di Nunzia Clemente 7 Novembre 2017
faema e61

Nel 1963 dalla fabbrica milanese di via Ventura esce la prima macchina rossa che Carlo Ernesto Valente, gran patron della Faema, battezza E 61.

È innovativa sotto diversi aspetti: intanto costa sensibilmente meno rispetto alle altre macchine presenti sul mercato, poi propone l’erogazione continua del caffè che agevola il lavoro dei baristi, reso faticoso dalle diffuse macchine a leva.

Il risultato è una rapida diffusione della E 61 (detta “macchina a erogazione continua”) nei bar e la trasformazione del caffè espresso in uno standard nazionale.

Il caffè al bar costa solo 90 centesimi, nevrosi del barista compresa.

Milano: se bussi all’indirizzo giusto trovi il bar più piccolo del mondo.

Valente riesce a trasformare in “prodotto industriale” poco costoso, ciò che era stato fino a quel momento un prodotto artigianale venduto a caro prezzo.

E poi c’è il nome.

“E” sta per “eclissi”, perché il proprietario di Faema, appassionato di astronomia, vuole immortalare l’eclissi solare avvenuta proprio nel 1961. Trovate pane per i vostri denti se vi interessa l’inevitabile corredo narrativo che accompagna ogni mito (come la E61 nel suo settore).

Un mito reso solido soprattutto dal sistema di estrazione, ancora oggi tra i più efficienti.

Infatti, prima del 1961, le macchine per il caffè utilizzavano sistemi a pistoni, o a leva idraulica. Faema li rimpiazza con una pompa volumetrica con relativa valvola di pre-infusione, che viene aperta grazie alla pressione dell’acqua sul pannello di caffè.

Il sistema permette di avere non solo un’estrazione uniforme, ma anche una cremosità sorprendente.

Anche la manutenzione è meno onerosa rispetto alle macchine a pistone, e la stabilità termica è assicurata da un sistema termosifonico.

Ma il design è un elemento decisivo nel passaggio di Faema E61 da gioiello tecnologico resistente all’usura del tempo a oggetto di culto. L’aspetto vintage con l’involucro esterno di acciaio e l’uso del colore rosso ne fanno ancora oggi il sogno di molti giovani baristi.

[Crediti: aprireunbar]

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