di Francesca Romana Mezzadri 17 Febbraio 2015
Cracco, Bastianich, gricia, cipolla

C’è qualcosa nell’aria. Se ne parla, sottovoce, fra colleghi in pausa caffè. C’è chi, arrossendo, confessa che sì, ha ceduto alla tentazione. Altri invece protestano che no, mai e poi mai. La spinosa domanda (lo fai? non lo fai?) è oggetto delle confidenze scambiate dalle giovani mamme fuori dalle scuole, segreto inconfessabile di tante casalinghe.

Tutti e tutte alle prese con un grande dilemma.

No, non si tratta di andare o meno al cinema a vedere il porno soft del momento. Ma di come comportarsi al banco dell’ortofrutta: se tirare dritto davanti alle casette ricolme di bulbi odorosi o, al contrario, afferrare di nascosto una testa d’aglio, o una treccia di cipolle, per usarli nelle ricette romane, precisamente nell’amatriciana e nella gricia, come dicono in tv gli star chef.

Per chi se lo fosse perso, ricordiamo l’episodio che ha dato il via alla querelle su gricia e cipolla.

Durante il duello finale dell’ultima puntata di Masterchef i concorrenti Stefano e Maria sono stati chiamati a una sfida a suon di pasta: Norma, scoglio e gricia.

Il primo a gettare la pietra dello scandalo è stato Joe Bastianich gelando Stefano (che, a onor del vero, ne aveva un gran bisogno, visto quanto stava sudando) reo di non aver messo la cipolla nella padella del guanciale.

Il povero aspirante quarto Masterchef italiano ha sgranato gli occhi, mai quanto Arianna, concorrente romana de Roma che in balconata ha immediatamente espresso il suo dissenso, seppur in toni sommessi.

Del resto, si sa, Bastianich è di New York, qualche strafalcione glielo si può anche perdonare.

L’episodio sarebbe passato sotto silenzio se a rincarare la dose, in fase di presentazione del piatto, non ci si fosse messo Carlo Cracco bacchettando il povero Stefano per l’assenza del contestato ingrediente.

Insomma, sbagliare è umano, ma per perseverare con così tanta caparbietà serve un diavolo di chef.

Dopo essersi attirato le ire del sindaco e del consiglio comunale di Amatrice per l’aglio nell’amatriciana, ora il Carlo nazionale rischia lo scontro con gli abitanti di Grisciano, frazione di Accumoli in provincia di Rieti, che rivendicano la paternità dell’amatriciana in bianco o, secondo i punti di vista, della cacio e pepe con il guanciale.

Prima di lasciarvi ai vostri commenti, ecco allora la gricia secondo me.

RICETTE ROMANE: GRICIA

Per 4 persone, tagliate a grossi dadi o a listarelle spesse 2 etti abbondanti di ottimo guanciale (per ottimo intendo dolce, con il grasso candido, senza parti ingiallite né sentori di rancido) da rosolare in pochissimo olio o strutto, giusto per dare il via al soffritto, finché sono molto, molto croccanti.

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Cuocete bene al dente 400 grammi di spaghetti di diametro importante, oppure grossi maccheroni, scolateli e trasferiteli ancora umidi nella padella del guanciale. Mantecate alternando acqua della pasta, pecorino romano grattugiato (abbondante, anche un etto) e pepe nero a volontà.

Se temete che il guanciale perda di croccantezza, potete fare il procedimento inverso e condire la pasta in una bacinella con il formaggio e l’aggiunta di un po’ d’acqua, pepare e rovesciare su tutto il soffritto.

Attenzione, in questo caso, ad agire rapidamente, pena una pasta tiepidina.

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Personalmente, con questa ricetta sono più che soddisfatta. Però c’è chi l’aglio ce lo mette, eccome, e anche chi sfuma il guanciale con l’aceto o con il vino bianco per sgrassare il condimento (ma una bella pasta alle verdure no?).

E insomma voi, cosa ne pensate?

Ritenete che aglio e cipolla siano il nuovo prezzemolo, da mettere un po’ qua e un po’ là per rivitalizzare piatti altrimenti sempre uguali a se stessi?
Che una puntina di questo o di quello possa servire a correggere, modernizzare, migliorare i gusti?
Che insomma ognuno ci metta quel che vuole basta che cambi il nome?
Che chissenefrega?

O, al contrario, che ricette nate semplici, povere ma belle, tali debbano restare, senza aggiunta alcuna?

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Rossella Neiadin]

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