A Torino sta partendo un boicottaggio del cioccolato Lindt

La questione del gianduiotto IGP sta arrivando al cuore dei Torinesi, che iniziano ad averne abbastanza dell'opposizione di Lindt.

A Torino sta partendo un boicottaggio del cioccolato Lindt

Sembrava quasi fatta, per il gianduiotto. E invece Lindt ci ha di nuovo messo lo zampino. Nell’infinita guerra del cioccolato torinese non c’è tempo per le tregue, e anzi adesso anche i consumatori passano alle maniere forti, e minacciano un boicottaggio dell’azienda multinazionale dolciaria svizzera.

Il nodo del contendere, come vi abbiamo raccontato più volte, è il riconoscimento IGP del più celebre dei cioccolatini torinesi, caldeggiato dagli artigiani e dalle aziende cioccolatiere della città (capeggiate da Guido Castagna) ma osteggiato da alcuni grandi marchi, in particolare da Caffarel (appartenente dal 1998 al Gruppo Lindt & Sprüngli), a causa delle limitazioni che il disciplinare imporrebbe alla produzione del gianduiotto e ai suoi ingredienti.

Cosa vuole Lindt?

lindor

L’opposizione del marchio non è cosa da poco: Caffarel è infatti proprietaria del gianduiotto, avendolo inventato più di centocinquant’anni fa. Dunque, senza di lei, la guerra del gianduiotto non può arrivare a una pace.

Caffarel aveva detto che non si sarebbe opposta al riconoscimento IGP, che indubbiamente aumenterebbe il posizionamento del cioccolatino fatto di cacao e nocciole. Ma poi le cose si sono un po’ complicate, e fermate sulla questione latte in polvere sì / latte in polvere no.

Guerra del Gianduiotto: perché il latte in polvere (che vuole Lindt) non è lecito ma la lecitina sì Guerra del Gianduiotto: perché il latte in polvere (che vuole Lindt) non è lecito ma la lecitina sì

Alla fine però, dopo lunghe intermediazioni diplomatiche, Lindt sembrava aver ceduto. Tutto è bene quel che finisce bene: l’iter del gianduiotto per il suo riconoscimento ufficiale avrebbe potuto andare avanti. Fino al prossimo ostacolo, che puntualmente è arrivato. Lindt ha infatti presentato un ricorso al Tar del Lazio contro il decreto del ministero dell’Agricoltura che a fine marzo aveva dato il via libera alla trasmissione del disciplinare sul Gianduiotto alla Commissione Europea. Quindi, punto e a capo, o comunque tempistiche notevolmente rallentate per un eventuale traguardo sull’IGP.

Il boicottaggio del cioccolato Lindt

E se fino ad oggi la diplomazia ha cercato di mettere pace tra i produttori di gianduiotti piccoli e grandi, forse adesso gli animi iniziano a scaldarsi. E non solo perché è indubbio che un riconoscimento istituzionale al cioccolatino simbolo di Torino sarebbe un bel risultato per la città e per i suoi artigiani. La sensazione però è che non sia soltanto questo, e che ora sia diventata un po’ una questione di principio, in cui sostenere Davide contro Golia e in cui salvaguardare il gianduiotto torinese da chi l’ha acquistato, ma – dice la vulgata popolare – non ha realmente un legame storico e affettivo con il prodotto.

Ed è così che serpeggia la proposta di un boicottaggio. A farla partire è Beppe Gandolfo, popolare volto del giornalismo televisivo italiano, che dalle pagine della sua rubrica su Targato CN promette una “battaglia personale contro la Lindt”, a annuncia che è appena cominciata, non certo finita.

La precisazione dell’azienda

“Caffarel ribadisce di non voler contestare il riconoscimento dell’IGP del gianduiotto. L’azienda, che è unanimemente riconosciuta come l’inventrice del gianduiotto e che ancora oggi produce presso lo storico stabilimento di Luserna San Giovanni in provincia di Torino, ha sempre sostenuto che tale percorso debba tuttavia convivere con la piena tutela del proprio marchio “Gianduia 1865. L’autentico Gianduiotto di Torino”, ci scrive l’azienda, precisando la sua posizione ufficiale.

“Poiché il provvedimento attuale prevede soltanto una tutela limitata del marchio denominativo per 15 anni, Caffarel ha presentato ricorso al TAR al solo fine di ottenere certezza giuridica su una protezione piena e stabile del proprio marchio, registrato nel 1972 e regolarmente rinnovato.
Il ricorso non intende rallentare né ostacolare il processo dell’IGP, ma assicurare una convivenza chiara tra il riconoscimento dell’IGP e il marchio di Caffarel.”

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