di Valerio Guiggi 3 Giugno 2015
Cornetti al miele

Ve l’abbiamo detto: Report ha scoperto che i cornetti venduti da Autogrill si possono chiamare “brioche al miele” benché il miele, quello vero, sia soltanto l’8% del ripieno.

A permetterlo è una Legge europea in vigore dal dicembre scorso che si chiama Reg. CE 1169/11. Conoscerla meglio è importante per sapere cosa c’è davvero negli alimenti che compriamo.

Innanzitutto, la legge si prefigge di tutelare le persone allergiche o intolleranti, come i celiaci. Per questo è obbligatorio l’elenco degli ingredienti con gli allergeni indicati in nerettoChiaramente i produttori (pensiamo ad aziende come Nutella o Coca Cola) hanno obiettato: se la ricetta è alla portata di tutti verrà sicuramente copiata; per questo il legislatore ha imposto di scrivere gli ingredienti in ordine decrescente di contenuto, ma senza indicarne la quantità precisa, così da tutelare il segreto.

C’è un’eccezione: bisogna indicare la quantità dell’ingrediente “star” del prodotto. Tornando ai cornetti al miele, il miele appunto. La legge permette di scrivere “cornetti al miele” per pubblicizzare il prodotto, purché il miele ci sia (ovviamente) e ne sia indicata la quantità percentuale.

Dunque leggendo l’elenco degli ingredienti sappiamo che sono in ordine decrescente, quello che è scritto prima è presente in quantità maggiore. 

Facciamo un esempio pratico: gli ingredienti del ripieno del cornetto al miele sono sciroppo di glucosio, miele (8%), zucchero, additivi. Lasciando perdere gli additivi, che sono tracce (un po’ come il sale, non ha “peso” sulla quantità di prodotto) vediamo che il miele è l’8 per cento, quindi lo zucchero nella migliore delle ipotesi è il 7 per cento. 8 + 7 =15. Manca un 85 per cento, che presumibilmente è proprio lo sciroppo di glucosio.

Certo, andiamo per tentativi, non conosceremo mai il contenuto preciso alla virgola ma sapremo che, grossomodo, stiamo mangiando sciroppo di glucosio con vago aroma di miele.

Ora, se compriamo i cornetti confezionati al supermercato troveremo tutte le informazioni nella confezione. Ma per quanto riguarda i prodotti venduti sfusi come i cornetti che troviamo la mattina al bar quando andiamo a fare colazione?

Il locale che vende il prodotto alimentare, Autogrill compreo, deve registrare in un cosiddetto “libro degli ingredienti” le varie sostanze utilizzate, spiega la Legge (con alcune precisazioni normative italiane) proprio come se si trattasse dell’elenco presente nella confezione. Il libro con le informazioni dev’essere facilmente accessibile, può essere consegnato con il menu o lasciato su un tavolino all’ingresso del bar, ma di solito viene tenuto dietro il bancone.

Basta chiedere e si può consultare la composizione del prodotto e scoprirne tutti i segreti, compreso se è stato fornito surgelato (o, meglio, decongelato).

E se una pasticceria fa produzione propria, un po’ come un ristorante che cucina per proprio conto? In questo caso le cose diventano ancora più complesse, perché se i cornetti sono prodotti in proprio è possibile fare due cose:

  • Scrivere nel libro degli ingredienti, ad esempio: Cornetto alla crema (farina, burro, latte, limone, uova); Cornetto al cacao (farina, burro, latte, cacao in polvere).
  • Scrivere piuttosto: Cornetto ripieno (farina, burro, latte, limone, uova, cacao in polvere).

Avete capito la furbizia della seconda soluzione?

Eh, si. Il cornetto è unico e ci metto dentro ciò che voglio. Perché la Legge impone di dire all’allergico al cacao che nei cornetti si usa il cacao, poi se in quel cornetto c’è la crema nessuno può eccepire. L’esercente non mette in pericolo l’allergico, punto.

In altre parole, se al ristorante è finito l’olio di oliva e condisco la pasta al pomodoro con l’olio di semi, magari il cliente non verrà più nel mio locale perché la pasta faceva schifo, ma avendo inserito tra gli ingredienti sia “olio di semi” che “olio di oliva” non incorrerò in alcun tipo di problema. E potrò variare la composizione del prodotto come credo.

Insomma, la Legge è in vigore da poco, vengono chiesti continui chiarimenti ai vari ministeri, e in qualche caso i commercianti approfittano dei buchi normativi.

[Crediti | Link: Dissapore, immagine: Scatti di Gusto]