Scrivi come mangi: ciliegia, cigliegia, ciliege o ciliegie?

Inebriata, la scorsa settimana, dalla descrizione d’’o babbà (il babà napoletano) in tutte le sue forme e dimensioni (Orsù, non fate i maliziosi, Rocco Siffredi non c’entra neanche stavolta), avevo concluso parlando del distillato che lo imbeve voluttuosamente: il rum. Voi lo scrivete con o senza acca? O addirittura ron? Cari amici, dipende da che lingua volete parlare.

Se, come l’Albertone nazionale de Un americano a Roma, amate l’ammerican in tutte le sue forme, rum sarà la vostra scelta, giàcché questa è la grafia anglosassone.

Se invece volete cedere al fascino un po’ d’antan du français (antan?), optate per l’esotica acca e scrivete senza esitazione rhum.

rum

Se infine volete immolare il buon Kevin Kline de Il pesce di nome Wanda (versione italiana), hablate español ché farete un figurone: ron sarà la vostra scelta.

Ma siccome nella versione originale di A Fish Called Wanda il buon Kevin parla il nostro amato idioma, il mio personalissimo suggerimento è che scriviate rum, erre-u-emme: il lemma italiano è infatti prestito non adattato dall’inglese, di etimo ignoto. E state sereni, che il figurone lo farete comunque (Kevin docet).

ciliegie al rum

Restando in tema, un altro portentoso connubio è quello tra il nostro distillato e la ciliegia. Ehi ehi ehi, non scriverete mica cigliegia, eh?!

Se così fosse, sappiate che siete in buona compagnia, giacché su google compaiono 44.600 risultati con la grafia gi-elle. Peccato, peró, perché il lemma corretto è ciliegia, leggerissimamente senza la g. Forse cigliegia sarà itagliano?

ciliegie sull'albero

Altra questione annosa è il plurale di questo frutto succulento che fa capolino tra le foglie del ciliegio come fosse un meritato premio a chi s’inerpica su scale vetuste durante bucolici weekend (il riferimento è ovviamente alla sottoscritta che ha rischiato, in un paio di allunghi, un tempestivo ricovero all’hôpital regional di Moudon, cantone svizzero di Vaud – ammesso che l’Ortopedico ci fosse, inteso come reparto eh, non come docteur)… va beh, torniamo a bomba: se raccolgo dieci ciliegie, lo scriverò appunto così oppure cosà [ciliege]?

So che qui siete tutti preparatissimi: la regola grammaticale recita che, se a precedere le sillabe –cia e –gia è una vocale (ciliegia, per l’appunto), il plurale manterrà la i: ciliegie. Se invece la sillaba è preceduta da consonante (pancia, come quella che mi sono riempita io una volta scesa dalla suddetta scala senza essermi fracassata le cosce, per l’appunto), il plurale sarà senza i: pance.

nocciolo ciliegia

E cosa c’è dentro la simpaticissima ciliegia, sia essa nature o sotto spirito? Il nòcciolo, il nocciòlo o il nocciuolo? Per quanto riguarda l’accento dei due omografi (WOOOW, questa sì che è Cultura), la prima grafia (nòcciolo, con accentazione sdrucciola) indica lo strato più interno, legnoso, detto anche endocarpo, delle drupe; la seconda (nocciòlo, accentazione piana) indica invece l’albero delle nocciòle (e relativo legno).

E che dire della versione col dittongo –uo? Che è forma letteraria di nocciòlo – nel significato di albero, quindi.

Allora, concludendo, le simpaticissime ciliegie che ho raccattato sull’albero rischiando la vita custodisono dentro di sé il no… il nocc… il nòcc…???

Ilaria Russo

12 luglio 2014

commenti (4)

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  1. Il Sabatini-Coletti dice: ciliegia [ci-liè-gia] s.f. (pl. -ge o -gie).
    Preferisco -ge, si risparmia anche un byte. Economia.

  2. Perchè dovremmo immolare Kevin Kline, poverino?
    Forse intendevi “emulare”?

  3. Ciao, Luca.
    In realtà intendevo proprio “immolare”, nel senso di sacrificare al pubblico ludibrio il buon Kevin per il suo spagnolo/italiano maccheronico e dissacratore: nella versione italiana il décolleté di Jamie Lee Curtis diventa «Las cupolas de la Catedral de Sevilla», «Dov’è il Vaticano» si domanda lui mentre le spalanca le gambe nella versione originale, ecc ecc.

    Probabilmente non era così chiara, la mia ironia.
    Meglio vedersi il film 😉

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