di Massimo Bernardi 22 Giugno 2011

Colpito dalla laurea messa in soffitta, incluso il dottorato di ricerca in sociologia, e tutto per aprire una pasticceria americana, Camilla Rossi Torte, mi son detto che era tempo per un altro post sui nuovi format, le mangiatoie alternative ai ristoranti frequentati di solito. Nel caso qualcun altro, animato dal sacro fuoco della passione, cercasse opzioni diverse dal dottorato che in Italia non aiuta a trovare lavoro. Richiesti come sempre i vostri giudizi.

PESCE:

PESCHERIA MATTIUCCI, Vico Belledonne a Chiaia, 27 – Napoli. Via Vincenco Monti, 56 – Milano. Blenheim Cresecent, 8 – Londra.

Voialtri fratelli dell’Internez, manco a dirlo, sapete del quarantotto che ha trasformato le pescherie nazionali, okay, non tutte, in ritrovi per aperitivi spot on, risto alternativi e cosivvia. A intercettare la tendenza più degli altri sono stati i Mattiucci, arrivati a Londra partendo dalla pescheria di famiglia a Napoli, e passando per Milano. La formula: solo pescato del giorno, a pranzo pasta con il pesce, poi aperitivi e la sera largo ai crudi con un po’ di cucinato. Possibilità di ordinare l’asporto. Prezzo medio: 20 euro.

PESCHERIA DA CLAUDIO, via Cusani, 1 Milano.

Se qualcuno dice, chissà poi perché, che a Milano “si mangia il pesce migliore d’Italia”, un po’ di merito è della pescheria dei milanesi, che dal 1958 è solo Da Claudio. Code a mezzogiorno e sera per i pesci e i crostacei, per le convenienti composizioni di crudo e da qualche tempo, per un tavolo nel nuovo ristorante al piano superiore, dove il menù spazia dal Gran Fritto a piatti più articolati. Prezzo medio: a pranzo un piatto di crudo o marinato si prende con 15 euro, mentre la sera con 50 euro conquistate il lasciapassare definitivo per una cena nella città “dove si mangia il pesce migliore d’Italia”.

MARMOREO, Lungomazzaro Ducezio, 30 – Mazara del Vallo (Trapani).

L’equivalente di Mazara del Vallo (Trapani), della pescheria dall’elevato tasso di fighettismo. Marmoreo (che è il cognome di una famiglia di commercianti di pesce arrivati alla quarta generazione) è pescheria e ristorante nello stesso edificio, pomposamente ribattezzato “Antico Borgo Marinaro”. Niente svolazzi, la cucina è semplice il menù fisso, i grandi tavoli vicini ai banchi del pesce hanno il centro girevole con 7 portate che cambiano a seconda delle stagioni. Prezzo medio. A cena si spensono 60 euro, ma andateci preparati, porzioni così non si vedono da tempo.

RISTORANTI:

SLURP, via Massena, 26 – Torino. Casa Slurp, via XX Settembre, 2M Torino.

Se la vostra condizione non negoziabile è: ben venga qualunque mangiatoia — anche atipica — purché una volta a tavola si mangi a dovere, siete nel posto giusto. Un po’ Bat-caverna un po’ bazar, è il modello di ristorazione più fashionista di Torino, ma dovrei dire d’Italia. Cucina senza fronzoli (hamburger e vitello tonnato buonissini), carta dei vini riuscita, delle birre meno, brunch domenicale, apertura 24/7, l’entusiasmo dei giovani Beraudo e il bernoccolo per il design del loro papà architetto. Da pochi mesi è arrivato Casa Slurp, per comprare il meglio dell’arredo nazionale e i casalinghi di Slurp. Prezzo medio: dai 10 ai 25 euro.

GATTO’, via Castel Morrone, 10 – Milano.

Entri folgorato dal sandalo à la page e scopri sul retro un ristorantino. Minimal l’arredo, i tavoli e le tovagliette di carta, non il conto purtroppo. Cucina (napoletana rivisitata: il gattoncino, ovvero il tortino di patate, la salsiccia con ricotta e friarielli, e la parmigiana di melanzane sono buoni) aperta fino alle 22:30, piatti freddi e da forno fino alle 24. Prezzo medio: se il successo non deve limitarsi ai famosi 15 minuti warholiani bisogna rivedere i prezzi, 40/50 euro vini esclusi sono troppi.

CARNE:

DAMINI, MACELLERIA & AFFINI, via Generale Cadorna, 31 – Arzignano (VI).

Inoculato anche in macelleria il virus che ha radicalmente cambiato un tot di pescherie. Così si arriva a Damini & Affini, ad Arzignano (VI) che è insieme macelleria, banco dei formaggi, bottega con irresistibili scaffalature (dal pane di Matera al caffè di Gianni Frasi), ristorante da 30 coperti, raffinata enoteca. Specialità della casa la carne di una razza dal nome bellissimo, Limousine, allevata con mille scrupoli da Alfredo Parmegiano a Pozzo d’Adda, vicino Milano. La battuta di Limousine al naturale vale da sola la visita. Prezzo medio: 25 euro a pranzo, il doppio a cena.

— MACELLERIA AL VECCHIO FORNELLO, via Basiliani, 18 – Cisternino (BR).

