di Ilaria Russo 12 Luglio 2014
Ciliege rosse

Inebriata, la scorsa settimana, dalla descrizione d’’o babbà (il babà napoletano) in tutte le sue forme e dimensioni (Orsù, non fate i maliziosi, Rocco Siffredi non c’entra neanche stavolta), avevo concluso parlando del distillato che lo imbeve voluttuosamente: il rum. Voi lo scrivete con o senza acca? O addirittura ron? Cari amici, dipende da che lingua volete parlare.

Se, come l’Albertone nazionale de Un americano a Roma, amate l’ammerican in tutte le sue forme, rum sarà la vostra scelta, giàcché questa è la grafia anglosassone.

Se invece volete cedere al fascino un po’ d’antan du français (antan?), optate per l’esotica acca e scrivete senza esitazione rhum.

rum

Se infine volete immolare il buon Kevin Kline de Il pesce di nome Wanda (versione italiana), hablate español ché farete un figurone: ron sarà la vostra scelta.

Ma siccome nella versione originale di A Fish Called Wanda il buon Kevin parla il nostro amato idioma, il mio personalissimo suggerimento è che scriviate rum, erre-u-emme: il lemma italiano è infatti prestito non adattato dall’inglese, di etimo ignoto. E state sereni, che il figurone lo farete comunque (Kevin docet).

ciliegie al rum

Restando in tema, un altro portentoso connubio è quello tra il nostro distillato e la ciliegia. Ehi ehi ehi, non scriverete mica cigliegia, eh?!

Se così fosse, sappiate che siete in buona compagnia, giacché su google compaiono 44.600 risultati con la grafia gi-elle. Peccato, peró, perché il lemma corretto è ciliegia, leggerissimamente senza la g. Forse cigliegia sarà itagliano?

ciliegie sull'albero

Altra questione annosa è il plurale di questo frutto succulento che fa capolino tra le foglie del ciliegio come fosse un meritato premio a chi s’inerpica su scale vetuste durante bucolici weekend (il riferimento è ovviamente alla sottoscritta che ha rischiato, in un paio di allunghi, un tempestivo ricovero all’hôpital regional di Moudon, cantone svizzero di Vaud – ammesso che l’Ortopedico ci fosse, inteso come reparto eh, non come docteur)… va beh, torniamo a bomba: se raccolgo dieci ciliegie, lo scriverò appunto così oppure cosà [ciliege]?

So che qui siete tutti preparatissimi: la regola grammaticale recita che, se a precedere le sillabe –cia e –gia è una vocale (ciliegia, per l’appunto), il plurale manterrà la i: ciliegie. Se invece la sillaba è preceduta da consonante (pancia, come quella che mi sono riempita io una volta scesa dalla suddetta scala senza essermi fracassata le cosce, per l’appunto), il plurale sarà senza i: pance.

nocciolo ciliegia

E cosa c’è dentro la simpaticissima ciliegia, sia essa nature o sotto spirito? Il nòcciolo, il nocciòlo o il nocciuolo? Per quanto riguarda l’accento dei due omografi (WOOOW, questa sì che è Cultura), la prima grafia (nòcciolo, con accentazione sdrucciola) indica lo strato più interno, legnoso, detto anche endocarpo, delle drupe; la seconda (nocciòlo, accentazione piana) indica invece l’albero delle nocciòle (e relativo legno).

E che dire della versione col dittongo –uo? Che è forma letteraria di nocciòlo – nel significato di albero, quindi.

Allora, concludendo, le simpaticissime ciliegie che ho raccattato sull’albero rischiando la vita custodisono dentro di sé il no… il nocc… il nòcc…???

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