di Giorgia Cannarella 3 Febbraio 2014

Viviamo nell’era dell’iperconnessione e sperimentiamo un po’ tutti quel senso di eccesso da condivisione. Delle proprie idee, dei fatti biografici, anche di come cuciniamo. Specie se abbiamo un ristorante. Prendiamo Francesco Giordano, proprietario della pizzeria-trattoria L’Ottavo Nano in provincia di Brescia:

“La prima cosa che faccio la mattina appena sveglio è controllare dallo smartphone se ho una nuova recensione su Tripadvisor”.

Deve essere un incubo mica da poco, altro che controllare i “mi piace” sul proprio post. In effetti, dopo un minuto al telefono con Francesco, si capisce subito quanto il suo rapporto con il sito di recensioni scritte dagli utenti sia complicato. Tanto che è il primo ristoratore a denunciare TripAdvisor per violenza psicologica.

Violenza psicologica, addirittura?
Non saprei come altro definirla. Mi sento preso in ostaggio da Tripadvisor: vivo in un continuo stato d’ansia all’idea che qualcuno s’inventi storie diffamanti sul mio locale.

Eppure, su Tripadvisor l’Ottavo Nano ha 4 stelline su 5: niente brutti voti anzi commenti positivi. Da dove arriva il bisogno di denunciare?
Lo faccio anche per gli amici ristoratori a cui capita ripetutamente di essere insultati. “Il proprietario è un cane”, “Il pizzaiolo è extracomunitario non ci tornerò più ” … è una questione di solidarietà professionale. Ma anche una recensione positiva non è sempre un bene.

In che senso?
L’ultima recensione che mi è arrivata era di quattro stelle, quindi giudizio “buono”. La signora però sosteneva che noi mettessimo l’olio a crudo sulla pizza, e che lei aveva dovuto specificare senza olio: falsissimo. Un’altra da tre stelle, invece, metteva in dubbio la freschezza della nostra frittura.

Alla quella recensione ha risposto personalmente. Non basta fare così? Oppure, le recensioni negative non si possono semplicemente ignorare?
Guardi, se io replico dicendo che le accuse sono una falsità Tripadvisor mi manda una mail accusandomi di frode all’utente.

Secondo lei perché lo fanno?
Manie di protagonismo. Se mi dicessero le stesse cosa faccia a faccia, davanti alla cassa, potrei mostrare loro come funziona la mia cucina. Invece preferiscono farlo sul web, per essere notati e far parlare. L’angoscia che mi stanno mettendo addosso è tale che ho provato a tutelarmi con una videocamera in cucina: così posso filmare tutte le preparazioni.

Di recensione da una stellina, invece, ne ha solo una
Non ci ho dormito per delle notti. Mi sono interrogato a lungo, e sono giunto a un’unica conclusione.

Ovvero? Non mi tenga sulle spine.
La stessa sera era qui a cena il senatore Vito Crimi, del Movimento 5 Stelle. Probabilmente quella signora era di un altro partito politico.

Addirittura?
Evidentemente. Ma una volta entrati dalla porta del mio locale, tutti sono uguali per me.

Cosa si aspetta che succeda adesso?
Spero che la procura faccia il suo dovere. Basta con l’anonimato: chi mi offende deve prendersi le sue responsabilità. E se ha detto falsità deve pagare e poter essere denunciato.

Sono un po’ scossa, come se fossi uscita da un sogno lisergico dopo dosi massicce di polenta taragna. Prima di salutarci, Giordano mi consiglia di visitare questo gruppo Facebook. Scopro un gruppo di 2160 membri: in buona parte ristoratori, che insultano, ripercorrono vicende giudiziarie, e postano cose come “È lui il colpevole di tutto” seguito dalla foto del fondatore di Tripadvisor. Al confronto i nostri post sul tema (uno, due, tre) sono tenerissimi.

Mi chiedo se il caso di Giordano sia la punta dell’iceberg o un caso isolato di paranoia dura. Eppure, caro TripAdvisor è un malessere che non si può ignorare.

[Crediti | Link: Giornale di Brescia]