di Luca Iaccarino 2 Febbraio 2018

Grazie al cielo non faccio l’imprenditore perché non ne azzeccherei una.

Ad esempio: leggo di ulteriori aperture di agri-hamburgherie –come si chiamano i fast food di qualità iniziati con marchi come M**Bun– e a me sembra che in hamburgheria ci si vada ormai poco.

Mi sbaglio? Evidentemente sì.

[Dicono sia l’hamburger migliore d’Italia, proviamo a farlo in casa?]

È un fatto che ognuno di noi osservi solo il piccolo mondo che ha attorno, quindi ai miei occhi –e forse esclusivamente a quelli– lo tsunami dell’hamburger si sta ritirando.

Nella mia città non ne sento più parlare, quando passo davanti ai negozi spesso mi paiono piuttosto vuoti, personalmente vado in una agri-hamburgheria un paio di volte l’anno.

A me sembra che la gente si sia un po’ stancata di mangiare hamburger, anche se buoni. E di spendere 12/14 euro in carne trita, che a pranzo possono garantire un’offerta più articolata e salubre di panino-patatine-birre.

[Hamburger confidential: dove mangiare i migliori del mondo]

O di spenderne 20 per un hamburger “gourmet” quando oggi il cibo popolare in versione gastronomica di maggior successo è indubbiamente la pizza.

Ma magari mi sbaglio. Magari è una questione della mia città, in Piemonte, dove forse il mercato s’è veramente saturato.

Chi può dirlo… Ah sì: potete dirlo voi, che abitate a Milano, a Roma, a Potenza, a Forlì, a Treviso. L’hamburger, a casa vostra, tira ancora?