di Giorgia Cannarella 9 Marzo 2013
Noma, ristorante, copehagen, rene redzepi

Con quante graziose scuse giustifichiamo i nostri abbagli, a chi non succede di sbagliare in fondo, capita a chi fa e altri accomodanti alibi. Però, se ti chiami Rene Redzepi, se sei cioè il più aristocratico degli aristochef, e il tuo ristorante di Copenhagen, dove un menù d’assaggio costa circa 200 euro a persona, è da tre anni il migliore del mondo nelle classifiche che contano, è normale che siano tutti, come dire, meno disposti a perdonare.

Infatti s’avanza come uno tsunami su tutti i media planetari la notizia che 63 persone, a metà febbraio, dopo aver amabilmente pasteggiato in quell’ombelico del mondo gourmet che è il Noma, si sono sentite male a causa del famigerato norovirus, o virus di Norwalk, ferocemente responsabile di crampi intestinali, diarrea e vomito quando contratto da acqua o da cibo contaminato.

Nei giorni scorsi, i funzionari del Fødevarestyrelsen, che pur somigliando a una parolaccia è il Dipartimento dell’Alimentazione danese, hanno ispezionato il ristorante riscontrando, e qui ci vuole il virgolettato “alcuni problemi d’igiene” (ma come, problemi di igiene nel migliore ristorante del mondo?)

Nel rapporto l’agenzia sanitaria ha scritto che “si è ammalato anche parte del personale venuto a contatto con il cibo”, e la diffusione del virus è stata così violenta perchè le cucine del Noma non sono state disinfettate a tempo debito. Per finire, e questa sembra davvero una bizzarria, si è scoperto che nei rubinetti usato dal personale per lavarsi le mani non c’era l’acqua calda. Errori che manco Giggi lo Zozzo, francamente.

Scarna finora la replica del Noma: “la questione ci tocca profondamente, siamo davvero dispiaciuti”, ha detto in un comunicato stampa Peter Kreiner, direttore del locale. “Stiamo ancora cercando di trovare la fonte dell’infezione: probabilmente è stata introdotta nel locale da un dipendente influenzato”.

Per chi ha buona memoria, a marzo del 2009, il Norovirus aveva quasi messo in ginocchio il ristorante di un altro tra i più celebrati chef-star del pianeta, il britannico Heston Blumenthal. Il Fat Duck, 150 sterline a persona, era rimansto chiuso per 15 giorni dopo che 40 persone, colpite dal virus, avevano accusato diarrea e vomito. Allora si scoprì che la causa erano le ostriche e le vongole veraci usate per i piatti “Sound of the Sea” (Suono del mare) e “Oysters, Passionfruit Jelly and Lavender”, depurate in acque contaminate da liquami.

Errare è umano…

[Crediti| Link: Corriere, Dissapore]