Anche le mele si raccolgono in anticipo

Non solo uva e pomodori: anche la raccolta del frutto italiano più esportato al mondo quest'anno sarà precoce, e in Trentino è già iniziata.

Anche le mele si raccolgono in anticipo

Dopo la precocità record della vendemmia e della campagna del pomodoro, la nuova normalità portata dai cambiamenti climatici ci presenta il conto anche su un altro prodotto cardine dell’agricoltura italiana: l’accelerazione ai ritmi della natura imposta dalle alte temperature ha infatti portato a una rapida maturazione delle mele, la cui raccolta è ufficialmente già iniziata.

Le aziende agricole si sono viste costrette a riorganizzare il lavoro per tutelare la salute dei braccianti, spalmando le attività tra le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio per evitare i picchi di calore. Le operazioni sono iniziate nei frutteti del Trentino Alto Adige, cuore pulsante del settore con circa i due terzi della produzione nazionale, per poi estendersi al Piemonte e alle altre regioni produttrici.

La raccolta del frutto italiano più esportato nel mondo

mele-raccolta

A diffondere i dati sulla raccolta è Coldiretti, che riporta come la prima varietà a essere staccata dagli alberi è la Gala, che in Piemonte rappresenta da sola il 42% del raccolto ed è la prima a maturare tra quelle appartenenti alla IGP Mela Rossa Cuneo. La stagione proseguirà poi a settembre e ottobre con le altre tipologie, concludendosi solo ai primi di novembre con le varietà più tardive. Nonostante una qualità che si preannuncia ottima, le stime produttive per il 2026 indicano un leggero calo a livello nazionale, con un raccolto previsto di circa 2,27 miliardi di chili, in flessione del 2% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza è influenzata da eventi climatici estremi, siccità e un aumento dei costi di produzione, in particolare per gasolio e fertilizzanti, che oggi arrivano a coprire circa il 50% delle spese aziendali.

L’Italia si conferma comunque un pilastro della melicoltura europea, posizionandosi come secondo produttore del continente dietro la Polonia e superando Francia e Germania. Il nostro paese detiene inoltre un primato mondiale nella biodiversità, vantando sei denominazioni di origine riconosciute dall’Unione Europea: Mela Val di Non Dop, Mela Alto Adige Igp, Mela del Trentino Igp, Melannurca Campana Igp, Mela Valtellina Igp e Mela Rossa Cuneo Igp. Se le varietà tradizionali come Golden Delicious e Gala registrano cali rispettivamente dell’11% e del 9%, le nuove varietà club continuano a crescere, raggiungendo il record di 690 mila tonnellate.

La vendemmia in Italia è già iniziata: le previsioni La vendemmia in Italia è già iniziata: le previsioni

Sul fronte economico, le mele rappresentano il frutto italiano più esportato nel mondo, con vendite all’estero che nel 2025 hanno superato il miliardo di chili per un fatturato di quasi 1,2 miliardi di euro. L’Italia è diventata il principale esportatore mondiale del settore, con una quota di mercato del 16% e sbocchi prioritari in Germania, Spagna e Medio Oriente, in particolare in Arabia Saudita. Solo verso i paesi arabi, l’export di mele vale 130 milioni di euro su un totale di 150 milioni di ortofrutta.

In questo scenario complesso, Enrico Nada, vicepresidente di Coldiretti Piemonte, ha sottolineato la vulnerabilità del settore dichiarando che “L’andamento di quest’anno conferma come la produzione non possa più essere considerata un risultato scontato: i sempre più frequenti eventi climatici estremi, tra grandinate, alluvioni, siccità e ondate di calore, rendono indispensabile rafforzare gli strumenti di prevenzione e adattamento per garantire continuità produttiva e redditività alle imprese agricole”. Nada ha poi aggiunto che “Equa remunerazione ai frutticoltori, distintività del prodotto, promozione, aggregazione commerciale, origine in etichetta sui trasformati frutticoli: queste le principali sfide che attendono la melicoltura piemontese”.

In Champagne non si è mai vendemmiato così presto In Champagne non si è mai vendemmiato così presto

Anche i vertici regionali di Coldiretti, rappresentati dalla presidente Cristina Brizzolari e dal delegato Bruno Rivarossa, hanno evidenziato la necessità di interventi strutturali: “Alla luce della situazione attuale, è necessario accelerare gli investimenti nella realizzazione di invasi per assicurare la disponibilità di acqua, potenziare i sistemi di difesa attiva e passiva contro le calamità e sostenere con decisione l’innovazione in agricoltura”.

“L’obiettivo -continuano Brizzolari e Rivarossa- deve essere garantire una giusta marginalità economica agli agricoltori, sempre più chiamati a fronteggiare costi crescenti e rischi produttivi. Se è, poi, vero il detto che «una mela al giorno toglie il medico di torno», con le migliaia di pasti che in Piemonte vengono prodotti tra mense scolastiche ed ospedaliere, è utile sviluppare una sinergia con proposte che sottoporremo all’assessore regionale alla sanità, Federico Riboldi, affinché la frutta piemontese venga valorizzata in questi contesti”.

Aggiungici come fonte preferita su Google