di Rossella Neri 11 Marzo 2015

L’onda lunga di Masterchef Italia non finisce mai, ma stavolta la notizia è una buona notizia: Stefano Callegaro il vincitore della quarta edizione lavorerà all’Hosteria Hospital, ristorante in stile bacaro veneto aperto a Rovigo da un anno e mezzo, proprietari Gianluca Sattin e Massimo Barbin.

Raggiungo il primo al telefono, voglio sapere cosa si aspetta da Stefano.

Gianluca Sattin mi dice che si aspetta la persona che conosce da molto tempo: umile, voglioso di imparare e “di dare tanto”. Dunque i due si conoscono da prima di Masterchef, e anche da prima che venisse aperto il ristorante, di cui Stefano era, rivela Sattin, “cliente innamorato”.

Questa cosa che un vincitore di Masterchef si metta a fare il cuoco è una variante inattesa del programma: per la prima volta un vincitore non torna alla vita tranquilla di prima (vedi Federico Ferrero e Tiziana Stefanelli), né si mette a fare programmi di cucina (come Spyros Theodoridis), ma con una dose di coerenza che è mancata a tutti gli altri, si mette a cucinare per mestiere.

Hosteria HospitalHosteria Hospital

Chiamo subito Stefano e scopro che la vittoria a Masterchef non ne ha cambiato i modi semplici: mi richiama e mentre guida mi racconta di sé (vivavoce) con quella cadenza veneta un po’ timida, da ragazzo da sposare.

Eppure, gli chiedo, perché non ha aperto il suo ristorante? (Con la vittoria a Masterchef qualche soldo lo ha fatto).

Risponde che l’idea di aprire il ristorante rimane viva, ma è nato Andrea, suo figlio e né lui né la compagna Mariella hanno il tempo di dedicarsi alla gestione di un ristorante sino a quando Andrea non sarà cresciuto.

Per chi avrà la pazienza di seguire la storia, di sicuro il ristorante di Stefano sarà in Veneto, non a Milano dove lo porta la piccola gloria che si è conquistato, né ad Altamura, dov’è nata Mariella.

Deduco quindi che almeno per i prossimi tre anni Stefano farà lo star chef in una cucina non sua.

Hosteria HospitalHosteria Hospital

Per questo gli chiedo quale sarà il rapporto con Adriano Bimbati, l’attuale executive chef dell’Hosteria Hospital, autore di piatti promettenti come la faraona scomposta, i gamberi in pasta kataifi, le tagliatelle di seppia.

L’altruismo del vincitore di Masterchef per ora è inattaccabile: “Spero di dargli quella visibilità che non è riuscito ad avere finora nonostante la bravura”, e tira fuori ancora quella voce naïf che non puoi non credergli.

Il rapporto di Stefano con l’Hosteria Hospital sarà una collaborazione: alla carta rimangono i piatti di Bimbati ma si aggiungono anche quelli di Callegaro e sono curiosa sapere quali sono e soprattutto se sono quelli della finale di Masterchef.

cernia in saor masterchefriso nero masterchef

Mi dice che sì, ci sarà il saor di ricciola.

E’ quel piatto che alla finale ha preparato (con la cernia) e che ha presentato dentro la cipollona rossa di Tropea; Bastianich ha esclamato prima: “Pelledoca!”, poi ha imprecato e alla fine ha aggiunto: “Forse uno dei piatti più buoni che ho mangiato, compreso i miei ristoranti”.

Alla carta all’Hospital ci sarà anche il risotto nero di seppie con gelato alle fave. E qui mi rallegro, perché quando ho visto Stefano terminarlo con quella notevole spruzzata di inchiostro ho capito che avrebbe vinto (giuro, l’avrei capito anche senza spoiler).

Stefano dice che, cucina a parte, starà anche in sala, disponibile a incontrare chi vuole conoscerlo.

Questa idea dello chef in sala mi fa pensare: sono ancora incerta se situarla tra le più raffinate esperienze stellate contemporanee (un po’ alla Lorenzo Cogo o alla Marco Martini) o se etichettarla come più banale ostensione del volto noto, per attrarre il pubblico della tv. Mi auguro che sarà un mix ben bilanciato tra le due cose.

Alla fine non posso non chiedergli dove abbia preso questa mania per la cucina e se è una cosa dovuta alla moda di questi anni, visto che di mestiere faceva l’agente immobiliare.

Mi dice che il lavoro di agente l’ha lasciato, prendendosi un bel rischio, già quando ha preso il grembiule dei 40 a Masterchef. “Ho telefonato al mio socio e gli ho detto: guarda che non torno più”.

hosteria HospitalHosteria Hospital

Aggiunge che nella vita aveva scelto di non fare lo chef perché è un lavoro totalizzante, con ritmi massacranti ma che a un certo punto “non era più felice di non fare lo chef”.

Racconta che nella cucina di casa, oltre alla onnipresente planetaria, un forno multifunzione a vapore e una macchina per il sottovuoto ha anche un Pacojet, “siamo solo due amatori ad averlo in Italia”, aggiunge. (Dicesi Pacojet un’attrezzatura per la mantecatura rapida a freddo).

In effetti sono di parte, tenevo per lui già dalla quarta puntata, ma questa cosa che ci creda così tanto mi è piaciuta. E credo che il suo risotto di seppie lo andrò ad assaggiare.

[foto crediti: Masterchef, Hosteria Hospital]

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