di Vincenzo Pagano 3 Aprile 2013
social market, Torino, arrivo merce

Avrei una cosa da chiedere alle migliori menti delle diverse generazioni che leggono Dissapore. Alla loro capacità di indignazione. Vorrei capire se leggendo queste parole riescono a scandalizzarsi, anche solo a scaldarsi. Le parole sono: “La spesa non si paga con i soldi ma lavorando“, e riguardano l’apertura a Modena di Portobello, apparentemente un normale supermercato, in realtà un social market, dove cibo e generi di prima necessità si scambiano con il volontariato (con il “lavoro”, non voglio essere ipocrita).

Per molte famiglie arrivare alla fine del mese è una battaglia quotidiana. i social market rappresentano la nuova frontiera della solidarietà, luoghi dove chi è in gravi difficoltà economiche e può dimostrarlo in base alle graduatorie ISEE, scambia la spesa con ore di lavoro: tra gli scaffali, in magazzino, alla cassa.

Tra i sostenitori coinvolti dal mondo delle associazioni o dagli assessori più sensibili di qualche comune, c’è ovviamente la grande distribuzione, in particolare Conad fornirà a Portobello, il social market modenese, arredi, celle frigorifere, casse, merce invenduta o prodotti prossimi alla scadenza ma ancora in perfette condizioni. Del resto perché buttarli?

Con un po’ di ricerca, ho scoperto che si stanno attivando iniziative analoghe in altre zone d’Italia. A Milano per esempio. A Torino, il supermercato sociale dove sono all’opera molti studenti e dove i clienti scambiano beni di prima necessità con quattro ore di lavoro al mese, esiste già. Ma ci sono esperienze simili a Parma e in Puglia, a Bari e a Lecce.

Bene.

Ora vorrei procedere a fornire alle migliori menti eccetera una lista di disdicevoli reazioni che la notizia ha provocato ieri nella pagina Facebook di Dissapore.

— “La vergogna continua e a chi non c’arriva non so che dire“.
— “Che bella la decrescita felice. A quando gli schiavi con alloggio gratis nei lager?
— “Magari credono pure di fare un favore all’economia“.
— “E i dementi che commentano “ah che bella idea”, li manderei a raccogliere un po’ di cotone
— “Uh che bella idea, proprio bravi, magari vi porto un pochino di manodopera gratuita. E chi non capisce lo manderei a pulire gli argini e i letti dei fiumi“.

Reazioni per cui la retorica della bella notizia, il sensazionalismo, le strumentalizzazioni dei social market sono fuori luogo quando si discute di diritti fondamentali e di lavoro. E di nessuna utilità.

Da una parte le tessere per la spesa a costo zero in cambio di lavoro, dall’altra le accuse di sfruttamento e inaccettabile abuso di retorica occupazionale.

Il che vi obbliga a prendere posizione: ristabilire ordine e buon senso non è mestiere mio, ma vostro.

[Crediti | Link: Dissapore, Repubblica, La Stampa, Repubblica Parma]