di Francesca Romana Mezzadri 27 Novembre 2014
Panettone vs. Pandoro

A Natale (che ormai è dietro l’angolo), i buongustai al momento del dolce si dividono in due fronti contrapposti. Da un lato i panettoniani (sostengono la ricetta del panettone), che guai a fargli mancare il dolce lievitato milanese. Dall’altra i pandoriani (sostengono la ricetta  del pandoro), per i quali la festa non è festa senza una fetta della specialità veronese. Ci sono poi i neutrali che, come la Svizzera, al motto “Panettone o pandoro per me pari sono” addentano con ugual piacere l’uno o l’altro.

Ricordandovi che, in caso vogliate (?) farli in casa, le ricette ve le ho date, ecco una carrellata dei loro vizi, virtù e variazioni. Per rafforzare le vostre convinzioni, indurvi semmai cambiare idea, comunque farvi venire un po’ di acquolina.

panettone

PANETTONE E PANDORO A CONFRONTO

Sin dal momento in cui li scartate, vi rendete conto di avere a che fare con due cose diverse, uguali solo nella stazza, che nei formati standard si aggira intorno al chilo di peso.

Del panettone colpisce il buon profumo della lievitazione naturale, solo in un secondo momento arriva quello del burro, che è invece protagonista assoluto della fragranza inconfondibile del pandoro.

Al taglio, le differenze si fanno più nette: se il primo, come suggerisce il nome, ha una pasta dall’aspetto di pane, con mollica morbida dalle grosse occhiature, il secondo è più simile a un panbrioche o a un pan di Spagna, con un impasto più fine e compatto.

Naturalmente, la discriminate più evidente è nella presenza o assenza di uvette e canditi, immancabili nel panettone e spesso sgradite a quanti, alla fine, hanno eletto il pandoro il loro dolce di Natale.

Chi li ama ne coglie il sentore di frutta e di agrumi, ne apprezza la consistenza un po’ appiccicosa e la dolcezza intensa. Chi li odia li scarta e ne fa giardinetti ai bordi del piatto. E voi, come vi regolate?

Crema per pandoro

CREME & CO

Ogni anno a casa mia è un dilemma stabilire se la classica crema al mascarpone, preparata in dosi sempre generose, si abbini meglio al panettone o al pandoro. Nel dubbio, io la mangio anche da sola, a cucchiaiate: hai visto mai che l’assaggio in purezza mi aiuti a chiarirmi le idee?

Comunque, sulla mia tavola non può mai mancare visto che non ci salgono, neanche se regalati, panettoni e pandori arricchiti alla fonte, ovvero farciti, guarniti, ricettati con talmente tanta fantasia da non potersi più fregiare del nome originale.

Sì, lo ammetto, non sopporto le variazioni sul tema e le aggiunte. A mala pena tollero lo zucchero a velo sul pandoro (a volte non lo metto proprio). Però, evidentemente, la gente non la pensa come me, visto che di questi dolci lievitati dalle composizioni ardite sono invase le corsie dei supermercati come i banchi delle pasticcerie.

Mi piacerebbe, sul serio, un vostro parere in proposito. Soprattutto capire perché, partiti da un comprensibile panettone senza canditi, “quelli del marketing” (categoria dai comportamenti spesso curiosi) si siano inventati panettoni e pandori “al qualche cosa”: cioccolato o zabaione, liquore o agrumi e chi più ne ha più ne metta. A chi piacciono davvero?

Tortino con panettone avanzato

RICICLO

Cosa fare dell’uno e dell’altro quando avanzano? Il panettone per anni è stato reinventato in nulla più che pudding e torte paesane. Ma oggi è stato sdoganato e lanciato nel magico mondo di finger food, entrée, appetizer salati. Abbinato a foie gras, pâté, confetture di ortaggi, formaggi, mostarde, persino cotechino, arriva in tavola molto prima del momento del dessert in versione crostino, canapè, sandwich.

Anche in questo caso, grazie a un piccolo capolavoro di “quelli del marketing”, nella fattispecie milanesi, desiderosi di svincolarlo dal contesto tradizionale e anche, perché no, dal periodo natalizio, proponendolo tutto l’anno come prodotto versatile. Riusciranno i nostri eroi?

Il povero pandoro fatica a tenere il passo e, tutt’al più, si fa riciclare in zuppe inglesi e tiramisù, insieme alla sua amica crema al mascarpone, al massimo in charlotte. Oppure? Avete qualche altro spunto per far fuori le rimanenze e ridare vita a una fetta un po’ possa di dolce veronese? Qualcosa di più interessante e goloso di una semplice passata nel tostapane, un velo di marmellata, un tuffo nel caffelatte?

Fatemi sapere: prenderò nota e, dal 26 dicembre, li proverò tutti.

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