di Martina Liverani 24 Febbraio 2014
Stelle starlet e adorabili frattaglie

Peggio di non leggere, c’è solo la mania di Istagrammare le cover dei libri fingendo di averli letti. A tutto ciò c’è un rimedio: questa rubrica, che vi guiderà nel meglio (o nel peggio) della letteratura gastronomica contemporanea.

Prendiamo uno chef – che per di più si chiama Adelchi – un nomedemerda – strappato all’avvocatura, e deciso a restare nella sua terra – la Basilicata – per aprire un ristorante di cucina neoarcaica, nientemeno.

Tutti infallibili requisiti per arrivare all’unica situazione possibile: ristagnare nella più opaca mediocrità. O, peggio, l’anonimato.

Nessun giornalista, nessun critico, e nemmeno il più banale dei blogger, ha mai varcato le porte della Taverna Acquaviva. E Adelchi, perennemente confinato tra i fornelli a interpretare la cucina della bisavola, “non segnalando in nessun modo la sua esistenza al mondo veniva, di conseguenza, da esso ignorato”.

L’arma (che si rivelerà scatenare un putiferio) dell’inconsapevole Adelchi per uscire dall’anonimato è quella di tutti gli chef: un buon ufficio stampa e una grande e notiziabilissima trovata. Non vi svelerò identità e prodezze dell’abile affabulatore, tantomeno quale sia la trovata geniale, vi lascio il divertimento di andare fino all’ultima pagina per scoprire, capitolo dopo capitolo, una trama frizzante e verosimile che si snoda veloce tra improbabili personaggi ed esilarante scrittura.

Una trama, dicevo, che potrebbe avvicinarsi a tante (ma dico tante) leggende metropolitane che si raccontano gli addetti ai lavori. Ma i veri agitatori di questa commedia dell’arte culinaria ambientata in Basilicata sono i bizzarri e strampalati soggetti del gastromondo (ma, vi giuro, Cappelli sembra conoscerci benissimo).

Personaggi come Carminio (il giovane ed elegante maitre della Taverna, ineccepibile fin quando non parlava, sempre che si possa giudicare ineccepibile un maitre muto) o come Chiara Marzolati, la giornalista rampante (con l’unica preoccupazione “trovare l’uomo giusto a cui darla”) ma anche ex concorrenti del Grande Fratello, ospiti hollywoodiani, stilisti, organizzatori di improbabili eventi gastronomici e tutta la varia umanità foraggiata dallo show business gastronomico.

Ma torniamo al titolo, e a quanto mi piace: le stelle sono quelle Michelin e cosa si è disposti a fare per averle, le starlet sono quelle che circolano nel mondo della cucina da quando gli chef sono diventati, e le adorabili frattaglie sono la cucina delle interiora, adesso più che mai di moda (son certa che nell’ultimo anno abbiate mangiato più animelle che in tutta la vostra vita) ma con pudore.

E infatti il piatto della tradizione lucana (Peccato stu cazz’i nomme: gnumm’riedd. Quando era sull’ironico, Adelchi pensava in dialetto. Eggià, perché la presentazione e il gusto non bastano e un piatto che si chiama “gnumm’riedd” non può essere un piatto d’alta cucina: troppo cafone) diventa un tormentone Gnum Gnum.

E anche Cappelli, come è stato per Roberta Corradin, del cui libro abbiamo parlato nel primo “Letti e Mangiati”, non resiste a non scrivere le ricette in appendice. Ma son ricette d’autore: anche di Francesco Frank Rizzuti, scomparso la settimana scorsa, a cui Cappelli dichiara di essersi ispirato nel raccontare la cucina del bravo Adelchi che, tra tutti gli individui strampalati, resta il personaggio migliore.

Fedele a se stesso, alla sua passione e alla sua cucina.

STELLE, STARLET E ADORABILI FRATTAGLIE
di Gaetano Cappelli
Mondadori

Pagine 192
Prezzo € 14,90