È il grado zero della ristorazione, qui il tovagliolo di pezza è un lusso e sulla carta dei vini c’è un solo nome: Peroni. In Puglia li chiamano Fornelli, incroci tra una macelleria di basso rango e bettole di quarta categoria. Nel retro del Vecchio Fornello, a Cisternino, c’è un forno a legna caricato a braci roventi per cucinare il taglio preferito: bistecche di capocollo, testina d’agnello, interiora, carne di puledro, roba per uomini veri, insomma. Prezzo medio: 15/20 euro.

SOLOCICCIA, via XX Luglio, 11 – Panzano in Chianti (Firenze).

Il vero spettacolo di questo compound della carne (la macelleria, Solo ciccia il ristorante, L’Officina della bistecca la steck house, Mac Dario il fast food della carne) resta Dario Cecchini, il leggendario macellaio toscano che ha ispirato libri e programmi Tv. Una sublime trappola per turisti dove Dante è di casa (Cecchini lo declama meglio di Benigni). Prezzo medio:  dai 10 euro del Mac Dario ai 50 per una cena all’Officina della bistecca.

RISTORANTE MACELLERIA MOTTA, strada Padana Superiore, 90, 20060 Bellinzago Lombardo (MI).

All’inizio, era noto come la sola cosa in comune tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, divisi ma uniti dal filetto. Il segreto del successo di Motta, terza generazione di macellai a Inzago, profondo hinterland milanese, è la carne piemontese allevata nell’astigiano e macellata in proprio (una rarità). Di recente si è aggiunto il ristorante con piatti obbligati, vedi: il bollito completo, la piramide di tartara e un costato di bue alla brace che genera endorfine. Prezzo medio: 40/45 euro.

BAR:

BAR DELL’ORSO, via Cassia Nord, 23 – Monteriggioni (Siena).

Transitando sulla Firenze-Siena c’è chi esce volontariamente a Monteriggioni, il borgo medievale che apre Io ballo da sola, il film di Bertolucci. Perché il Bar dell’Orso è padre e madre dei posti atipici. Aperto con gli orari di un bar (dalle 6 a mezzanotte) offre il caffè del mattino, panini e merende la cui fama ha travalicato i confini locali, il ristorante decoroso, e, vero erotismo della questione, un’atmosfera fieramente casalinga. Diciamo anche che tutto il successo ha ormai annoiato i toscani. Prezzo medio: impossibile stimarlo, un panino costa 3 euro, 25 un pranzo al ristorante.

PANE:

PRINCI, Piazza 25 Aprile, 5 – Milano. Wardour St, 135-137 – Londra.

Per i milanesi il pane ha un grande innovatore, Princi. Entrare nel suo negozio di Piazza 25 Aprile, aperto praticamente sempre, significa partecipare a uno spettacolo quotidiano, e mentre i fornai lavorano senza sosta, si assaggiano pani di ogni tipo, cornetti, focacce e pizze al taglio. L’istituzione milanese Princi ha ormai 4 punti vendita e una bottega aperta di recente a Londra. Prezzo medio: istiga all’ingiuria, si possono pagare un panino vuoto più di 2 euro, e 7 per un kg. di pane semplice. Ma il parere di molti è che valga comunque la pena.

VINO:

ENOCRATIA, Via Sant’Agnese, 14 – Milano.

Titolo e sottotitolo sono di sconvolgente bellezza, Enocratia: il governo del vino. Spiazzante il colpo d’occhio, da una parte il bel bancone con accanto un pianoforte, dall’altra libreria e due tavoli di numero, il resto, lindo e molto carino, si trova nel soppalco e al piano inferiore. Apertura non-stop da mezzogiorno alle 2, wi-fi, cucina sbrigativa a pranzo, mentre la sera è il vino a conquistare la scena. Quasi 200 etichette consigliate con franchezza e cordialità come dovrebbe succedere più spesso nei risto stellati. Blog e Twitter per i più tech. Prezzo medio: a cena 40 euro.

ENOTECA VINO E CONVIVIO, Via di Coselli, 4/6 – Coselli, Capannori (Lucca).

Se siete enofanatici che si eccitano cenando accanto alle calde scaffalature piene di vino, questa enoteca con cucina di Capannori, a pochi km da Lucca, fa per voi. Quasi obbligatorio prenotare, i tavoli sono pochi e tutti vogliono cenare mangiando cose buone e genuine ma soprattutto, bevendo bottiglie col migliore rapporto qualità-prezzo del mondo. Accoglienza come poche, piccola bottega gastrofighetta e il prezzo… Prezzo medio: difficile superare i 35 euro vino compreso (se non scegliete etichette proibitive).

RISTORANTE ENOTECA CREMINATI, Via della Valle, 10 – 25128 Brescia.

Altro caso di salumeria felicemente evoluta in una ruspante trattoria da 50 coperti, con abbacinante scelta di vini più banco dei salumi e dei formaggi. Sulle tovaglie a quadrettoni si mangiano risotti, tortellini di Valeggio, straccetti di puledro e torta sbrisolona. Creminati è anche bottega gastronomica e catering. Prezzo medio: al tavolo, i prezzi dei vini restano quelli di un’enoteca maggiorati di 5 euro per il servizio, per una cena corposa si spendono 35/40 euro.

Qui trovate il primo e il secondo post della serie.

[Crediti | Link: Corriere, Camilla Rossi Torte, Dissapore. Immagini: Flickr/ItsBruce, Spottedbylocals, Passione Gourmet, Archide, Corriere]