di Giorgia Cannarella 6 Agosto 2013
veggie day

Il 2013 sembrerebbe l’anno in cui essere vegetariani diventerà un fenomeno di massa. Ripeto: di massa. Non parlo dei gastrofissati che si nutrono con cura e qualche ossessività, di chi fa una scelta salutista o cerca la nuova frontiera etica.

Siete pronti?

In Germania, se i verdi andranno al governo dopo le elezioni di settembre, promettono di istituire la giornata vegetariana.

Un Veggie Day in cui la carne venga completamente bandita nei menù delle mense di uffici pubblici e scuole.

La proposta ha invaso i social media diffondendosi come un’epidemia, potrebbe essere una svolta, e convertire alla scelta vegetariana più giovani dei bestseller di Jonathan Safran Foer (Se niente importa).

Le ragioni del Veggie Day sono, o dovrebbero essere chiare a tutti, carnivori o meno.

1) I pascoli destinati all’allevamento intensivo occupano il 30 per cento della superficie utilizzabile del pianeta.

2) Gli animali producono due volte la biomassa degli uomini, diossido di carbonio per il 5 per cento, metano per il 40 per cento.

3) I paesi emergenti, specie Cina e India, stanno consumando carne a ritmi insostenibili nel lungo termine, visti i punti 1 e 2.

4) Una dieta iper-carnivora può causare obesità e malattie cardiovascolari.

Proprio le stesse ragioni, guarda caso, per cui ieri è stato assaggiato dopo una lunga ricerca (finanziata da Sergey Brinn di Google) il primo hamburger artificiale.

Per capire la proposta dei Verdi, il fatto che la Germania si trovi al primo posto in Europa nel consumo di carne, con 98 chili a testa ogni anno, è tutt’altro che secondario. Messa così, l’idea di un giorno senza bratwurst e stinchi di maiale non sembra poi così stramba.

E c’è una certa insistenza nel titillare l’orgoglio di chi prepara da mangiare tutti i giorni: “Cucinare vegetariano è molto di più che lasciare da parte la carne”.

Va da sé che non sono tutte rose e fiori. Due anni fa i Verdi ci avevano provato a Stoccarda ma dopo il niet dei dipendenti pubblici il decreto era stato ritirato. Mentre in queste ore la resistenza carnivora parla di “dittatura dei vegetariani”.

Il dissenso non è contro il Veggie Day in sé, preoccupa l’invadenza dello Stato che seduto a tavola con l’indice puntato, impone ai cittadini come nutrirsi.

Un po’ come avviene negli Stati Uniti con le bevande gassate proibite in tutte le scuole, o in Scozia, dove snack e bibite sono escluse dalle macchinette degli istituti, o ancora in Danimarca con la tassa sulle merendine. Mentre noi italiani ci eravamo molto accalorati per la proposta di tassare il cibo spazzatura. Poi accantonata.

Da carnivora senza rimorsi e sensi di colpa, che vuole cibarsi in modo responsabile per l’ambiente e per la propria salute, direi subito sì alla proposta di un Veggie Day in Italia, ma provo a interpretare le ragioni di tutti.

Veggie Day sì: perché siete vegetariani. Perché non lo siete ma l’idea di diventarlo vi solletica. Perché è una scelta salutare e una buona occasione per sperimentare altre cucine. E insomma, non è poi tanto male sapere che il giorno dopo ci si può iniettare dello strutto in endovena.

Veggie Day no: perché volete mangiare cosa vi pare e piace. Perché un giorno senza bistecca è l’anticamera della dittatura militare, perché di questi veg-bio-eco-salutisti non se ne può più.

[Crediti | Link: Corriere.it, Guanda]