino e numero 1 vacante, visto che apparteneva per l’appunto a TRUSSARDI ALLA SCALA, Milano.

Mentre scorro freneticamente il menu per trovare subito lamburgerdiberton, lui medesimo, Andrea Berton, si intrattiene affabilmente con alcuni clienti senza divisa da chef, eppure il locale è mezzo pieno. Bizzarrie da cuoco d’artificio?

L’ordine e bello che fatto, i miei commesali si convincono facilmente: fanno tre amburgerdiberton, ognuno col suo grado di cottura, serviti insieme alle chips croccanti, ora senza paprika. Il trasloco dal Caffè Trussardi a via Solferino ha fatto bene al piatto, che scende dai 22 € di allora ai 16 di oggi.

Al netto dei panini consegnati con le cotture a casaccio, tipo roulette russa, il servizio è preciso, gli appetizer arrivano subito a ridosso dei piatti. Come da ricetta, Lamburgerdiberton è composto da carne di controfiletto tagliata al coltello, maionese fatta in casa e insalatina mista (rossa e verde, lollo, riccia, soncino, lattughino). Saporita, cotta come richiesto, la carne manca di un pizzico di sale. Le patatine sono buone e croccanti. Inappuntabile il pane al sesamo.

Però.

Però manca qualcosa: il panino non è questo crossover tra realtà e fantasia che ho sempre creduto. Il suo lascito, in termini di immaginario, non sembra immenso. Ristabilisce le gerarchie? Sconvolge le classifiche? Uhm, con la collaborazione di una maionese sottotono e un filo greve, che ritrovo nelle patate ordinate come contorno (5€) scipite e con la frittura tempura poco entusiasmante, direi proprio di no.

Dopo due caffè (Haiti Komet extra superiore Jamaica del torrefattore Gianni Frasi) e una lunga attesa alla cassa riesco a pagare. Esco da Pisacco con un dubbio. No, sono due, il primo è: perchè i tavolini sono magnetici? (occhio alle batterie di telefonini e tablet).

Per risolvere l’altro ho bisono di voi: sono io che non ho capito lamburgerdiberton (e i miei commensali con me), o sarebbe il caso di non attribuire “influenza culturale” a un panino se non vogliamo colonizzare i cervelli e creare aspettative smisurate?

[Crediti | Link: Dissapore, Decanter. Immagine di copertina: Scatti di Gusto, altre immagini: Andrea Soban]