Adesso i prodotti a marchio dei supermercati li comprano i gastrofighetti

I tortellini di Giovanni Rana a 2,44€ e quelli Carrefour a 1,59€ però fatti nello stesso stabilimento a San Giovanni Lupatoto (VR). Il latte fresco alta qualità di Granarolo imbottigliato ad Anzio, proprio lì dove si fa il latte Conad, 1,60€ il primo, 1€ l’altro. Le penne Agnesi a 1,99€ che in versione Carrefour scendono […]

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I tortellini di Giovanni Rana a 2,44€ e quelli Carrefour a 1,59€ però fatti nello stesso stabilimento a San Giovanni Lupatoto (VR). Il latte fresco alta qualità di Granarolo imbottigliato ad Anzio, proprio lì dove si fa il latte Conad, 1,60€ il primo, 1€ l’altro. Le penne Agnesi a 1,99€ che in versione Carrefour scendono a 1,20€, vendute gomito a gomito e prodotte sempre a Fossano (CN), in via Torino 53. “Silenzio, parla Agnesi” ci costa 79 centesimi.

Chiamatela nostalgia canaglia ma abbiamo recuperato un post del 2009, quando ancora scoprire la cresta pro-pubblicità sul prezzo della marca famosa provocava indignazione, mentre, oltre a nasconderli furtivamente allo sguardo dei più, bollavamo i prodotti a marchio come epifenomeni di null’altra consistenza se non il loro stesso prezzo.

Le cose che nascondi verranno comunque a chiederti il conto vent’anni dopo, pensavamo. Oggi non più, mentre la crisi morde quel che resta dei nostri risparmi, ci domandiamo casomai quali sono le nostre alternative preferite alle marche famose. Oggi che i prodotti a marchio stanno diventando le stelle dei supermercati vogliamo sapere ce n’è qualcuno senza il cui contributo le nostre ricette non sarebbero le stesse.

Com’è potuto accadere?

Fino al 2006, anche se insinuati tra le marche, i prodotti a marchio valevano il 10% delle vendite, poi, per tagliar corto e skippare direttamente agli epici cinque minuti finali della storia, è arrivata l’accelerazione che li ha portati in due anni a sfiorare il quindici.

Ma non è più solo una questione di prezzo.

Oggi Carrefour, Coop, Pam, Auchan o Esselunga oltre ad averne migliorato la qualità, segmentano i loro prodotti con la stessa strategia dei marchi dell’industria, cioè su più livelli di valore, nicchie comprese. Non solo primo prezzo, ma marchi specializzati, bio o comunque green, addirittura equi e solidali. Finalmente ci sembra possibile risparmiare senza rinunciare alla qualità. E in questo ribaltamento di ruoli e valori può succedere che Coop arrivi a rubare lo slogan a Slow Food: “Buono, sicuro, etico, ecologico, conveniente: ecco il prodotto a marchio Coop di cui andiamo davvero fieri”.

E se un tempo i packaging erano volutamente respingenti per attirare budget ridotti e allontanare i gastrofighetti, ora, anche in considerazione del fatto che i supermercati realizzano ricarichi migliori rispetto alle marche, i prodotti a marchio spiccano per la rinnovata fighezza. Forse non è così per tutto, esistono prodotti le cui versioni a marchio ancora non ci convincono, ma il successo dei vini Coop, per esempio, va verso la direzione opposta.

Allora, quali sono le alternative alle marche famose che usate regolarmente? E quali invece i prodotti a marchio da cui è ancora prudente girare al largo?

[Crediti | Link: Dissapore, Guardian, MarkUp. Immagine: Panorama]

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