Londra: questo è il nuovo Grom, vi piace?

In anteprima da Londra, dov’è stata aperta la prima gelateria Grom, ecco il nuovo aspetto dei punti vendita della catena italiana

Sedotti e abbandonati.

Così ci siamo sentiti al termine di una traiettoria che ha visto Grom allontanarsi vieppiù dal punto di partenza, ovvero un gelato artigianale capace di riportare l’attenzione sulla qualità, che ha dimostrato come marketing e storytelling accurati possano fare la differenza.

Ammaliati e sconfitti.

Così ci siamo sentiti al termine di una traiettoria che ha visto Grom vendere tutto, marchio e gelaterie, al nemico, ovvero Unilever, multinazionale da 50 miliardi di fatturato, alienandosi così le poche simpatie superstiti tra i palati raffinati.

E a ragione, sia ben chiaro.

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Guardiamoci negli occhi cari Guido (Martinetti) e Federico (Grom): che fatica sopportare la porzione d’imbarazzo che il gelato di Grom provoca oggi. Detto con il massimo rispetto per il vostro sogno iniziato 15 anni fa in un piccolo negozio nel centro di Torino.

Ad ogni modo, ci sono altri motivi per parlare di Grom. Per esempio, è interessante osservare che evoluzione avrà all’estero, a suon di investimenti da parte di Unilever.

Da pochi giorni Grom, che possiede una sessantina di gelaterie in Italia e altre 20 nel mondo, da New York a Parigi a Hong Kong, ha aperto il suo primo punto vendita nel Regno Unito, a Piccadilly, Londra.

Per il debutto, la catena italiana si è rifatta il look con un layout completamente nuovo, intravisto a Torino, un mese fa, in concomitanza con i festeggiamenti per il 15esimo compleanno.

Si tratta di uno spazio abbastanza ampio, quadrato, benché l’alto soffitto lo faccia apparire cubico, interrotto al centro da uno spettacolare bancone circolare a 360 gradi, ricavato all’interno di un prestigioso edificio rivestito in pietra nei pressi di Piccadilly Circus.

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Spariti i pozzetti chiusi, spazio nel bancone, che propone 13 diversi gusti stagionali oltre ai classici come pistacchio, caffè, cioccolato e altri, ai mantecatori per ogni singolo gusto.

Il gelato di Grom non è in vendita soltanto al cono, le belle vetrine a filo parete provano a sedurre i clienti con barattoli, biscotti e cioccolate take away, oltre a creme spalmabili e confetture.

Sulle pareti l’elenco dei gusti e la classica comunicazione Grom, con una scritta gigantesca in alto: “Naturally sourced ingredients. No flavors, no colors, non emulsifiers” (Ingredienti di provenienza naturale. Senza aromi, coloranti o emulsionanti).

Lo slogan invece è rimasto quello, e in italiano: “Il gelato come una volta”. Eh, magari!

Avatar Anna Silveri

25 Giugno 2018

commenti (4)

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  1. Avatar sbarabozzi ha detto:

    dai ragazzi – “una sessantina di 60 gelaterie” nun se può leggere. assumete un copy editor / correttore di bozze, rilettore, qualsiasi cosa.
    a me anche solo il correttore ortografico-grammaticale di word questa l’avrebbe pescata.

  2. Avatar Orval87 ha detto:

    Di sicuro, rispetto all’offerta media inglese, non sfigurerà.

  3. Avatar Paolo ha detto:

    Veramente ‘il gelato artigianale’ non è mai stato il punto di partenza dell’azienda. Solo chi ha creduto acriticamente allo storytelling, nonostante lampanti contraddizioni (a partire dai metodi di produzione) ancora oggi può scrivere di gelato artigianale.
    Uno storytelling ripetutamente contestato, eppure continuamente riproposto negli articoli elegiaci.
    Insomma, la delusione di chi pubblica semplicemente le cartelle stampa predisposte dagli uffici marketing, invece di fare una semplice analisi di bilancio, una verifica dei dati, una ricerca delle fonti al posto delle favole.

  4. Avatar andy61 ha detto:

    Complimenti.
    Credo comunque che la qualità del marketing continui a restare molto più elevata di quella del prodotto.